Diogene – Agenzia 28/11/2024

Le persone sorde in piazza: “Il vero sordo è il governo”

Diogenenews 28/11/2024: Piazza Santi Apostoli a Roma ieri si è riempita di suoni e colori: le persone sorde di tutta Italia si sono radunate per chiedere più diritti e inclusione. Cartelli provocatori come “Il vero sordo è il governo” accompagnano una manifestazione dove il silenzio è sostituito da trombette, clacson e tamburi. Angelo Raffaele Cagnazzo, presidente dell’Ente Nazionale Sordi (ENS), dal palco ha ribadito la necessità di interventi concreti. “Non possiamo restare invisibili. Chiediamo un tavolo tecnico con tutti i ministeri e un aumento del fondo per l’assistenza alla comunicazione”. Tra le richieste, anche la rimozione delle limitazioni per le patenti speciali per persone sorde e una revisione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) per garantire strumenti moderni e accessibili. Tra le rivendicazioni più urgenti, l’accesso equo al lavoro. L’ENS chiede di riservare una quota dell’1% per il collocamento delle persone sorde, lamentando discriminazioni rispetto ad altre categorie di disabili. “Molti datori di lavoro evitano di assumere persone sorde per timore dei costi legati all’interprete”, denuncia Cagnazzo. Anche la questione della cittadinanza per le persone sorde straniere è sul tavolo: “I test scritti sono una barriera insormontabile per chi comunica esclusivamente in LIS. Servono esami adeguati”. Dal palco, esponenti politici di maggioranza e opposizione hanno espresso solidarietà. La leader del PD, Elly Schlein, ha sottolineato l’importanza dell’articolo 3 della Costituzione e promesso emendamenti per aumentare l’indennità di comunicazione. La deputata di FdI, Augusta Montaruli, ha riconosciuto le difficoltà: “Il riconoscimento della LIS è stato un passo avanti, ma c’è ancora molto da fare. Stiamo lavorando per superare le disparità nel mondo del lavoro”. (Diogenenews 28/11/2024)


Parkinson: oltre 300mila italiani colpiti, al via la Giornata nazionale

Diogenenews 28/11/2024: Sono più di 300mila le persone in Italia che convivono con la malattia di Parkinson, una patologia neurodegenerativa che coinvolge indirettamente anche migliaia di famiglie, spesso prime linee di assistenza per i malati. Sabato 30 novembre torna la Giornata nazionale Parkinson, promossa dalla Fondazione Limpe per il Parkinson Onlus in collaborazione con la Società Italiana Parkinson e Disordini del Movimento/Limpe-Dismov ETS. L’iniziativa punta a sensibilizzare opinione pubblica e istituzioni sui fattori di rischio, le cure disponibili e l’importanza della ricerca. Per l’occasione, oltre 100 centri neurologici specializzati apriranno le porte in tutto il Paese. Medici, fisioterapisti, logopedisti, nutrizionisti e psicologi saranno a disposizione gratuitamente per offrire informazioni e consigli pratici su come gestire una malattia complessa ed eterogenea. Oltre agli open day, il programma prevede seminari, incontri formativi ed eventi che toccheranno temi come l’assunzione corretta dei farmaci, il supporto psicologico e il ruolo dell’attività fisica. Tutte le informazioni sui centri aperti e sugli eventi sono disponibili sul sito della Fondazione Limpe, che ha inoltre attivato un numero verde (800.149.626), operativo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 17. Seconda solo all’Alzheimer per diffusione, il Parkinson richiede interventi integrati e un impegno costante per migliorare la qualità di vita di chi ne è colpito. (Diogenenews 28/11/2024)


