Diogene – Agenzia 17/10/2024

Roma in crisi abitativa: calano le assegnazioni di case popolari, 18.600 famiglie in attesa

Diogenenews 17/10/2024: Roma è in piena emergenza abitativa, con una media di 170 sfratti al mese nel 2023, secondo i dati del Ministero dell’Interno. Attualmente, 18.600 famiglie sono in attesa di un alloggio popolare, ma il Comune fatica a rispondere alle crescenti esigenze. La collaborazione con l’Ater, l’azienda regionale di edilizia popolare, si è notevolmente ridotta. Dal 2020 al 2024, Roma ha assegnato 1.233 alloggi, di cui il 67% a famiglie in graduatoria, ma i numeri sono in calo. Solo 86 case sono state assegnate nei primi 10 mesi del 2024, ben al di sotto dei livelli degli anni precedenti. Nel 2023 le assegnazioni avevano raggiunto 314 unità, ma quest’anno la situazione è peggiorata. La mancanza di case è attribuita a diversi fattori, tra cui la riduzione del fondo nazionale per il contributo all’affitto e la limitata disponibilità di alloggi da parte dell’Ater. Il cambio di governo regionale e i problemi di manutenzione degli immobili hanno ulteriormente complicato la situazione. In particolare, dal 2021 al 2024, le case assegnate dall’Ater sono calate del 87%. I Cinque Stelle criticano duramente l’amministrazione, denunciando un aumento delle assegnazioni fuori graduatoria, a scapito delle famiglie in attesa. In confronto con altre città italiane come Milano, Bologna e Torino, Roma si trova in forte ritardo nella gestione del diritto all’abitare. (Diogenenews 17/10/2024)


Immigrazione in crescita: oltre 5,3 milioni di stranieri in Italia, +3,2% nel 2024

Diogenenews 17/10/2024: Immigrazione in Italia: Caritas/Migrantes, “5,3 milioni di stranieri nel 2024, +3,2% rispetto all’anno precedente”. Secondo il Rapporto Immigrazione 2024 di Caritas e Migrantes, presentato oggi a Roma, al 1° gennaio 2024 gli stranieri residenti in Italia sono 5.308.000, pari al 9% della popolazione. Il 58,6% risiede al Nord, il 24,5% al Centro e il 16,9% nel Sud. Nel 2023, oltre 200.000 stranieri hanno ottenuto la cittadinanza italiana, un dato leggermente inferiore ai 214.000 dell’anno precedente. Gli alunni stranieri costituiscono l’11% della popolazione scolastica, mentre gli studenti universitari stranieri sono aumentati del 74% nell’ultimo decennio. Il rapporto evidenzia una diminuzione dei cittadini ucraini e un aumento degli arrivi dall’America Latina, in particolare dal Perù. Attualmente, ci sono 4.244.521 permessi di soggiorno validi, con un lieve aumento dello 0,4% rispetto al 2023. Il Marocco rimane la principale nazionalità presente in Italia, seguito da Albania e Ucraina. Il 31,4% della popolazione carceraria è composta da stranieri, con i detenuti provenienti da Marocco, Romania e Albania che rappresentano la maggioranza. Il rapporto rileva anche una crescente discriminazione subita dagli stranieri, con il 49,5% dei giovani che dichiarano di aver subito almeno un episodio offensivo nell’ultimo mese. Sul fronte lavorativo, nel 2023 il 19,2% delle assunzioni in Italia ha riguardato cittadini stranieri, in particolare in settori come agricoltura, pulizie e costruzioni. Nonostante una crescita delle imprese individuali straniere (+0,5% nel 2023), gli infortuni sul lavoro sono in aumento, con il 17,5% dei casi denunciati da cittadini stranieri. In termini di povertà, il 57% degli utenti Caritas nel 2023 sono stati stranieri, con un aumento delle richieste di aiuto. (Diogenenews 17/10/2024)


