Diogene – Agenzia 19/12/2024

ONU: storica moratoria sulla pena di morte, cresce il consenso globale

Diogenenews 19/12/2024: Amnesty International ha definito “storica” la votazione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dove oltre due terzi degli stati membri hanno sostenuto una risoluzione per una moratoria sulle esecuzioni capitali, passo decisivo verso l’abolizione della pena di morte. Chiara Sangiorgio, esperta di Amnesty International, ha sottolineato che questo risultato dimostra un avvicinamento globale al ripudio della pena di morte, ancora riconosciuta come legittima dal diritto internazionale. Ha evidenziato che il sostegno alla risoluzione, salito a 130 stati rispetto ai 104 del 2007, riflette un cambiamento significativo, con paesi come Antigua e Barbuda, Kenya, Marocco e Zambia che hanno votato a favore per la prima volta. Tuttavia, Sangiorgio ha espresso rammarico per il linguaggio della risoluzione, che ribadisce il diritto sovrano degli stati di determinare le proprie sanzioni penali, definendolo un ostacolo ai progressi verso l’abolizione della pena capitale. La campagna di Amnesty contro la pena di morte prosegue da 50 anni, e secondo Sangiorgio, il voto attuale evidenzia un consenso crescente per abbandonare le esecuzioni, nonostante i dati preoccupanti di paesi come Arabia Saudita, Iran e Stati Uniti. Ha concluso invitando gli stati che mantengono la pena di morte ad accelerare il percorso verso l’abolizione e tutti i membri delle Nazioni Unite a chiedere responsabilità per le violazioni del diritto alla vita. La risoluzione, la decima nella storia delle Nazioni Unite, è stata promossa da Argentina e Italia con il sostegno di una task force inter-regionale e 70 co-sponsor, ottenendo 130 voti favorevoli, 32 contrari e 22 astensioni. Rispetto al 2022, il sostegno è aumentato grazie al cambio di posizione di diversi stati: Antigua e Barbuda ha votato a favore dopo essersi opposto, mentre Gabon, Kenya, Marocco e Zambia hanno cambiato dall’astensione al voto favorevole. Altri stati, come Bahamas e Bangladesh, sono passati dal voto contrario all’astensione. Alcuni cambiamenti hanno però segnato un passo indietro, con Gabon e Uganda che da favorevoli si sono astenuti, e Mauritania e Papua Nuova Guinea che da astenuti hanno votato contro. Stati come Dominica, Grenada e Siria non hanno partecipato al voto, pur avendo espresso posizioni contrarie nel 2022. Secondo Amnesty, il numero di stati abolizionisti per tutti i reati è salito da 90 nel 2007 agli attuali 113. (Diogenenews 19/12/2024)


Emergenza a Vanuatu, migliaia di bambini in grave necessità

Diogenenews 19/12/2024: Save the Children lancia un appello urgente per i bambini di Vanuatu, colpiti da due forti terremoti di magnitudo 7,4 e 5,5 che, in meno di 24 ore, hanno devastato la capitale Port Vila e spinto il governo a dichiarare lo stato di emergenza. L’organizzazione sottolinea la necessità immediata di garantire riparo, cibo, assistenza sanitaria e accesso all’istruzione per i minori, particolarmente vulnerabili in situazioni di crisi. I terremoti hanno causato gravi danni a edifici, scuole e ospedali, mentre le operazioni di ricerca e salvataggio sono ancora in corso per individuare persone intrappolate sotto le macerie. Il governo ha confermato la morte di alcune persone e ha stimato che circa 80mila individui siano stati colpiti nelle aree danneggiate, di cui 23mila in stato di necessità urgente. Le linee di comunicazione interrotte complicano ulteriormente la valutazione del disastro. Vanuatu, arcipelago nel Pacifico meridionale a est dell’Australia settentrionale, è spesso vittima di terremoti e calamità naturali. Il Paese è ancora alle prese con le conseguenze dei cicloni tropicali Judy e Kevin, che nel marzo 2023 hanno colpito l’80% della popolazione di circa 320mila abitanti. Kim Koch, direttore regionale del Pacifico di Save the Children, ha dichiarato che la situazione richiede interventi immediati per proteggere i bambini, garantendo loro riparo, acqua, cibo e assistenza sanitaria. Ha inoltre evidenziato l’importanza di pianificare la ripresa a lungo termine, includendo la ricostruzione delle scuole, il ripristino dell’istruzione e il supporto alla salute mentale. Save the Children sta collaborando con il governo di Vanuatu e con paesi donatori come l’Australia per assicurare che la risposta alla crisi metta al centro i diritti e la sicurezza dei bambini. (Diogenenews 19/12/2024)


