Comprare casa a Roma: 9 anni di stipendi contro i 12,5 di Milano
Diogenenews 13/11/2024: Nel 2023, l’INPS ha rilevato che un lavoratore nel Lazio ha guadagnato in media circa 1.400 euro al mese di stipendio netto. Circa il 65% degli occupati nella regione ha registrato un reddito annuo lordo non superiore a 25.000 euro. Questo rende evidente quanto possa essere impegnativo acquistare una casa a Roma, pur essendo una spesa meno gravosa rispetto a Milano. Acquistare casa a Roma: il calcolo degli stipendi necessari Secondo uno studio di Tecnocasa, considerando i prezzi medi al metro quadro aggiornati a giugno 2024 e l’acquisto di un appartamento di 85 metri quadri, sono necessari circa 9 anni di stipendio per comprare un’abitazione a Roma. Il primato di Milano A livello nazionale, Milano rimane la città più cara dal 2019, con la necessità di 12,5 anni di stipendio per comprare casa a un prezzo medio di 4.285 euro al metro quadro nel primo semestre del 2024. Subito dopo Roma, Firenze è al terzo posto con 8,8 annualità necessarie, mentre Palermo e Genova risultano le più economiche con appena 3,3 annualità. Quando Roma guidava la classifica Un tempo era Roma a dominare la classifica. Il massimo storico si è registrato nel 2007, appena prima della crisi finanziaria globale: a Roma servivano 14,8 anni di stipendio per comprare casa, contro i 14 anni di Milano. La situazione è rimasta stabile per circa 12 anni, fino al 2020, quando Milano ha superato Roma. Prezzi in crescita Nonostante alcuni segnali di miglioramento negli ultimi quattro anni, i prezzi delle case a Roma hanno ricominciato a salire dal 2015. Scenari Immobiliari ha evidenziato un incremento significativo tra la primavera del 2023 e quella del 2024, con aumenti in zone come Cipro (+8%), Aventino, Piazza Bologna, Via Merulana, Monte Mario, Trevi, Piazza del Popolo, Monteverde Vecchio, Piazzale Clodio e Viale Libia (+6,7%). Attualmente, i valori al metro quadro superano gli 11.000 euro all’Aventino e raggiungono quasi i 20.000 euro in Piazza del Popolo. (Diogenenews 13/11/2024)
Italia, lavoro e stress: oltre un terzo dei lavoratori vuole cambiare impiego entro sei mesi
Diogenenews 13/11/2024: Un’analisi di ManpowerGroup, basata sul Global Talent Barometer condotto su oltre 12.000 persone in 16 Paesi, rileva che il 63% dei lavoratori in Italia ha una percezione positiva del proprio lavoro. Tuttavia, il 53% dichiara di sentirsi stressato, e ben il 36% intende cambiare lavoro entro sei mesi. A livello globale, il dato medio di soddisfazione si attesta leggermente più alto, al 67%. Gli indici presi in considerazione – benessere, soddisfazione lavorativa e fiducia – tracciano un quadro complesso del lavoro in Italia. Per quanto riguarda il benessere, il 60% dei lavoratori italiani si dice complessivamente soddisfatto, pur restando al di sotto della media globale del 64%. Nello specifico, il 75% sente che il proprio lavoro ha uno scopo, il 68% si identifica con i valori aziendali e il 61% sente un sostegno nel mantenere un buon equilibrio tra lavoro e vita privata. Sul fronte della soddisfazione, il 57% è convinto che i propri interessi di carriera siano seguiti dai manager, ma l’insoddisfazione per le prospettive porta il 36% dei lavoratori a cercare nuove opportunità. I dati sulla fiducia indicano che l’85% degli italiani si sente competente e preparato per il proprio ruolo, e il 74% ritiene di avere accesso alle tecnologie e agli strumenti necessari. Tuttavia, solo il 53% crede di avere reali possibilità di crescita o di promozione, mentre il 68% trova spazio per sviluppare competenze. A livello territoriale, il 30% di chi vive nel Sud e nelle Isole teme di perdere il lavoro entro sei mesi, contro il 22% nel Nord-Est. La generazione Z appare la più stressata (57%) e più incline a cambiare lavoro a breve (49%), mentre tra i Millennial il 60% intravede possibilità di crescita. Tra i settori, il maggior livello di stress si riscontra nei beni di consumo e servizi (61%) e in sanità e life sciences (59%), mentre il tasso più basso si registra in trasporti, logistica e automotive (38%), dove solo il 15% è intenzionato a cambiare lavoro. (Diogenenews 13/11/2024)
Italia: allarme povertà, cresce il disagio economico soprattutto al Nord
Diogenenews 13/11/2024: La povertà continua ad aumentare in Italia, con un preoccupante incremento anche nelle regioni settentrionali, dove si delinea una “nuova questione settentrionale” della povertà. Questo è il quadro tracciato dal rapporto “Fili d’erba nelle crepe” della Caritas, che evidenzia come la crisi economica stia diventando una condizione strutturale nel paese. Problemi legati alla casa, difficoltà nell’accesso ai sussidi e l’impatto della fine del reddito di cittadinanza hanno costretto le Caritas a intensificare gli interventi di assistenza. Secondo l’Istat, il 9,7% della popolazione italiana vive in condizioni di povertà assoluta, coinvolgendo 5,7 milioni di individui e 2,2 milioni di famiglie (8,4%). La povertà, che non accenna a diminuire da un decennio, ha toccato i massimi storici: dal 2014 al 2023 