Genova, Caritas attiva 48 posti letto per senza dimora e cerca volontari per l’inverno

Diogenenews 17/10/2024: Con l’arrivo dell’inverno, la Caritas diocesana di Genova avvia nuovamente il suo piano di interventi a sostegno dei senzatetto. Tra novembre e aprile saranno attivate tre strutture per l’accoglienza straordinaria, con un totale di 48 posti letto aggiuntivi. In particolare, il Seminario arcivescovile del Righi offrirà 26 posti letto da dicembre a marzo, l’Accoglienza di San Bernardo ne metterà a disposizione 10 tra novembre e aprile, e la chiesa di San Tommaso, grazie alla Fraternità di parrocchie di Oregina, accoglierà 12 persone durante lo stesso periodo. La Caritas genovese cerca nuovi volontari per gestire i turni serali e notturni nelle strutture. Ogni anno, circa 100 persone, tra singoli, gruppi e seminaristi, contribuiscono al programma, ma resta sempre bisogno di nuove adesioni. Chi desidera partecipare può contattare la Caritas o compilare il modulo online sul sito www.caritasgenova.it. Per coloro che non riusciranno a trovare posto nelle strutture, Caritas ha avviato una raccolta di coperte, sacchi a pelo e zaini in collaborazione con varie parrocchie della diocesi. È inoltre possibile donare un contributo economico a sostegno dell’iniziativa. (Diogenenews 17/10/2024)


Bankitalia: il 10% più ricco delle famiglie detiene il 52% della ricchezza

Diogenenews 17/10/2024: La quota di ricchezza detenuta dal 10% più abbiente delle famiglie è salita nel 2022 di circa 2 punti percentuali, al 52% rispetto a due anni prima.
Lo rileva Bankitalia nel suo rapporto sui bilanci delle famiglie. La quota di famiglie indebitate è rimasta stabile al 26%. Le famiglie con redditi sopra la mediana detenevano l’85% del totale del debito finanziario. Rispetto al 2020, sottolinea Bankitalia, la quota di debito finanziario detenuta dai nuclei con reddito al di sotto di quello mediano è diminuita di circa 2 punti percentuali, con una riduzione maggiore per il credito al consumo, -6 punti percentuali. L’incidenza delle famiglie finanziariamente vulnerabili è rimasta stabile rispetto al 2020, 1,5% sul totale delle famiglie. Il peso in rapporto alle sole famiglie indebitate si è tuttavia ridotto di circa un punto percentuale rispetto a due anni prima, al 7%. Tra il 2020 e il 2022, il reddito medio in termini reali è cresciuto per le famiglie il cui principale percettore di reddito è un lavoratore indipendente, +2,8%, anche per la maggiore capacità di molti di questi lavoratori di adeguare i propri compensi all’inflazione e, ancorché meno, per le famiglie dei lavoratori dipendenti, +0,8 per cento. Il reddito medio si è invece ridotto per i nuclei che dipendono maggiormente dalle pensioni, -2,6 per cento. I redditi da capitale, aumentati in media del 5,7%, hanno contribuito alla crescita dei redditi medi familiari delle famiglie di lavoratori ma hanno concorso alla contrazione di quelle dei non occupati. Il reddito medio delle famiglie con principale percettore pensionato è peggiorato in termini relativi, passando tra il 2020 e il 2022 dall’86% all’82% della media generale.
La posizione relativa dei nuclei con la persona a più alto reddito lavoratore dipendente è rimasta sostanzialmente stabile, dal 109% al 108%. Per le famiglie che dipendono maggiormente dal lavoro autonomo, invece, il reddito medio familiare è divenuto ancora più elevato rispetto alla media, dal 147% al 149%). (Diogenenews 17/10/2024)


Povertà stabile in Italia, inflazione e affitti pesano sulle famiglie. Il rapporto Istat