Sfruttamento e agro-mafie nell’Agro Pontino, un sistema che resiste

Diogenenews 19/12/2024: Nell’Agro Pontino, a un anno dalla morte del bracciante indiano Satnam Singh, il sistema di sfruttamento dei lavoratori agricoli rimane sostanzialmente invariato. Secondo Laura Hardeep Kaur e Stefano Morea della Cgil Frosinone-Latina e Roma-Lazio, durante la presentazione del Rapporto annuale Carta di Roma, le ispezioni occasionali hanno evidenziato irregolarità, ma il sistema continua a prosperare indisturbato. Tra gli aspetti positivi, hanno sottolineato l’aumento delle denunce da parte dei lavoratori, sempre più consapevoli dei propri diritti, e un incremento delle assunzioni regolari, con un picco del 53% dopo la tragedia di Singh, che ha portato alla luce un fenomeno di lavoro nero endemico. Tuttavia, le condizioni abitative dei braccianti restano disumane e il sistema gode di un forte sostegno finanziario grazie ai fondi europei, con le aziende agricole che beneficiano di ingenti risorse pubbliche pur esportando i loro prodotti anche all’estero. L’invito dei sindacalisti è quello di sovvertire un modello ormai radicato che si avvale di fondi pubblici per perpetrare lo sfruttamento. La giornalista Floriana Bulfon, intervenuta sulla questione, ha posto l’accento sul ruolo delle agro-mafie nel controllo del settore. Ha denunciato come le mafie siano profondamente integrate nel tessuto imprenditoriale dell’Agro Pontino, con aziende intestate a prestanome e meccanismi di intermediazione per portare migranti e sostanze dopanti utilizzate per aumentare la produttività dei lavoratori. Ha inoltre segnalato legami tra la mafia e il sistema politico locale. Secondo Bulfon, se non si riafferma il principio che un’impresa deve rispettare la legalità, la dignità e i diritti dei lavoratori, il sistema di sfruttamento è destinato a rafforzarsi ulteriormente. (Diogenenews 19/12/2024)


Richieste di asilo in calo nell’UE, siriani ancora il gruppo più numeroso

Diogenenews 19/12/2024: Le richieste di protezione internazionale presentate per la prima volta nei Paesi dell’Unione Europea continuano a diminuire rispetto allo scorso anno. A settembre 2024, secondo i dati pubblicati oggi da Eurostat, sono state registrate 75.755 domande, un calo significativo rispetto alle quasi 100mila dello stesso mese del 2023. I siriani si confermano il gruppo più numeroso con 14.205 richieste, seguiti da venezuelani (5.480), afghani (4.950) e turchi (4.455). La maggior parte delle domande è stata presentata in Germania (18.105), Spagna (12.510) e Francia (11.535), che insieme rappresentano il 71% del totale. A livello europeo, il tasso medio di prime richieste è stato di 16,9 per mille abitanti, con la Grecia che guida la classifica con un tasso di 66 domande per mille abitanti. Ad agosto 2024, inoltre, 2.950 minori non accompagnati hanno inoltrato la loro prima richiesta di asilo nell’UE. I minori provenivano principalmente da Siria (975), Afghanistan (380), Egitto, Somalia ed Eritrea, e hanno scelto come principali destinazioni Germania (715), Paesi Bassi (410), Bulgaria (340), Spagna (320) e Grecia (315). (Diogenenews 19/12/2024)


