L’Italia torna al nucleare. Pronti i piani per i nuovi impianti

L’Italia potrebbe presto tornare a produrre energia nucleare, un’ipotesi che sta guadagnando slancio dopo oltre tre decenni di stop a seguito del referendum del 1987. Secondo quanto riportato da Bloomberg, il governo italiano sta progettando la creazione di una nuova società dedicata alla costruzione di impianti nucleari di nuova generazione, un passaggio che segnerebbe un significativo cambio di rotta rispetto alla politica energetica del paese.

Il governo, secondo indiscrezioni, è già in contatto con aziende italiane come Ansaldo Nucleare, Newcleo ed Enel, e starebbe cercando un partner internazionale per avviare la produzione di energia nucleare avanzata.

La conferma dell’interesse governativo è arrivata dai ministri chiave del settore, tra cui Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Energia, che ha dichiarato che l’esecutivo sta lavorando a un disegno di legge per la reintroduzione del nucleare in Italia, puntando su impianti di terza generazione avanzata.

A Cernobbio, durante il Forum Ambrosetti, anche il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha confermato i piani per una nuova società che coinvolga partner stranieri, alimentando le voci di un ritorno al nucleare.

L’impulso per il ritorno al nucleare in Italia non è isolato. A livello europeo, molti paesi stanno puntando nuovamente sull’energia nucleare per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e da fornitori come la Russia, da cui importano gas e petrolio.

Nella stessa Unione Europea, 12 dei 27 Stati membri producono energia nucleare, con la Francia come leader, grazie ai suoi 56 reattori attivi, seguita da Spagna, Belgio e Finlandia. Paesi come la Slovacchia, la Repubblica Ceca e l’Ungheria stanno anch’essi investendo in nuovi reattori, nonostante i rischi associati.

Secondo i dati, prima della guerra in Ucraina, un quarto dell’energia elettrica nell’Unione Europea era prodotto da centrali nucleari. Tuttavia, negli ultimi decenni, la produzione di energia nucleare è diminuita in termini assoluti e percentuali, passando dai 900 terawattora (TWh) del 2004 ai 731 TWh del 2021.

“Centrale nucleare di Caorso” by Simone Ramella is licensed under CC BY 2.0.

Questa diminuzione si deve in parte alla chiusura di vecchi impianti, ma anche alla crescente difficoltà di costruire nuove centrali, dato che il processo richiede almeno 10 anni e investimenti di decine di miliardi di euro.

Il ritorno al nucleare in Italia è un tema controverso e ha suscitato ampio dibattito. Mentre la Lega di Matteo Salvini e Azione di Carlo Calenda si sono espresse favorevolmente, altri partiti, inclusi alcuni all’interno della stessa coalizione di governo, si dimostrano più cauti. Sul fronte delle opposizioni, i pareri sono vari, con preoccupazioni legate sia ai costi che ai rischi ambientali.

Un nodo cruciale che resta irrisolto è quello delle scorie nucleari. L’Italia, pur non producendo energia nucleare, continua a gestire rifiuti radioattivi provenienti da settori come la medicina e l’industria, oltre ai residui delle vecchie centrali dismesse.

Attualmente, le scorie sono conservate in circa venti depositi temporanei sparsi per il paese, con elevati costi di manutenzione. La questione di dove costruire un deposito nazionale permanente è ancora aperta, anche se il governo ha ribadito l’impegno a risolverla.

La reintroduzione del nucleare in Italia appare complessa, ma necessaria secondo alcuni, soprattutto alla luce della crisi energetica globale e della necessità di ridurre le emissioni di CO2. I nuovi impianti di terza generazione avanzata, più sicuri ed efficienti, potrebbero rappresentare una soluzione, soprattutto se inseriti in un quadro più ampio di transizione energetica che includa anche le rinnovabili.

Sebbene l’Italia non sia estranea al nucleare – con un passato di 32 anni di produzione fino al referendum del 1987 – il ritorno a questa fonte energetica rappresenterebbe un’importante svolta politica e industriale.

Se confermate, le intenzioni del governo italiano potrebbero posizionare il paese nuovamente tra i protagonisti della produzione energetica nucleare in Europa, contribuendo agli sforzi globali per triplicare la capacità di produzione nucleare entro il 2050, come stabilito alla COP28 di Dubai.

I prossimi mesi saranno cruciali per capire se il governo riuscirà a concretizzare il progetto e convincere l’opinione pubblica, che nel 1987 si era espressa in modo chiaro contro l’energia nucleare. Oggi, con una crisi energetica in corso, il contesto è profondamente cambiato, e il nucleare potrebbe tornare ad essere considerato una soluzione strategica.

“Centrale nucleare di Caorso” by Simone Ramella is licensed under CC BY 2.0.