Diogenenews 17/10/2024: Il Rapporto Povertà 2023 dell’Istat, pubblicato oggi mostra che la povertà assoluta in Italia rimane stabile nel 2023, con 2,2 milioni di famiglie (8,4% del totale) e quasi 5,7 milioni di individui (9,7% della popolazione) in condizioni di povertà assoluta. Tuttavia, l’inflazione, con un incremento dei prezzi al consumo del 5,9%, ha inciso negativamente, soprattutto sulle famiglie più vulnerabili. Le spese per consumi di queste famiglie sono cresciute nominalmente, ma in termini reali sono diminuite dell’1,5%enza della povertà è particolarmente elevata tra le famiglie in affitto, con un tasso del 21,6%, rispetto al 4,7% per chi possiede una casa. La povertà assoluta colpisce anche in modo sproporzionato i minori (13,8%) e le famiglie numerose, in particolare quelle con tre o più figli minori, che registrano un tasso di povertà del 18,8%. Nel Mezzogiorno, l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie è del 10,2%, valore significativamente più alto rispetto al 7,9% del Nord e al 6,7% del Centro. (Diogenenews 17/10/2024)


La Cina raddoppierà i suoi aiuti ai progetti immobiliari non completati

Diogenenews 17/10/2024: La Cina ha annunciato oggi l’imminente aumento dei crediti destinati ai progetti immobiliari non terminati per oltre 500 miliardi di euro, svelando una nuova serie di misure per sostenere il settore e rilanciare l’economia. Il settore immobiliare e quello delle costruzioni rappresentano da tempo più di un quarto del PIL della seconda economia più grande del mondo. È cresciuto alla velocità della luce nel corso di due decenni. Ma dal 2020 soffre dell’inasprimento da parte di Pechino delle condizioni di accesso al credito per gli sviluppatori immobiliari, che ha spinto i pesi massimi del settore sull’orlo della bancarotta. Allo stesso tempo, i prezzi delle case sono diminuiti in modo significativo. Le autorità contano ancora su una crescita del “5% circa” quest’anno, ma molti analisti considerano questo obiettivo ottimistico a causa dei numerosi ostacoli che la seconda economia mondiale si trova attualmente ad affrontare. Stamane, in una conferenza stampa a Pechino, il ministro dell’Edilizia Ni Hong ha annunciato che le autorità “aumenteranno l’entità del credito dei progetti nella lista bianca a 4.000 miliardi” di yuan (517 miliardi di euro) entro la fine del 2024. Si tratta di quasi il doppio della cifra precedente (circa 2,23 trilioni di yuan). Il sistema della “lista bianca”, annunciato all’inizio dell’anno, è un meccanismo attraverso il quale i comuni raccomandano progetti immobiliari alle banche per il finanziamento prioritario. Ni Hong ha inoltre aggiunto che “un milione di unità abitative fatiscenti (situate) nei villaggi urbani saranno ristrutturate” grazie alla ristrutturazione dei finanziamenti. “I villaggi urbani presentano molti rischi per la sicurezza e pessime condizioni di vita. Le persone sono ansiose di fare ristrutturazioni”, ha spiegato. I leader cinesi, incluso il presidente Xi Jinping, il mese scorso hanno riconosciuto nuovi “problemi” per la seconda economia mondiale. Le autorità hanno poi presentato un pacchetto di misure di recupero, uno dei più importanti degli ultimi anni. Tra queste figuravano riduzioni dei tassi di interesse, in particolare per i mutui immobiliari esistenti, o addirittura allentamenti delle restrizioni sull’acquisto di abitazioni. I funzionari hanno detto nella conferenza stampa di giovedì che i tassi su questi mutui esistenti “cadranno in media di circa 0,5 punti” come parte delle riduzioni. Ciò “andrà a beneficio di 50 milioni di famiglie e 150 milioni di residenti”, ha stimato Tao Ling, vice governatore della banca centrale cinese. Stimolare la domanda di alloggi è una delle priorità delle autorità per garantire una ripresa sostenibile. Diverse grandi città cinesi come Pechino, Shanghai (est), Chengdu (sud-ovest) e Tianjin (nord) hanno allentato le restrizioni sull’acquisto di immobili nelle ultime settimane. (Diogenenews 17/10/2024)