Sudan: primo volo umanitario nello Stato del Blue Nile dopo 19 mesi di conflitto

Diogenenews 28/11/2024: Un cargo carico di farmaci e forniture mediche è atterrato il 25 novembre nello Stato del Blue Nile, segnando il primo volo umanitario nella regione dall’inizio del conflitto, 19 mesi fa. L’aereo ha trasportato antibiotici essenziali, tra cui l’amoxicillina, utilizzata per combattere infezioni batteriche e polmonite, destinati a ospedali e cliniche locali per curare famiglie e bambini. L’arrivo del carico è stato possibile grazie al via libera del governo sudanese all’uso di tre aeroporti per le operazioni umanitarie. Il Sudan sta vivendo una crisi senza precedenti: oltre 11 milioni di persone sono sfollate e metà della popolazione – 25,6 milioni di individui – soffre la fame. “Le nostre scorte erano ormai esaurite, soprattutto per farmaci e forniture nutrizionali essenziali – ha dichiarato Mohamed Abdiladif, direttore ad interim di Save the Children in Sudan –. Questo volo rappresenta un passo cruciale per garantire l’accesso a cure salvavita ai bambini e alle famiglie più colpite. Stiamo lavorando a spedizioni urgenti di kit per il colera e altre forniture vitali in diverse aree del Paese”. Save the Children, presente in Sudan dal 1983, gestisce attualmente nove strutture sanitarie, di cui due dedicate agli sfollati interni nel Blue Nile. L’organizzazione fornisce assistenza sanitaria, nutrizione, istruzione e supporto ai mezzi di sussistenza, lavorando in coordinamento con la Commissione umanitaria del Sudan per accelerare la distribuzione degli aiuti. La situazione nel Sudan continua a deteriorarsi. Una nuova ondata di violenze nello Stato del Blue Nile ha provocato lo sfollamento di oltre 5.400 famiglie solo nell’ultima settimana, portando il totale degli sfollati a oltre 406.000 persone dall’inizio del conflitto. La popolazione colpita necessita di alloggi, cibo e assistenza sanitaria urgente. Save the Children rinnova l’appello per un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli, essenziale per raggiungere le comunità più vulnerabili e garantire una risposta efficace a questa emergenza. (Diogenenews 28/11/2024)


Haiti: violenza inarrestabile, evacuati gli operatori delle Nazioni Unite

Diogenenews 28/11/2024: Prosegue l’evacuazione delle organizzazioni internazionali da Haiti, travolta da una drammatica escalation di violenza. Le Nazioni Unite hanno deciso di trasferire gran parte del proprio personale nell’isola verso Panama, utilizzando voli umanitari. La decisione è stata presa in risposta al crescente controllo esercitato dalle bande armate sulla capitale Port-au-Prince e su altre province, generando terrore e sfollamenti di massa. Il ministero degli Esteri di Panama ha confermato l’arrivo nel Paese degli operatori umanitari, sottolineando che la loro evacuazione è dovuta alla “violenza intensificata da parte di gruppi armati che hanno esteso il loro dominio, causando paura tra la popolazione e movimenti di massa di sfollati”. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha segnalato che tra l’11 e il 20 novembre oltre 40.000 persone hanno abbandonato le loro case nella capitale haitiana. “Non abbiamo mai visto un dislocamento di questa portata da quando abbiamo iniziato a rispondere alla crisi nel 2022”, ha dichiarato Gregoire Goodstein, responsabile dell’OIM ad Haiti. “Questa non è solo una crisi umanitaria: rappresenta una sfida alla nostra responsabilità collettiva”, ha aggiunto. Nel frattempo, le operazioni congiunte della Polizia Nazionale Haitiana e della Missione Multinazionale di Sostegno alla Sicurezza hanno inflitto pesanti perdite alla coalizione di bande armate guidata da Jimmy Chérizier, noto come “Barbecue”. In un video diffuso ieri, lo stesso Chérizier ha ammesso le difficoltà incontrate negli scontri recenti, che però non sembrano fermare la spirale di violenza che continua a devastare il Paese. Con la capitale sotto assedio e una crisi umanitaria in pieno sviluppo, Haiti resta nel mirino della comunità internazionale, mentre la popolazione soffre sotto il peso di un conflitto che sembra non avere fine. (Diogenenews 28/11/2024)


Sanità digitale: il Fascicolo Sanitario Elettronico tra opportunità e diseguaglianze

