Nonostante i progressi verso una transizione energetica più sostenibile, i combustibili fossili continueranno a essere una componente fondamentale del mix energetico globale almeno fino al 2050.
Secondo un recente rapporto di McKinsey, questi rappresenteranno ancora tra il 40 e il 60% della fornitura energetica mondiale a causa di un’adozione più lenta del previsto delle tecnologie pulite e dei veicoli elettrici.
Il gas naturale, in particolare, avrà un ruolo cruciale come fonte di energia stabile per compensare l’intermittenza delle fonti rinnovabili, come l’eolico e il solare, che stanno acquisendo sempre maggiore importanza.
Il consumo globale di combustibili fossili raggiungerà probabilmente un plateau tra il 2025 e il 2035, ma gli investimenti in questo settore resteranno necessari per garantire stabilità e affidabilità energetica durante la transizione.
Allo stesso tempo, la domanda di energia a livello mondiale è destinata ad aumentare del 18% entro il 2050, trainata in gran parte dalle economie emergenti di regioni come l’ASEAN, l’India e il Medio Oriente, dove la crescita demografica e industriale sta spingendo i consumi.
Tuttavia, nonostante questo aumento, il consumo pro capite nei mercati emergenti rimarrà inferiore rispetto ai paesi più sviluppati, grazie anche agli sforzi per migliorare l’efficienza energetica.
Sul fronte delle energie rinnovabili, si prevede che fonti a basse emissioni di carbonio come il solare e l’eolico possano coprire tra il 65 e l’80% della produzione globale entro il 2050. In particolare, il solare, grazie ai costi relativamente bassi, è destinato a una crescita rapida, ma altre tecnologie chiave, come l’idrogeno e la cattura del carbonio, stanno incontrando ostacoli significativi.

La lentezza nello sviluppo di queste tecnologie è dovuta a una combinazione di fattori: costi elevati, tempistiche lunghe per la realizzazione dei progetti e supporto politico inadeguato.
Una questione cruciale riguarda il prezzo del carbonio, che rimane troppo basso per incentivare una rapida decarbonizzazione. Gli esperti ritengono che il prezzo debba aumentare sensibilmente, fino a una fascia compresa tra 150 e 225 dollari per tonnellata di CO2, affinché tecnologie come la cattura, l’uso e lo stoccaggio del carbonio (CCUS) possano essere adottate su larga scala.
Questo aggiustamento dei prezzi è essenziale per accelerare il percorso verso gli obiettivi climatici globali.
Un altro nodo strategico è legato alla disponibilità di materie prime critiche per le tecnologie a basse emissioni di carbonio, come litio, nichel e cobalto.
La fornitura di questi materiali è limitata da tempistiche lunghe per lo sviluppo dei progetti minerari e dall’incertezza sulla domanda futura, rendendo difficile per gli investitori impegnarsi in nuovi progetti. Inoltre, le tensioni geopolitiche e la necessità di garantire sicurezza energetica stanno spingendo molti paesi a sviluppare catene di fornitura parallele, rallentando di fatto la transizione verso le energie pulite.
Nel 2050, si prevede che le energie rinnovabili copriranno una quota sostanziale dell’approvvigionamento globale, passando dal 32% attuale fino all’80%. Tuttavia, a causa della loro natura intermittente, queste richiedono una capacità di supporto, spesso fornita dal gas naturale o altre fonti stabili, per garantire continuità nella fornitura.
Saranno necessari ingenti investimenti nelle infrastrutture di trasmissione e distribuzione per gestire questa crescente capacità rinnovabile, e sarà cruciale l’intervento governativo per garantire un’adeguata capacità di consolidamento e stabilità della rete.
In aggiunta, negli ultimi anni si è osservato un incremento delle politiche volte a incentivare le energie pulite, ma sono ancora molti gli ostacoli da superare per rispettare gli obiettivi climatici.
A livello globale, gli investimenti in energia rinnovabile stanno crescendo, ma la lentezza con cui si stanno implementando alcune tecnologie chiave potrebbe ritardare il raggiungimento della neutralità carbonica.