Gaza: tasso di povertà quasi al 100% ed economia in ginocchio dopo un anno di guerra

Diogenenews 17/10/2024: Dopo più di un anno di guerra tra Israele e Hamas, quasi l’intera popolazione di Gaza “vive in povertà” con un’economia in ginocchio e un tasso di disoccupazione “sbalorditivo”, ha avvertito giovedì l’ONU. Nella Cisgiordania occupata, dove la violenza è aumentata dal 7 ottobre, “la situazione è altrettanto preoccupante”, sottolinea il bollettino dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) pubblicato giovedì a Ginevra. “L’impatto della guerra nella Striscia di Gaza è andato ben oltre la perdita di vite umane, le disperate condizioni umanitarie e la distruzione fisica”, afferma Ruba Jaradat, direttore regionale dell’ILO per gli Stati arabi. “Ha cambiato radicalmente il panorama socioeconomico di Gaza, colpendo gravemente l’economia e il mercato del lavoro della Cisgiordania. L’impatto si farà sentire per le generazioni a venire”, avverte. Nella Striscia di Gaza, “quasi il 100% della popolazione vive oggi in povertà, il che riflette la terribile situazione in cui le famiglie si trovano a lottare per soddisfare i propri bisogni primari”, sottolinea l’ILO. Nel frattempo, secondo il bollettino, la significativa contrazione economica in Cisgiordania “si prevede che abbia più che raddoppiato il tasso di povertà nel breve termine”, dal 12% nel 2023 al 28% entro la metà del 2024. In Cisgiordania, il tasso di disoccupazione è stato in media del 34,9% tra l’inizio di ottobre 2023 e la fine di settembre 2024, mentre a Gaza “ha raggiunto la sbalorditiva media del 79,7%”, precisa l’ILO. Anche il costo economico della guerra è stato molto pesante e senza precedenti per i territori palestinesi occupati, insiste l’ILO. La Cisgiordania ha visto una contrazione del PIL del 21,7% rispetto ai 12 mesi precedenti, mentre il PIL della Striscia di Gaza è sceso dell’84,7%. A Gaza, più di 42.400 palestinesi, per lo più civili, sono stati uccisi nell’offensiva israeliana come rappresaglia all’attacco effettuato da Hamas il 7 ottobre 2023 sul territorio israeliano, secondo i dati del Ministero della Salute del governo del movimento terrorista. L’attacco del 7 ottobre ha provocato la morte di 1.206 persone in Israele, la maggior parte civili, secondo un conteggio dell’AFP basato su dati ufficiali israeliani e inclusi ostaggi morti o uccisi durante la prigionia a Gaza. Le statistiche “riflettono la cessazione della maggior parte delle attività economiche a Gaza a causa della distruzione di case e infrastrutture e del ricorrente sfollamento di lavoratori e datori di lavoro”, spiega l’ILO. “Questa situazione ha portato alla cessazione totale del lavoro o alla predominanza del lavoro informale e irregolare, concentrato principalmente sulla fornitura di beni e servizi essenziali”, secondo l’organizzazione. Oltre al calo dei redditi, gli abitanti di Gaza hanno dovuto fare i conti con l’aumento dei prezzi, con un’inflazione su base annua che ha raggiunto il 248% nell’agosto 2024. Questa impennata dei prezzi ha gravemente eroso il potere d’acquisto delle famiglie “rendendo loro sempre più difficile soddisfare i bisogni più elementari”. Mercoledì l’ONU ha avvertito del rischio di carestia nel territorio completamente isolato. “In Cisgiordania, le barriere israeliane alla circolazione di persone e merci, combinate con restrizioni commerciali più ampie e interruzioni della catena di approvvigionamento, hanno gravemente colpito l’economia”, osserva l’ILO, aggiungendo che la chiusura del mercato del lavoro israeliano ai lavoratori palestinesi ha ulteriormente minato mezzi di sussistenza. Dal 7 ottobre, almeno 703 palestinesi sono stati uccisi in Cisgiordania da soldati o coloni israeliani, secondo i dati del Ministero della Sanità palestinese con sede a Ramallah. Secondo il Ministero della Sanità di Ramallah, soldati e coloni israeliani hanno ucciso più di 700 palestinesi in Cisgiordania dal 7 ottobre. Funzionari israeliani affermano che almeno 24 israeliani, civili o membri delle forze di sicurezza, sono stati uccisi in attacchi da parte di militanti palestinesi o durante operazioni militari israeliane nello stesso periodo in Cisgiordania. (Diogenenews 17/10/2024)