Diogenenews 28/11/2024: Il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) non è solo uno strumento per tracciare e consultare la propria storia clinica, ma rappresenta una leva cruciale per migliorare l’accesso alle cure, la continuità terapeutica e l’integrazione tra servizi sanitari e socio-sanitari. Lo ha dichiarato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, intervenendo al 19° Forum Risk Management in corso ad Arezzo. Secondo Cartabellotta, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) punta a potenziare il FSE, rendendolo interoperabile e connettendo le infrastrutture digitali regionali. Tuttavia, persistono significative disuguaglianze territoriali che limitano l’accesso uniforme ai servizi. “La mancata armonizzazione del FSE – ha sottolineato – rischia di lasciare i cittadini privi di dati essenziali per la propria salute quando si spostano tra Regioni”. Il Decreto del Ministero della Salute del 7 settembre 2023 ha introdotto il FSE 2.0, definendone i contenuti standard. Tuttavia, solo alcune Regioni rispettano integralmente le disposizioni. Ad oggi, solo 7 tipi di documenti – tra cui lettere di dimissione ospedaliera, prescrizioni farmaceutiche e specialistiche, referti di laboratorio e radiologia – sono accessibili su scala nazionale. Il Lazio è l’unica Regione che offre la totalità dei documenti previsti, mentre altre presentano livelli di completezza molto variabili: dal 94% del Piemonte al 63% di Marche e Puglia. Complessivamente, il 79% dei documenti è disponibile agli utenti a livello nazionale. Un altro nodo critico riguarda il consenso dei cittadini alla consultazione dei dati sanitari. Al 31 agosto 2024, solo il 41% degli italiani ha autorizzato l’accesso ai propri documenti sanitari da parte di medici e operatori del Servizio Sanitario Nazionale. Per Cartabellotta, è fondamentale rassicurare i cittadini sulla sicurezza dei dati personali e sull’utilità concreta del FSE. “Senza un intervento mirato per costruire fiducia – ha avvertito – gli sforzi compiuti dai servizi sanitari regionali rischiano di essere inutili”. Il Fascicolo Sanitario Elettronico rimane quindi un elemento chiave per il futuro della sanità italiana, ma il suo pieno potenziale potrà essere raggiunto solo garantendo equità, sicurezza e trasparenza nell’accesso e nella gestione dei dati. (Diogenenews 28/11/2024)


Bangladesh: arresto di monaco indù provoca tensioni con l’India

Diogenenews 28/11/2024: L’arresto del monaco indù Chinmoy Krishna Das in Bangladesh ha sollevato nuove tensioni tra Dhaka e Nuova Delhi, aggravando le già delicate relazioni tra i due Paesi. Das, portavoce di un’organizzazione religiosa indù, è stato accusato di sedizione per aver mancato di rispetto alla bandiera nazionale durante una manifestazione a Chittagong lo scorso ottobre. Martedì, un tribunale di Chittagong ha negato la libertà su cauzione a Das, provocando proteste violente da parte dei suoi sostenitori. Durante gli scontri con la polizia, che ha utilizzato gas lacrimogeni e manganelli per disperdere la folla, è rimasto ucciso un avvocato musulmano, Saiful Islam Alif. Sei persone sono state arrestate per l’omicidio, mentre altre 20 sono state fermate in relazione ai disordini. L’India ha espresso “profonda preoccupazione” per l’arresto del monaco e ha sollecitato il Bangladesh a garantire la sicurezza delle minoranze indù. Questa comunità rappresenta circa l’8% della popolazione in un Paese a maggioranza musulmana e spesso si trova al centro di tensioni interreligiose. Il governo del Bangladesh ha reagito alle dichiarazioni di Nuova Delhi definendole un “fraintendimento” e ha difeso il proprio operato, sottolineando l’impegno per garantire l’armonia tra le comunità. Le relazioni bilaterali tra i due Paesi si sono raffreddate dopo l’estromissione dal potere dell’ex primo ministro Sheikh Hasina ad agosto, in seguito a settimane di proteste studentesche e disordini nazionali. Hasina, ora in India, era considerata un partner strategico per Nuova Delhi, in particolare per la sicurezza dei confini nord-orientali e per le collaborazioni economiche. L’attuale leadership del Bangladesh, guidata da Muhammad Yunus, deve affrontare un delicato equilibrio tra la gestione delle crescenti tensioni interne e la pressione internazionale sulla tutela delle minoranze. Yunus ha invitato la popolazione alla calma, ribadendo l’impegno del governo per la pace sociale e il rispetto tra le comunità. L’arresto di Das e le violenze a esso collegate hanno alimentato i timori di ulteriori scontri interreligiosi. Iskcon, l’organizzazione religiosa a cui Das appartiene, ha definito il monaco un “sostenitore delle minoranze” e ha condannato l’accaduto come un attacco alla libertà religiosa. Nel frattempo, le autorità continuano a monitorare la situazione, mentre cresce l’attenzione della comunità internazionale sulle dinamiche politiche e sociali del Bangladesh. (Diogenenews 28/11/2024)


