Il potere diventa bersaglio: il caso Cappa a Garlasco

IL FATTORE “K”

La mattina del 4 giugno 2025 la famiglia Cappa ha diffuso un comunicato di fuoco: basta «pseudo-informazioni» e «agire illecito» di stampa e social, avvertono, o pioveranno querele (Corriere della Sera online, 4 giugno 2025). È la mossa con cui l’avvocato Ermanno, sua moglie Maria Rosa Poggi e le celebri gemelle Stefania e Paola – alias “le gemelle K” – provano a riaffermare il controllo del racconto mediatico.

Quando il bersaglio era Stasi
Chi segue la saga dal 2007 ricorda però un dettaglio: lo stesso clan rimase silenzioso – anzi, sarcastico – quando sotto assedio mediatico finì soltanto Alberto Stasi. Un’intercettazione appena riesumata rivela la voce di papà Ermanno che liquida l’allora imputato con un perentorio «Quel cretino lì, se devono incastrarlo lo incastrano» (Affaritaliani Milano, 3 giugno 2025). In un’altra conversazione l’avvocato spiega di avere «un incontro con alcuni deputati per attaccare Vittorio Feltri» colpevole, a suo dire, di eccessivo innocentismo verso Stasi (Open, 22 maggio 2025). Insomma, il diritto all’oblio vale solo quando i riflettori roventi si spostano sul proprio salotto.

Potere di provincia, capitale globale
Chi sono davvero i Cappa? Ermanno guida uno studio milanese di diritto penale bancario con venti professionisti e sedi fra Milano e Torino (sito ufficiale Cappa & Partners). È capitale economico che, secondo Bourdieu, si converte senza sforzo in capitale sociale: consulenze a enti locali, presenza in consigli d’amministrazione, un’agenda telefonica che nell’inchiesta bis conta decine di utenze intestate ai familiari e 51 contatti solo nelle ore dell’omicidio (Il Giorno, 2 giugno 2025).

Il piccolo triangolo Garlasco–Tromello–Pavia funziona come descritto da Simmel per le comunità “mezze chiuse”: pochi nodi forti gestiscono flussi di informazioni, lavoro e status. E quando la polizia scientifica ordina il prelievo di DNA anche a Stefania e Paola (ANSA, 16 maggio 2025), l’operosa provincia scopre che il “centro del villaggio” non è immune alla giustizia.

Le gemelle K tra Instagram e tribunale
Stefania, avvocata sportiva, e Paola, consulente marketing, hanno trasformato la parentela con la vittima in un brand mediatico: sorrisi fotogenici, abiti coordinati, apparizioni in talk-show (Il Giorno, 15 maggio 2025). Nel 2007 bastò un fotomontaggio in rosso appeso al cancello dei Poggi per farle diventare personaggi; oggi i loro audio WhatsApp e i “like” sospetti alimentano thread infiniti su Reddit. Più reclamano privacy, più l’eco-camera raddoppia il volume.

La rivincita simbolica dei “disgraziati”
Per anni l’attenzione morbosa si è sfogata su Stasi – studente agiato ma privo di reti di potere. Ora che il sospetto plana sul salotto buono, la curiosità popolare profuma di “vendetta di classe”: finalmente i potenti tremano. È la “moral economy” descritta da E.P. Thompson in versione social: quando il senso di giustizia percepita vacilla, la folla riscrive i ruoli e trasforma l’élite in bersaglio.

Garantismo, senza sconti per nessuno
Resta un punto fermo: la presunzione d’innocenza non è ad assetto variabile. Non lo era per Stasi nel 2007, non lo è per i Cappa nel 2025. Il linciaggio mediatico – che si nutra di miseria o di ricchezza, di ingenuità o di arroganza – resta un vulnus per la democrazia giuridica. Ciò non toglie che l’irritazione della famiglia dinanzi ai “rumors” odierni suoni stonata a chi ricorda il loro passato tentativo di zittire le voci critiche.

Alla fine:
La lezione sociologica è semplice: in un villaggio globale travestito da provincia, nessun capitale simbolico garantisce l’immunità quando l’algoritmo decide che è il tuo turno in prima pagina. I Cappa lo scoprono ora, mentre brandiscono il garantismo come scudo. E noi, garantisti per coerenza, possiamo concederci almeno un sardonico «benvenuti nel club».