1,1 miliardi di persone vivono in condizioni di povertà multidimensionale. 500 milioni di loro vivono in contesti di conflitto

Diogenenews 17/10/2024: Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Indice multidimensionale di povertà (MPI) pubblicato oggi, 455 milioni di poveri vivono in paesi esposti a conflitti violenti che rendono difficile compiere progressi sul fronte della povertà, quando non cancellano i risultati ottenuti con tanta fatica in questo settore. Pubblicato congiuntamente dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) e dall’Oxford Poverty and Human Development Initiative (OPHI) – con sede presso l’Università di Oxford – il rapporto di quest’anno presenta i risultati di uno studio statistico originale sulla povertà multidimensionale che copre 112 paesi e 6.3 miliardi di persone, nonché un’analisi dettagliata del rapporto tra conflitti e povertà. Lo studio include nuovi dati di indagine per venti paesi. L’edizione 2024 del rapporto IPM rivela che 1,1 miliardi di persone nel mondo vivono in una situazione di povertà estrema, il 40% delle quali vive in paesi afflitti da guerre, fragili o poco pacifici, secondo almeno uno dei tre set di dati ampiamente utilizzato per misurare la portata del conflitto. A causa della mancanza di dati, la povertà multidimensionale espressa dall’MPI nel mondo viene misurata su un periodo di dieci anni in modo da poter confrontare i livelli di povertà e l’evoluzione del fenomeno su scala globale. In questo nuovo rapporto, i dati sulla povertà dei paesi sono stati abbinati alla situazione di conflitto o di fragilità dei paesi in quel momento per produrre nuove intuizioni sulla interrelazione tra povertà e conflitto. La difficoltà di raccogliere dati nei paesi colpiti da conflitti porta probabilmente a sottostimare la povertà multidimensionale in questi paesi, ma i dati disponibili suggeriscono anche l’effetto catastrofico dei conflitti sulla riduzione della povertà. “Con l’intensificarsi dei conflitti negli ultimi anni, il numero delle vittime sta raggiungendo nuove vette e milioni di persone si ritrovano sfollate o in situazioni di crisi che mettono a rischio la loro vita”, ha affermato l’amministratore dell’UNDP, Achim Steiner. “Il nostro nuovo studio mostra che quasi 500 milioni di persone vivono in conflitti violenti. Abbiamo bisogno di fondi finanziari e di un accesso continuo a queste persone per fornire loro assistenza specialistica per salvaguardare il loro benessere e promuovere il loro recupero il più rapidamente possibile. Questo ci permetterà di spezzare il circolo vizioso tra povertà e crisi.”I dieci indicatori di povertà.” Tutti e dieci gli indicatori multidimensionali della povertà mostrano livelli di deprivazione più elevati nei paesi in guerra, sottolineando l’impatto devastante del conflitto sulle popolazioni più vulnerabili del mondo. Ad esempio, nei paesi colpiti da conflitti, più di un povero su quattro non ha accesso all’elettricità, rispetto a poco più di uno su venti nelle regioni più stabili. Disparità simili sono evidenti in settori quali l’istruzione dei bambini (17,7% contro 4,4%), la nutrizione (20,8% contro 7,2%) o la mortalità infantile (8% contro 1,1%). Lo studio rivela che le difficoltà sono significativamente peggiorate – in termini di nutrizione, accesso all’elettricità e accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari – per i poveri che vivono in un contesto di conflitto rispetto ai poveri che vivono in un ambiente più pacifico. È nei paesi più colpiti dai conflitti – che spesso presentano già i tassi di povertà più elevati – che la povertà tende a diminuire più lentamente. Il rapporto include un caso di studio approfondito sull’Afghanistan, dove altri 5,3 milioni di persone sono cadute nella povertà multidimensionale durante il periodo turbolento tra il 2015/16 e il 2022/23. Sono ora disponibili dati per valutare la situazione postbellica in Afghanistan e i risultati sono allarmanti. Nel 2022/23, quasi due terzi degli afghani vivevano in povertà (64,9%). Sabina Alkire, direttrice dell’OPHI, ha dichiarato: “Questo studio è il primo di questo tipo a esaminare l’impatto delle situazioni di conflitto sulle persone colpite dalla povertà multidimensionale. E i risultati fanno riflettere. Utilizzando l’MPI su scala globale, scopriamo che su 6,3 miliardi di persone in 112 paesi, 1,1 miliardi vivono in povertà. Inoltre, 455 milioni di poveri vivono in paesi colpiti da conflitti, fragili o con poca pace. Per queste persone, quindi, la povertà non è l’unica difficoltà che devono affrontare. Inoltre, i livelli di povertà sono molto più elevati nelle zone colpite dal conflitto. Secondo il Database dei conflitti dell’Università di Uppsala, più di una persona su tre è povera (34,8%) nei paesi in guerra, rispetto a una su nove (10,9%) nei paesi non colpiti da conflitti. E sfortunatamente, la povertà diminuisce meno rapidamente in un contesto di conflitto – i poveri vengono quindi lasciati indietro in queste situazioni di crisi. Questi dati ci costringono a reagire: è impossibile porre fine alla povertà senza investire nella pace». (Diogenenews 17/10/2024)