Stati Uniti: la povertà mestruale, una crisi sottovalutata ma diffusa

Diogenenews 28/11/2024: Un recente studio ha sollevato preoccupazioni sull’eventuale presenza di livelli tossici di metalli in alcuni assorbenti disponibili sul mercato. Sebbene i risultati evidenzino solo il potenziale di tossicità, senza dimostrare un aumento diretto delle tossine nelle persone che utilizzano questi prodotti, lo studio mette in luce l’importanza di una scelta consapevole. Negli Stati Uniti, chi può permetterselo ha accesso a una vasta gamma di opzioni: assorbenti, tamponi, prodotti biologici o riutilizzabili. Tuttavia, per molte persone, queste scelte rimangono un privilegio inaccessibile. Un numero sorprendentemente alto di persone che hanno le mestruazioni non può permettersi i prodotti necessari, affidandosi a soluzioni improvvisate come stracci, carta igienica o prodotti donati. Secondo uno studio del 2019 a St. Louis, il 64% delle donne a basso reddito ha dichiarato di non aver potuto acquistare prodotti per il ciclo almeno una volta nell’anno precedente, mentre il 21% ha affrontato questa difficoltà ogni mese. La pandemia di COVID-19 ha aggravato la situazione. Nel 2021, il 38% delle persone intervistate ha riferito difficoltà nell’acquistare prodotti per il ciclo, rispetto al 30% del 2018. Anche tra le adolescenti, la percentuale di chi fatica ad accedere a questi beni è passata dal 20% nel 2019 al 23% nel 2021. Le preferenze sui prodotti variano in base alla disponibilità economica. Molti adulti a basso reddito preferiscono assorbenti monouso notturni per ridurre il rischio di macchie, mentre tra gli studenti delle scuole superiori, i salvaslip e gli assorbenti monouso dominano le scelte. Tuttavia, la disponibilità di questi prodotti tramite donazioni spesso non soddisfa le esigenze personali degli utenti. La povertà mestruale non conosce confini geografici. Studi condotti nelle aree rurali e urbane degli Stati Uniti mostrano difficoltà simili tra le studentesse nell’accedere a prodotti per il ciclo. Tuttavia, le disparità sono ancora più marcate tra le comunità nere e ispaniche. Nel 2021, il 23% delle persone nere e il 24% delle persone latine ha dichiarato di non potersi permettere prodotti per il ciclo, rispetto all’8% delle persone bianche. Inoltre, la pandemia ha ulteriormente aggravato queste disuguaglianze. Garantire prodotti gratuiti nelle scuole, nelle prigioni, nei rifugi e nei bagni pubblici è una prima soluzione per ridurre la povertà mestruale. Ann Arbor, nel Michigan, ha già implementato questa misura, richiedendo che prodotti per il ciclo siano disponibili gratuitamente in tutti i bagni pubblici. Oltre alla distribuzione, è essenziale investire in educazione sull’igiene mestruale e infrastrutture sicure, come bagni pubblici accessibili. La povertà mestruale non è solo una questione di accesso ai prodotti, ma di dignità. Affrontarla significa garantire che tutte le persone possano gestire le proprie mestruazioni senza compromettere la loro salute, istruzione o qualità della vita. (Diogenenews 28/11/2024)


