venerdì, Gennaio 23, 2026

Il prezzo del commercio italiano per il massacro dei migranti in Libia

I rapporti commerciali tra Italia e Libia sono significativi e caratterizzati da una lunga storia di scambi, che riflettono le strette relazioni economiche e politiche tra i due Paesi. La Camera di Commercio Italiana e quella Libica lavorano attivamente per promuovere e facilitare questi scambi. Giorgia Meloni durante la sua ultima visita a Tripoli ha parlato di “cooperazione alla pari”.

L’interscambio commerciale tra Italia e Libia ha raggiunto 8,34 miliardi di euro nei primi undici mesi del 2023. Le esportazioni italiane verso la Libia sono scese del 27% rispetto allo stesso periodo del 2022, attestandosi a 1,54 miliardi di euro, mentre le importazioni italiane dalla Libia sono diminuite del 25,68%, raggiungendo 6,797 miliardi di euro.

Il denaro proveniente dalla Libia rende meno maleodoranti le violazioni dei diritti umani in Libia contro i migranti. Secondo il ministro degli Interni del governo libico di unità nazionale di Abdulhameed M. Dabaiba, sul suolo libico ci sarebbero circa 2,5 milioni di migranti perlopiù irregolari, in arrivo soprattutto dall’Africa subsahariana, ma anche dall’India e dal Bangladesh.

I 2,5 milioni di stranieri citati dal ministro degli Interni libico sono una bufala, a cui naturalmente il governo italiano ha interesse a dare credito, che non trova in realtà riscontro nei dati raccolti dall’Oim (Organizzazione mondiale per le migrazioni), che parla di circa 725 mila migranti presenti in Libia tra marzo e maggio 2024.

Le lamentele del ministro libico sembrano il consueto ricatto rivolto all’Italia e all’Europa per ricordare quanti migranti in più potrebbero arrivare sulle coste europee senza il lavoro che fa la Libia, per il quale riceve cospicui finanziamenti.

“63800062” by شبكة برق | B.R.Q is licensed under CC BY 2.0.

Parliamo di oltre mezzo miliardo di euro in poco meno di un decennio dato dalla UE per la gestione criminale libica dei flussi migratori e delle frontiere.

Analizziamo adesso il motivo per cui le violazioni dei diritti umani, la tortura, lo strupro e gli omicidi dei migranti contano molto poco per il governo Meloni e per i governi italiani che lo hanno preceduto

Il principale settore di scambio è l’energia: L’Italia è uno dei maggiori importatori di petrolio e gas libici. La compagnia italiana Eni ha una presenza di lunga data in Libia e svolge un ruolo chiave nell’industria energetica del Paese nordafricano.

Oggi la Libia è torna a essere la prima fornitrice di greggio dell’Italia, presente con Eni, Danieli e Saipem.

Anche per le costruzioni e le infrastrutture sono coinvolte molte aziende italiane, tra strade, ponti e edilizia abitativa.

Inoltre c’è un continuo scambio di prodotti industriali e manifatturieri tra i due Paesi.

L’Italia è il primo partner commerciale della Libia, con un interscambio commerciale di circa 2,6 miliardi di euro. Esportiamo principalmente macchinari, apparecchiature e prodotti chimici in Libia, mentre importiamo, come detto, principalmente petrolio e gas naturale.

La situazione politica instabile in Libia causa incertezze e rischi per le aziende italiane.
Le sanzioni internazionali limitano le opportunità di business.

Nicola Colicchi, presidente della Camera di commercio Italo-Libica, in occasione del recente viaggio della premier Giorgia Meloni in Libia, ha spiegato che dobbiamo considerare la Libia come un potenziale grande partner, perché in Libia ci sono la bellezza di 250.000 piccole e medie imprese, una ogni 28 abitanti. Inoltre, aggiunge Colicchi, c’è grandissimo attivismo dal punto di vista immobiliare in questo momento in Libia, c’è la ricostruzione da fare a Derna.

La Camera di commercio italo-libica denuncia però i problemi burocratici, amministrativi e logistici. Il sistema bancario libico è fuori dal sistema internazionale. Le dogane hanno una regolamentazione farraginosa e sono molto discontinue.

Talvolta sbloccano i beni in una settimana, un’altra volta in un mese. Gli imprenditori italiani hanno chiesto al governo di organizzare un tavolo fra Ministero dello Sviluppo, Ministero delle Finanze, Banca d’Italia, Agenzia delle Dugane e Agenzia delle Entrate, con la controparte libica.

Corruzione, burocrazia ricattatoria, instabilità politica, polizia inaffidabile e fuori controllo, nonostante l’addestramento della polizia libica sia una delle funzioni a cui è preposta l’Italia in primis. Un paese dove la parola legalità è una burla e dove la vita umana dei migranti non vale nulla.

Per le Ong che si occupano di salvare i migranti in mare, è la stessa guardia costiera libica a rientrare tra le “organizzazioni criminali” di cui parla la premier. “L’idea che la Libia stessa si faccia garante di un ‘coordinamento integrato’ tra paesi di origine, destinazione e transito ci preoccupa – denuncia Sos Mediterranee – perché i problemi strutturali del garantire i diritti umani in questo Paese, non sono cambiati”.

Su questi punti, sostengono le Ong, il ministro dell’Interno Piantedosi ha mentito al Parlamento. Mediterranea ha documentato con diversi video i casi di pirateria, tentato sequestro di persona, tortura e violenze. Crimini aggravati dall’uso offensivo delle armi da fuoco e dal concorso di una vera e propria organizzazione criminale, impegnata con continuità nella cattura e deportazione in Libia di persone in fuga proprio da quel Paese.

Gli avvocati dell’Ong hanno presentato un esposto alla procura di Roma, facendo recapitarne una copia tramite gli ambasciatori d’Italia e Ue a Tripoli anche al primo ministro libico Dabaiba, alla premier Meloni e al ministro dell’Interno Piantedosi.

” 63771015 ” di شبكة برق | BRQ è concesso in licenza con CC BY 2.0 .

Leggi anche

Ultime notizie