La Brexit è costata alla City di Londra 40.000 posti di lavoro

Diogenenews 17/10/2024: La Brexit ha avuto un impatto significativo sul settore finanziario londinese, causando la perdita di circa 40.000 posti di lavoro. Questa cifra, ben superiore alle precedenti stime di 7.000 posti fornite dai consulenti di EY, è stata comunicata dal sindaco della City di Londra, Michael Mainelli. Dublino, insieme a città come Milano, Parigi e Amsterdam, ha beneficiato di questa migrazione, attirando circa 10.000 nuove posizioni dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea nel 2016. Mainelli ha descritto la Brexit come un “disastro” per la City, il cuore finanziario del Regno Unito che comprende la Banca d’Inghilterra e numerose istituzioni internazionali. Prima del voto per l’uscita dall’UE, Londra contava 525.000 lavoratori, ma oggi ne ha circa 40.000 in meno. Tuttavia, la City ha dimostrato capacità di adattamento: settori come assicurazioni e analisi dei dati sono cresciuti, portando il numero complessivo dei lavoratori a 615.000. Nonostante questo recupero, la perdita legata alla Brexit è stata importante. La City di Londra, che nel 2016 aveva votato a maggioranza per rimanere nell’UE, sta cercando di ricostruire i legami con l’Europa continentale. Mainelli ha intensificato i suoi sforzi per coinvolgere l’Europa, visitando diversi Paesi europei e cercando di promuovere relazioni commerciali bilaterali, come ad esempio con la Germania. Ha anche sottolineato la necessità di semplificare i visti per agevolare il settore finanziario. Il settore finanziario britannico, un tempo motore dell’economia nazionale, ha subito un calo della produzione del 15% dalla fine del 2019, poco prima dell’uscita ufficiale dall’UE. In confronto, Paesi come Francia e Germania hanno visto crescere il loro settore finanziario, mentre l’Irlanda ha registrato un impressionante aumento del 18%. L’immigrazione, uno dei temi centrali durante il dibattito sulla Brexit, non è diminuita come previsto. Anzi, è aumentata, mentre le promesse di semplificare la regolamentazione dell’UE si sono rivelate difficili da mantenere. Il nuovo primo ministro britannico, Keir Starmer, sta lavorando per migliorare le relazioni commerciali con i Paesi europei, pur escludendo un ritorno al mercato unico. Secondo i sondaggi, molti britannici ritengono che la Brexit non abbia portato i risultati sperati, mentre i sostenitori continuano a difendere la decisione, puntando alle difficoltà economiche e politiche di alcuni Paesi dell’UE come prove delle debolezze del blocco. (Diogenenews 17/10/2024)


