Il boom del benessere minaccia la sopravvivenza dell’incenso

L’incenso, da millenni utilizzato per la sua fragranza in cerimonie religiose e terapeutiche, è oggi al centro di un fiorente mercato globale legato al benessere. Nei negozi di lusso la resina aromatica viene presentata come elisir anti-invecchiamento, inserita in creme, sieri e oli essenziali che promettono proprietà rigeneranti. Tuttavia, dietro l’eleganza delle vetrine, la raccolta dell’incenso si scontra con problematiche ambientali e sociali.

L’industria del benessere, che muove oltre 5,6 trilioni di dollari l’anno, ha reso l’incenso uno degli ingredienti più richiesti. Questo antico prodotto, già noto nell’antico Egitto e citato nei testi religiosi, è oggi al centro di pratiche di sfruttamento in alcune delle aree più povere del mondo, come l’Etiopia, l’Eritrea, il Sudan e il Corno d’Africa.

La domanda crescente ha portato a una raccolta incontrollata e talvolta illegale, con gravi conseguenze per gli alberi di Boswellia, dai quali l’incenso viene estratto.

In Etiopia, nella regione settentrionale di Tseykeme, un piccolo villaggio aggrappato alle colline rocciose, gli alberi di incenso portano i segni di un’estrazione non sostenibile. I contadini locali, come Demstu Gebremichael, che da decenni raccoglievano la resina per venderla ai mercati vicini, vedono oggi il loro lavoro minacciato da ladri che raschiano via la linfa preziosa al chiaro di luna.

Le condizioni di vita in queste aree, già duramente colpite da guerre e siccità, hanno spinto molte persone a cercare di sopravvivere attraverso il commercio illegale di incenso, causando danni irreparabili agli alberi e rendendo sempre più difficile la rigenerazione delle foreste.

La raccolta dell’incenso segue un procedimento antico e delicato: la corteccia degli alberi viene incisa per permettere alla resina di fuoriuscire e solidificarsi in piccoli grumi, che vengono poi raccolti. Tuttavia, la pressione della domanda ha portato a una raccolta intensiva, spesso troppo aggressiva, con tagli profondi e frequenti che indeboliscono gli alberi, rendendoli vulnerabili a parassiti e malattie.

Uno studio pubblicato nel 2019 ha evidenziato che se la tendenza attuale dovesse proseguire, la produzione globale di incenso potrebbe dimezzarsi entro i prossimi vent’anni. Un altro studio ha stimato che il 90% degli alberi di Boswellia in Etiopia potrebbe scomparire entro il 2060.

Nonostante le dichiarazioni di molte aziende occidentali che affermano di sostenere una filiera sostenibile, è spesso impossibile tracciare l’origine dell’incenso venduto nei mercati di lusso. I raccoglitori di resina, che lavorano in condizioni di estrema povertà, ricevono solo una minima parte del guadagno finale.

Mentre le aziende vendono i loro prodotti a prezzi esorbitanti, i raccoglitori locali guadagnano una frazione, alimentando così una filiera squilibrata e sfruttatrice.

Anche la crisi climatica sta peggiorando la situazione. In regioni come il Corno d’Africa, l’incenso è vittima di siccità e desertificazione, fenomeni che rendono sempre più difficile per gli alberi rigenerarsi. I terreni si stanno degradando, lasciando gli alberi esposti alle intemperie, mentre i semi vengono spesso divorati dal bestiame.

Le guerre civili in paesi come lo Yemen e la Somalia hanno ulteriormente aggravato la situazione, distruggendo i mezzi di sostentamento delle comunità locali e spingendo la popolazione verso la raccolta incontrollata di incenso per sopravvivere.

Alcuni scienziati ed esperti stanno proponendo di includere l’albero di Boswellia tra le specie protette ai sensi della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate (CITES), un passo che potrebbe limitare drasticamente la raccolta e il commercio dell’incenso. Tuttavia, c’è anche chi teme che una regolamentazione troppo severa possa spingere il mercato verso la clandestinità, aggravando lo sfruttamento e privando i piccoli agricoltori di una delle poche fonti di reddito rimaste.

In alcune regioni, come la Somalia, l’incenso rappresenta fino al 70% del reddito delle famiglie, e il rischio di una regolamentazione troppo restrittiva potrebbe avere conseguenze devastanti per queste comunità. Anjanette DeCarlo, fondatrice del progetto Save Frankincense, sottolinea l’importanza di fornire supporto e formazione ai piccoli proprietari terrieri, affinché possano proteggere gli alberi senza compromettere il loro sostentamento.

Le soluzioni per salvare gli alberi di incenso e garantire una filiera sostenibile passano inevitabilmente attraverso un maggiore impegno da parte dei governi e delle aziende coinvolte. È necessario che le pratiche di raccolta rispettino il ciclo di vita degli alberi e che vengano forniti incentivi economici per favorire una produzione sostenibile. Solo così sarà possibile garantire che l’incenso continui a far parte del patrimonio culturale e commerciale globale, senza sacrificare l’ambiente e le persone che dipendono da esso.