La Space Economy europea cresce, l’Italia punta a un ruolo guida

Diogenenews 19/12/2024: La Space Economy europea si conferma in forte crescita, con un ruolo di primo piano in settori chiave come i lanciatori, le infrastrutture e i programmi Galileo e Copernicus. Pierluigi Mancini, ingegnere dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e responsabile del Programma Navisp, sottolinea come l’Europa stia consolidando la sua posizione in un mercato globale sempre più competitivo. Il settore, secondo le stime presentate durante la Giornata dello Spazio, passerà dai 630 miliardi di dollari del 2023 a 1.800 miliardi entro il 2036. L’industria spaziale italiana contribuisce significativamente, con un valore di 2,9 miliardi di euro raggiunto nel 2021 e prospettive di ulteriore espansione grazie agli investimenti previsti di 7,3 miliardi di euro fino al 2026. Mancini, forte di un’esperienza pluriennale in programmi satellitari Esa e nella direzione delle Telecomunicazioni e Applicazioni Integrate, ha spiegato al NewSpaceEconomy Expoforum 2024, in corso a Roma, come la Space Economy rappresenti oggi un’opportunità economica straordinaria. Il settore genera ritorni sugli investimenti pari al doppio delle somme impegnate, dimostrando l’efficacia delle infrastrutture spaziali. Mancini ha evidenziato come il mercato sia fortemente influenzato dagli investimenti istituzionali, con Stati Uniti e Cina in testa, che vedono nella crescita del settore una componente strategica della difesa. L’ingresso di attori privati è stato un punto di svolta. Negli Stati Uniti, aziende come SpaceX e Starlink hanno rivoluzionato il settore, definendo nuovi modelli di business e sfruttando risorse aerospaziali. Secondo Mancini, il futuro decennio vedrà una crescita particolarmente marcata nell’ecosistema di Positioning, Navigation e Timing, considerato il segmento con i maggiori ritorni sugli investimenti, superiore a telecomunicazioni e osservazione della Terra. L’Europa, che attualmente detiene il 23% del mercato globale downstream, si distingue per la complementarità tra gli sforzi istituzionali nazionali e quelli a livello europeo, creando un ecosistema virtuoso capace di competere a livello globale. L’Italia, con la sua tradizione industriale e infrastrutturale, si prepara a rafforzare il proprio ruolo di leader nel settore. Mancini sottolinea come l’ambizione italiana sia ben radicata nel tempo, grazie a un tessuto industriale solido e innovativo che continua a sostenere la crescita e il progresso della Space Economy nazionale e internazionale. (Diogenenews 19/12/2024)


Oltre 2300 manager bancari e finanziari con stipendi milionari in Ue

Diogenenews 19/12/2024: L’Autorità Bancaria Europea (Eba) ha pubblicato il rapporto annuale sugli stipendi dei manager bancari e delle società di investimento nell’Unione Europea. Nel 2023, il numero totale di persone con una remunerazione superiore a 1 milione di euro è rimasto stabile a 2.343. Tuttavia, si registra un aumento del 5,21% degli “high earner” nelle banche, passati da 2.017 nel 2022 a 2.122 nel 2023, mentre nelle società di investimento il numero è diminuito del 32%, scendendo da 325 a 221. Il calo nei settori delle società di investimento è attribuito a risultati finanziari meno brillanti e a una minore volatilità del mercato. Il rapporto dell’Eba mette in luce anche uno squilibrio di genere nelle posizioni di vertice, con una presenza significativamente maggiore di uomini rispetto alle donne tra i percettori di redditi elevati. Per quanto riguarda la remunerazione, il rapporto medio tra componente variabile e fissa per gli “high earner” bancari è salito all’87,8%, mentre per le società di investimento è sceso al 304,8%, un dato influenzato dall’esenzione dei limiti Ue sul rapporto variabile-fisso a partire dal 2021 per queste ultime. In termini geografici, in Italia i manager che hanno percepito oltre 1 milione di euro nel 2023 sono stati 354, in Francia 521, in Spagna 253, in Germania 589, in Olanda 73 e in Polonia 11. Il rapporto fornisce inoltre una dettagliata ripartizione delle principali componenti della remunerazione, che includono stipendio base, bonus, premi a lungo termine e contributi pensionistici. L’Eba sottolinea che questa analisi è un obbligo normativo europeo e serve a monitorare la distribuzione degli stipendi più alti per istituto, suddivisi in fasce di reddito pari a 1 milione di euro, con dettagli sull’area di business e sulla composizione della retribuzione. (Diogenenews 19/12/2024)