700.000 bambini in povertà a Londra, ma la città ignora la crisi

Diogenenews 17/10/2024: Una recente ricerca rivela che solo un londinese su dieci è consapevole del numero di bambini che vivono in povertà nella capitale. A Londra, infatti, 700.000 bambini, ovvero uno su tre, vivono sotto la soglia di povertà, ma solo il 13,5% della popolazione è in grado di stimare correttamente l’entità del problema. Preoccupa ancor di più il dato secondo cui quasi la metà dei londinesi (45%) sottostima gravemente la portata della povertà infantile. Questi numeri emergono in concomitanza con la London Challenge Poverty Week, un’iniziativa volta a sensibilizzare il pubblico sulla crisi crescente della povertà infantile e a promuovere un cambiamento urgente. Neha Mahendru, amministratrice delegata ad interim del Childhood Trust, la principale organizzazione di beneficenza che si occupa della povertà infantile a Londra, ha espresso forte preoccupazione per la scarsa consapevolezza del pubblico: “È scioccante che quasi la metà della popolazione non conosca l’effettiva portata della povertà infantile in città”. Il divario di percezione è particolarmente evidente tra le diverse fasce di reddito. La metà dei londinesi con un reddito superiore a 75.000 sterline annue ritiene che la città sia un luogo sicuro per i bambini, mentre solo un quarto di chi guadagna meno di 15.000 sterline condivide questa opinione. Inoltre, il 57% dei londinesi con redditi elevati pensa che Londra offra a tutti i bambini e giovani le stesse possibilità di successo, evidenziando una discrepanza con chi vive in condizioni più svantaggiate. Le differenze nelle percezioni emergono anche a livello geografico. Tower Hamlets, che ha il tasso di povertà infantile più alto della capitale, vede il 68% dei residenti inconsapevoli della gravità del problema. Solo il 24% ritiene che il distretto sia un ambiente sicuro per i bambini. A confermare la difficile situazione, Jonathan Pauling, amministratore delegato di Alexandra Rose Charity, ha evidenziato le sfide che le famiglie di Tower Hamlets affrontano per procurarsi cibo sano, spesso reso inaccessibile dalla povertà. Il quadro si capovolge nei quartieri più ricchi, come Kensington e Chelsea, dove metà della popolazione ignora la presenza della povertà infantile. Secondo Rebecca Bryce, area manager di AllChild, questo quartiere rappresenta l’emblema della disuguaglianza economica: “Kensington e Chelsea ha il divario economico più grande tra i distretti in cui operiamo. Qui i più ricchi e i più poveri vivono uno accanto all’altro, ma i bisogni delle famiglie in difficoltà vengono spesso ignorati dai residenti benestanti”. (Diogenenews 17/10/2024)