Messico: i dazi di Trump taglieranno 400 mila posti di lavoro

Diogenenews 28/11/2024: La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha dichiarato che il Messico reagirà con misure di ritorsione qualora il presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump, attuasse la sua proposta di una tariffa generalizzata del 25% sulle importazioni dal Messico. Secondo il governo messicano, questa misura potrebbe portare alla perdita di 400.000 posti di lavoro negli Stati Uniti e a un aumento dei prezzi per i consumatori americani. “Se gli Stati Uniti imponessero dazi, il Messico risponderebbe con tariffe proprie”, ha affermato Sheinbaum durante una conferenza stampa. Il ministro dell’Economia, Marcelo Ebrard, ha definito i dazi “un colpo al piede” e ha sottolineato come essi violerebbero l’accordo commerciale USMCA tra Messico, Canada e Stati Uniti.
Ebrard ha avvertito che le tariffe colpirebbero duramente l’industria automobilistica, che rappresenta il 25% della produzione di veicoli nordamericana e un pilastro dell’economia messicana. “L’88% dei pick-up venduti negli Stati Uniti è prodotto in Messico e il loro prezzo potrebbe aumentare di 3.000 dollari”, ha aggiunto, sottolineando che queste misure penalizzerebbero soprattutto le aree rurali statunitensi, tradizionali roccaforti elettorali di Trump. In una conversazione telefonica tra Sheinbaum e Trump, il presidente eletto ha dichiarato che le tariffe rimarrebbero in vigore finché non fosse controllato il flusso di droga e migranti verso gli Stati Uniti. Trump ha inoltre affermato sui social media che Sheinbaum avrebbe accettato di “fermare l’immigrazione”, ma la presidente messicana ha chiarito che il Messico non chiuderà le frontiere, puntando invece a una cooperazione regionale. Le tariffe minacciate hanno già avuto ripercussioni sui mercati finanziari. Mercoledì, il peso messicano ha registrato un lieve rialzo, ma molti analisti considerano le dichiarazioni di Trump una tattica negoziale. Gli esperti di Barclays hanno avvertito che le tariffe potrebbero azzerare i profitti delle principali case automobilistiche come Ford, GM e Stellantis. Il gruppo automobilistico messicano AMIA ha annunciato che monitorerà la situazione, mentre il Grupo Financiero Banorte prevede che le tensioni commerciali potrebbero portare a una rinegoziazione dell’USMCA, con possibili impatti negativi sulla crescita economica e l’occupazione negli Stati Uniti. “Non vogliamo divisioni, ma una regione più forte”, ha dichiarato Ebrard, ricordando che il volume degli scambi commerciali dell’USMCA nei primi nove mesi dell’anno ha raggiunto 1,78 trilioni di dollari. Il Messico ribadisce il suo impegno per il dialogo e la cooperazione, respingendo il protezionismo come soluzione. Le relazioni commerciali tra Messico e Stati Uniti, cruciali per entrambe le economie, sono ora sotto pressione, mentre si avvicina la revisione dell’USMCA prevista per il 2026. (Diogenenews 28/11/2024)


El Salvador: Bukele spinge per revocare il divieto sull’estrazione di metalli

Diogenenews 28/11/2024: Il presidente salvadoregno Nayib Bukele ha definito “assurdo” il divieto totale sull’estrazione dei metalli, in vigore nel Paese dal 2017. In un thread su X, Bukele ha sottolineato che El Salvador è l’unico Stato al mondo con un simile divieto, evidenziando il potenziale economico dell’estrazione dell’oro, una ricchezza che, a suo dire, potrebbe generare migliaia di posti di lavoro, finanziare infrastrutture e stimolare le economie locali. Secondo Bukele, El Salvador possiede depositi d’oro tra i più densi al mondo grazie alla sua posizione nell’Anello di Fuoco del Pacifico. Studi preliminari, condotti su appena il 4% dell’area potenziale, stimano la presenza di 50 milioni di once d’oro, equivalenti a 131 miliardi di dollari. Bukele ha anche affermato che il potenziale totale delle risorse minerarie del Paese potrebbe superare i 3 trilioni di dollari, pari all’8.800% del PIL nazionale. Bukele ha sostenuto che l’estrazione potrebbe essere condotta in modo moderno e sostenibile, rispettando l’ambiente. Tuttavia, gli ambientalisti locali hanno espresso forti preoccupazioni. La Tavola rotonda nazionale contro l’estrazione dei metalli ha dichiarato che non esistono metodi realmente responsabili per l’estrazione dell’oro. “Questi argomenti erano già stati usati senza successo da compagnie minerarie straniere come la Canadian Pacific Rim quasi 20 anni fa”, ha dichiarato l’organizzazione. Gli oppositori temono che la revoca del divieto minerario possa compromettere seriamente l’ambiente e la biodiversità del Paese. Il coordinatore dell’Alleanza Centroamericana Contro l’Estrazione, Pedro Cabezas, ha denunciato che il progetto minerario Cerro Blanco, autorizzato in Guatemala nel 2007 e situato a 15 chilometri dal territorio salvadoregno, rappresenta una grave minaccia ambientale. Gli esperti avvertono che l’estrazione mineraria nella regione potrebbe rilasciare grandi quantità di arsenico e altre sostanze tossiche nelle acque, causando inquinamento a catena nei fiumi Ostúa e Lempa, quest’ultimo una risorsa idrica fondamentale per circa quattro milioni di salvadoregni. Il rischio di contaminazione coinvolge anche il lago Güija, utilizzato per irrigazione e produzione di energia elettrica. Cabezas ha aggiunto che il progetto Cerro Blanco prevede l’uso di otto tonnellate di cianuro al giorno per estrarre particelle d’oro dalle rocce, generando drenaggio acido e un forte impatto ambientale. “Questi rischi mettono in pericolo non solo l’ambiente, ma anche la salute e la sopravvivenza economica di milioni di persone”, ha avvertito. Il partito di Bukele detiene la maggioranza al Congresso, il che renderebbe possibile l’abrogazione del divieto. Tuttavia, gli ambientalisti chiedono al presidente di mantenere il divieto, sottolineando che l’attività mineraria rappresenterebbe una minaccia diretta per la biodiversità e le risorse naturali di El Salvador. La proposta di Bukele ha già innescato un dibattito acceso a livello nazionale e internazionale, evidenziando il difficile equilibrio tra sviluppo economico e protezione ambientale in uno dei Paesi più piccoli e vulnerabili dell’America Latina. (Diogenenews 28/11/2024)