Gli over 50 tra i liberi professionisti guadagnano il quadruplo dei trentenni

Diogenenews 19/12/2024: Più di un terzo dei liberi professionisti pensionati in Italia, pari al 35%, continua a lavorare anche dopo aver iniziato a percepire l’assegno di pensione. Tra avvocati, commercialisti, architetti e ingegneri, la percentuale supera abbondantemente la metà. A delineare questo fenomeno è il XIV rapporto Adepp sulla previdenza privata, presentato recentemente a Roma. Il numero di pensionati attivi, ovvero coloro che ricevono una pensione ma continuano a lavorare e a versare contributi, è cresciuto significativamente: dai poco più di 42mila del 2005, pari al 3% degli iscritti, si è passati a oltre 119mila nel 2023, che rappresentano l’8% del totale degli iscritti. Questo incremento del 183% supera di gran lunga il più modesto +19% degli iscritti attivi nello stesso periodo. Secondo Adepp, questa crescita è ormai strutturale, influenzata da fattori economici, sociali e culturali, come il desiderio di mantenere attivo lo studio, integrare il reddito o gestire la transizione generazionale. Le dinamiche variano anche in base alle categorie professionali, con significative differenze legate alle normative delle singole casse previdenziali. Ad esempio, l’81% dei commercialisti pensionati attivi e il 77% degli avvocati continuano a lavorare, complice la possibilità di andare in pensione a età diverse a seconda degli anni di contribuzione. La cosiddetta “silver economy” ha un peso rilevante nell’equilibrio finanziario delle casse previdenziali, con una popolazione di iscritti sempre più anziana: gli over 50 sono passati dal 25,2% nel 2005 al 42,7% nel 2023. Tra i pensionati attivi di età compresa tra 60 e 70 anni, il reddito medio si aggira sui 53.495 euro, generando flussi finanziari fondamentali per gli enti previdenziali. Questo contesto ha portato, ad esempio, Cassa Forense ad aumentare l’aliquota contributiva per gli avvocati pensionati attivi dal 7,5% al 12% fino a 130mila euro di reddito, con un ulteriore contributo di solidarietà del 3% oltre questa soglia. Circa la metà di questi contributi finirà nel montante pensionistico, con retrocessioni ogni tre anni, sottolineando il ruolo centrale dei pensionati attivi nel sistema previdenziale privato. (Diogenenews 19/12/2024)


Istituzione Fondo “dote famiglia” e un milione di euro per la lotta alla povertà alimentare, le novità della manovra

Diogenenews 19/12/2024: La Commissione Bilancio della Camera ha dato il via libera a un emendamento alla manovra che introduce il Fondo “dote famiglia”, destinato a sostenere famiglie con redditi bassi (ISEE fino a 15.000 euro). Il Fondo prevede uno stanziamento di 30 milioni di euro per il 2025, con l’obiettivo di agevolare la partecipazione di bambini e ragazzi tra i 6 e i 14 anni ad attività sportive ed extrascolastiche. Il contributo sarà erogato attraverso associazioni sportive dilettantistiche ed enti del terzo settore e le modalità di attuazione saranno definite con un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, per garantire il rimborso delle spese sostenute dalle famiglie. Oltre al Fondo “dote famiglia”, la manovra introduce misure per contrastare la povertà alimentare nelle scuole e promuovere l’educazione sessuale e affettiva. Per il contrasto alla povertà alimentare è stato istituito un Fondo con una dotazione iniziale di 500.000 euro per il 2025 e 2026, destinata a salire a 1 milione di euro annui dal 2027. Le risorse saranno ripartite tra i comuni per aiutare le famiglie a basso reddito a sostenere i costi della mensa scolastica nelle scuole primarie. Inoltre, su proposta di Riccardo Magi di +Europa, sono stati stanziati 500.000 euro per il 2025 per finanziare interventi educativi e corsi di informazione sulla salute sessuale e sull’educazione sessuale e affettiva nelle scuole secondarie di primo e secondo grado. (Diogenenews 19/12/2024)


