Lo studio pubblicato da Openpolis non lascia spazio a dubbi sull’invecchiamento del nostro Paese e il ruolo degli anziani. Negli ultimi anni si sono susseguite diverse crisi economiche e sociali. A partire dalla grande recessione del 2008 cui è seguita, all’inizio del decennio scorso, l’emergenza dei debiti sovrani. L’ultimo biennio, infine, è stato segnato dalla pandemia e dal ritorno dell’inflazione.
Una successione di eventi che ha inciso su un tessuto sociale provato, come reso evidente anche dall’aumento dei poveri assoluti, ormai 5,6 milioni. 1 milione di nuovi poveri in più soltanto tra il 2019 e il 2020.
Queste crisi hanno progressivamente allargato i divari generazionali: sono soprattutto bambini e ragazzi, con le loro famiglie, a trovarsi più spesso in condizione di indigenza. Gli anziani in molti casi si sono trovati a sostenere le famiglie di figli e nipoti. Non solo sul versante economico.
Il ruolo degli anziani ha perciò spesso supplito a ritardi di lungo periodo del nostro paese. Come la storica debolezza dei servizi per l’infanzia e delle misure di supporto alla genitorialità, a fronte dell’aumento dei divari economici tra le generazioni. In un paese in cui – anche per queste carenze – sono sempre meno i nuovi e nati e la popolazione invecchia progressivamente.
Nel 2030 i residenti in Italia con meno di 14 anni potrebbero essere 6,4 milioni, in base allo scenario mediano di previsione formulato da Istat. Un calo del 16,8% rispetto ai 7,7 milioni 2020. In parallelo, le persone con almeno 80 anni probabilmente supereranno per la prima volta i 5 milioni: il 14,6% in più rispetto a quanto rilevato nel 2020 (4,4 milioni).
Nell’arco di un decennio, ci dice la ricerca di Openpolis, la quota di popolazione anziana passerebbe così dal rappresentare il 7,4% dei residenti al 8,7%. Una tendenza comune all’intero paese, sebbene con intensità diverse sui singoli territori. Nelle province di Savona, Terni e nella città metropolitana di Genova potrebbero superare l’11% nell’arco del decennio. Raggiungerebbero la doppia cifra anche altre 20 province: Oristano, Grosseto, Biella, Trieste, Livorno, Imperia, Sud Sardegna, Udine, La Spezia, Massa-Carrara, Ferrara, Verbano-Cusio-Ossola, Firenze, Belluno, Siena, Arezzo, Nuoro, Gorizia, Pistoia e Perugia.
A fronte di un aumento medio di circa il 15% nel numero di anziani, il centro-sud vedrebbe gli incrementi più consistenti: +41,65% a Cagliari tra 2020 e 2030, +35,52% nella città metropolitana di Napoli, +31% a Latina e Sassari, +30% nel casertano. Tuttavia, partendo da un livello più basso, l’incidenza delle persone con almeno 80 anni continuerebbe ad essere più contenuta nel mezzogiorno. In particolare nelle province di Caserta (6,3% della popolazione) e nelle città metropolitane di Napoli (6,5%) e Catania (7,2%).
La popolazione con oltre 80 anni rappresenta oggi il 6,5% dei residenti in Italia: poco meno di 4 milioni di persone. Con un’incidenza variabile sul territorio nazionale, tra nord e sud ma soprattutto tra centri maggiori e aree interne.
Approfondendo l’analisi a livello comunale, infatti, emerge come i territori più soggetti all’invecchiamento siano quelli maggiormente periferici, più distanti dalle città polo, baricentriche in termini di servizi.
Tra i comuni polo, la quota mediana di anziani è pari al 6,86%. Dato che scende al 5,95% in quelli cintura, ovvero gli hinterland delle città principali. Per poi risalire sopra l’8% nelle aree più interne, come i comuni periferici (dato mediano 8,25%) e quelli ultraperiferici (8,72%).
Trend che ci ricordano, da un lato, lo spostamento delle famiglie con figli nelle corone urbane che circondano le città maggiori, spesso anche in ragione dei costi delle abitazioni. Dall’altro, il progressivo invecchiamento e spopolamento di una parte d’Italia, quella più interna.


