Nel Paese del sole, del vento e del caro bollette, le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) restano una potenzialità quasi del tutto inespressa. Al 6 marzo 2025, secondo i dati aggiornati dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE), in Italia sono attive appena 212 comunità, per un totale di 326 impianti e una potenza complessiva installata di 18 megawatt: meno dell’1% rispetto all’obiettivo dei 1730 MW da raggiungere entro giugno 2026, fissato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).
Nel Mezzogiorno, dove le condizioni naturali sono spesso ideali per la produzione da fonti rinnovabili, le CER si contano sulle dita: 62 comunità attive, con 494 utenze collegate e 5,9 MW complessivi. In Campania le iniziative si riducono a 15 comunità, con appena 1,4 MW di potenza per 63 utenze.

La Regione, però, promette di invertire la tendenza attraverso iniziative come il bando “Borghi salute e benessere”, che punta a diffondere le CER nelle aree interne come strumento contro la povertà energetica e lo spreco di risorse.
Ma che cos’è una Comunità Energetica Rinnovabile? In parole semplici, è un insieme di cittadini, enti locali, imprese o altri soggetti che si associano per produrre, condividere e autoconsumare energia rinnovabile, solitamente da impianti fotovoltaici.
Il principio è quello della cooperazione locale: generare energia pulita, consumarla in loco e distribuire i benefici economici tra i membri della comunità. A guadagnarci sono non solo l’ambiente, ma anche le tasche degli utenti: l’energia condivisa fa risparmiare sulla bolletta, e in più sono previsti incentivi economici.
Il problema? I numeri parlano chiaro: burocrazia lenta, ritardi nei decreti attuativi, incertezza normativa e una scarsa conoscenza del meccanismo tra cittadini e amministrazioni locali. Siamo soltanto all’1% del traguardo e i tempi sono strettissimi, avvertono da Italian Sounding Campania.
Secondo gli esperti, per non perdere il treno del Pnrr occorre semplificare le procedure, ampliare la platea dei beneficiari e accettare come termine utile non l’avvio degli impianti ma la fine lavori, certificata con perizia giurata.
A Napoli, dal 28 al 30 maggio, si terrà il Green Med Expo & Symposium, dove le CER saranno uno dei temi strategici. Un’occasione utile, ma non sufficiente. Perché mentre si attende di decidere chi può accedere agli incentivi o come compilare le domande, la grande scommessa della transizione energetica rischia di restare lettera morta.
Eppure, non si tratta solo di un’idea ecologista: è una questione di democrazia energetica, di autonomia locale, di redistribuzione. In un paese come l’Italia, dove una fetta crescente della popolazione fatica a sostenere i costi dell’energia, le CER potrebbero rappresentare una risposta concreta, solidale e sostenibile. Ma servono regole chiare, tempi certi e una volontà politica che finora è mancata.