Un norvegese su cinque in difficoltà economica, cresce la richiesta di aiuti

Diogenenews 19/12/2024: Un numero crescente di cittadini in Norvegia sta affrontando gravi difficoltà economiche, una realtà che diventa sempre più visibile nelle lunghe file per ricevere gli aiuti natalizi distribuiti dall’Esercito della Salvezza. L’organizzazione umanitaria prevede di fornire confezioni alimentari a 1.400 famiglie, ma i dati evidenziano un problema più ampio: un norvegese su cinque fatica ad arrivare a fine mese. Tra le persone in difficoltà c’è Tone Rose, che quest’anno ha dovuto ricorrere ai sussidi sociali. “Non avrei mai pensato di trovarmi in questa situazione, ma l’inflazione ha avuto un impatto devastante”, racconta. Tuttavia, i sostegni pubblici sembrano inadeguati, visto che molti di coloro che chiedono aiuto all’Esercito della Salvezza hanno già fatto ricorso all’assistenza statale. Per questo l’organizzazione ha lanciato un appello al governo norvegese. “I livelli di sostegno sono troppo bassi e le nostre file continuano a crescere. Serve un intervento urgente per rafforzare l’assistenza sociale”, ha dichiarato Elin Westby Herikstad, dirigente dell’Esercito della Salvezza. Le difficoltà economiche colpiscono in modo particolare le famiglie con bambini, un problema già evidenziato a inizio anno dall’Istituto nazionale norvegese per la ricerca sui consumatori, che aveva sottolineato la necessità di rafforzare i sistemi di protezione sociale. (Diogenenews 19/12/2024)


Argentina: a un anno dall’elezione di Milei povertà al 53%, con licenziamenti e tagli ai sussidi

Diogenenews 19/12/2024: A un anno dall’inizio del mandato di Javier Milei come presidente, l’Argentina affronta una crisi senza precedenti, con i livelli di povertà più alti degli ultimi vent’anni. Oltre la metà della popolazione, composta da 45 milioni di abitanti, vive al di sotto della soglia di povertà. Le drastiche politiche di austerità del governo, che includono licenziamenti, tagli ai sussidi e riduzioni della spesa pubblica, hanno aggravato le difficoltà economiche, creando una vera e propria emergenza umanitaria. Secondo i dati ufficiali, nella prima metà del 2024 la povertà ha raggiunto il 53%, rispetto al 41,7% registrato a fine 2023. La povertà estrema colpisce il 18% della popolazione, mentre oltre sei bambini su dieci sotto i 14 anni vivono in condizioni di povertà. Nonostante le difficoltà, Milei, leader libertario salito al potere con la promessa di tagliare drasticamente la spesa pubblica, ha difeso le sue scelte come necessarie per stabilizzare l’economia. Il governo evidenzia segnali di ripresa, tra cui un’inflazione scesa dal 26% di dicembre al 2,7% di ottobre e un rafforzamento del peso argentino. “Decisioni difficili e coraggiose hanno dato risultati migliori del previsto”, ha dichiarato Federico Sturzenegger, ministro della deregulation e della trasformazione dello Stato. Tuttavia, le conseguenze delle politiche di Milei ricadono pesantemente sui più poveri. I tagli alla spesa pubblica hanno fatto salire vertiginosamente gli affitti, bloccato opere pubbliche e cancellato sussidi per gas e trasporti. Molti programmi di assistenza, incluse mense e centri comunitari, sono stati chiusi, lasciando migliaia di persone senza accesso a cibo e servizi essenziali. Nel quartiere povero di Barrio Mugica a Buenos Aires, la situazione è critica. Anche le pensioni sono state colpite, con il governo che ha posto il veto a un aumento dell’8% e ridotto l’accesso a farmaci gratuiti per i pensionati. Un rapporto del Cepa evidenzia che quasi un quarto dei tagli alla spesa pubblica nei primi dieci mesi del 2024 ha riguardato le pensioni, seguito dai lavori pubblici con il 23,6%. Nonostante le sofferenze diffuse, Milei attribuisce la crisi all’eredità lasciata dalle amministrazioni precedenti. Secondo i sondaggi, il 47% degli argentini continua a sostenere il presidente, ritenendo che stia affrontando decenni di cattiva gestione. Lo scienziato politico Julio Montero osserva che la strategia populista di Milei, basata sullo spostamento delle responsabilità, si è rivelata efficace nel mantenere il consenso. (Diogenenews 19/12/2024)