Cuba, crisi elettrica: imprese obbligate a produrre il 50% dell’energia che consumano

Diogenenews 28/11/2024: Il governo cubano ha annunciato nuove regole per affrontare l’aggravarsi della crisi energetica. Un decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale stabilisce che, entro il 2028, aziende private, straniere e statali classificate come grandi consumatori dovranno produrre autonomamente il 50% dell’energia utilizzata nelle ore di maggiore domanda. La misura riguarda imprese e cooperative con un consumo medio mensile di almeno 30 megawattora o 50.000 litri di carburante, nonché lavoratori autonomi e ONG. Tra le restrizioni introdotte, è vietato mantenere la temperatura dei condizionatori sotto i 24°C in tutte le attività commerciali, indipendentemente dal livello di consumo. Le violazioni di queste norme saranno punite con multe di 15.000 pesos cubani (circa 625 dollari al tasso ufficiale). Inoltre, il decreto prevede un “regime speciale di emergenza elettrica” che consente al governo di fermare forni elettrici, scollegare apparecchiature di refrigerazione e limitare il pompaggio d’acqua nelle abitazioni in caso di insufficienza produttiva. La crisi energetica, in peggioramento da agosto, ha raggiunto livelli critici con un deficit elettrico che ha superato il 50%. Il Sistema Elettrico Nazionale ha subito due collassi totali a causa della mancanza di carburante e dei guasti a centrali termoelettriche obsolete, aggravati dall’assenza di manutenzione. I blackout, che in alcune zone raggiungono le 20 ore al giorno, hanno inciso negativamente sull’economia, già contratta dell’1,9% nel 2023. La situazione ha alimentato il malcontento sociale, con un aumento delle proteste dal 2021. L’opposizione denuncia anche una crescente repressione: Berta Soler, leader delle Dame in Bianco, è stata arrestata per 21 ore lunedì scorso mentre tentava di partecipare a una marcia. Il movimento, premiato con il Premio Sacharov nel 2005, è nato nel 2003 per chiedere la liberazione dei dissidenti imprigionati. Tuttavia, arresti di membri del gruppo continuano a essere segnalati in varie province. L’Assemblea Nazionale del Potere Popolare ha convocato una sessione per il 18 dicembre, durante la quale saranno discusse le proiezioni economiche per il 2024. Si prevede una nuova contrazione del PIL, aggravata dagli effetti di due uragani e due terremoti. Il governo di Miguel Díaz-Canel sostiene che le misure recenti puntano a “correggere le distorsioni” dell’economia, ma l’inflazione, i blackout e un cronico deficit di investimenti nelle infrastrutture hanno lasciato il Paese senza soluzioni immediate. L’economia cubana è in recessione da oltre quattro anni, con un sistema produttivo insufficiente e un settore finanziario incapace di sostenere le importazioni necessarie per i servizi di base. Le nuove misure energetiche, secondo gli esperti, rappresentano un ulteriore peso per un sistema già al limite. (Diogenenews 28/11/2024)