le famiglie povere al Nord sono quasi raddoppiate (+97,2%), passando da 506.000 a circa un milione. Nelle regioni centrali l’aumento è stato del 28,6%, mentre nel Sud e nelle Isole si è limitato al 12,1%. Attualmente, il numero di famiglie povere nel Nord supera quelle del Sud e delle Isole. Tuttavia, l’incidenza percentuale rimane più alta nel Mezzogiorno (12%) rispetto all’8,9% del Nord. L’Italia si distingue in Europa per la persistenza della povertà tra le generazioni: se in Europa il 20% degli adulti cresciuti in famiglie svantaggiate si ritrova in condizioni precarie, in Italia il dato raggiunge il 34%, secondo solo a Romania e Bulgaria. Un altro segnale allarmante è la crescita della povertà assoluta tra i minori, che ha raggiunto il 13,8%. Sono 1,3 milioni i bambini italiani che vivono in condizioni di indigenza, e la Caritas segnala che la povertà minorile è ormai un fenomeno endemico. Le famiglie con bambini risultano tra le più colpite, con livelli di spesa al di sotto della soglia di povertà. Anche il lavoro non protegge più dalla povertà: l’8% degli occupati italiani è considerato “lavoratore povero”, una percentuale superiore alla media europea. Il fenomeno varia tra le categorie professionali: se per dirigenti e quadri l’incidenza è al 2,8%, tra gli operai si arriva al 16,5%. Nel 2023, i centri di ascolto della Caritas hanno assistito 269.689 persone con un reddito medio Isee di 4.300 euro. Si tratta di circa il 12% delle famiglie in povertà assoluta censite dall’Istat, con un aumento del 5,4% rispetto all’anno precedente. Dal 2015 a oggi, il numero di assistiti è cresciuto del 41,6%, con le maggiori richieste provenienti da Sud e Isole (+53,3%) e dal Nord (+52,1%). Per la Caritas, la povertà è strettamente legata alla mancanza di istruzione: il 67,3% degli assistiti ha solo la licenza media. Cresce anche il disagio psicologico: tra il 2022 e il 2023, le persone con depressione o disturbi mentali sono aumentate del 15,2%. I casi di povertà cronica aumentano: una persona su quattro è seguita dalla Caritas da oltre cinque anni, con una presenza sempre maggiore di anziani tra gli assistiti, passati dal 12,1% al 13,4% del totale. (Diogenenews 13/11/2024)
America Latina: povertà in calo ma la disuguaglianza rimane alta, segnala la CEPAL
Diogenenews 13/11/2024: La povertà in America Latina è diminuita, riportandosi ai livelli del 2014, ma le disparità sociali restano marcate. Nel 2023, il 27,3% della popolazione della regione viveva in povertà, segnando una riduzione di 1,5 punti percentuali rispetto al 2022 e di oltre cinque punti dal 2020, anno di maggiore impatto della pandemia. Lo riferisce la Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (CEPAL) nel suo rapporto annuale “Panorama Sociale 2024,” presentato martedì a Santiago del Cile. La diminuzione della povertà, la più bassa rilevata dalla CEPAL, si è registrata in sette dei dodici Paesi analizzati, con una riduzione particolarmente significativa in Brasile, dove un terzo della popolazione regionale ha beneficiato di trasferimenti sociali non contributivi, contribuendo a migliorare i dati complessivi. Il rapporto spiega che senza la riduzione della povertà in Brasile, il tasso medio regionale sarebbe stato del 28,4% nel 2023, solo 0,4 punti percentuali in meno rispetto all’anno precedente, mentre la povertà estrema avrebbe stagnato all’11,1%. Il livello di povertà estrema è sceso al 10,6% nel 2023, in calo di 0,5 punti rispetto al 2022, ma ancora superiore all’8,6% di dieci anni fa. La CEPAL prevede una riduzione della povertà per il 2024, seppur lieve, stimata in un ulteriore 0,5 punti percentuali, mentre il calo della povertà estrema si preannuncia marginale. L’aumento del reddito da lavoro dipendente e il ruolo della protezione sociale non contributiva, come i trasferimenti pubblici a sostegno delle famiglie in difficoltà, sono stati i principali fattori di questo miglioramento. Tuttavia, le autorità della CEPAL segnalano che la debole crescita economica, la scarsa dinamica del mercato del lavoro e l’inflazione rappresentano sfide significative per i sistemi di protezione sociale regionali, influenzando sia la povertà che la disuguaglianza. La CEPAL raccomanda di stabilire un investimento minimo per la protezione sociale non contributiva pari all’1,5%-2,5% del PIL, o al 5%-10% della spesa pubblica, per migliorare le condizioni della regione. Attualmente, molti Paesi dedicano circa lo 0,8% del PIL o il 3% della spesa pubblica totale a queste misure. José Manuel Salazar-Xirinachs, segretario esecutivo della CEPAL, ha espresso preoccupazione per la persistenza della disuguaglianza: l’indice di Gini, che misura la distribuzione del reddito, ha segnato un valore di 0,452 nel 2023, con una riduzione di appena il 4% rispetto al 2014, quando era a 0,471. Salazar-Xirinachs ha inoltre sottolineato che una famiglia su tre nel quintile di reddito più basso è priva di protezione sociale, mentre restano rilevanti anche le disparità di genere e le difficoltà di accesso ai servizi sanitari. (Diogenenews 13/11/2024)
Siria: il dramma dei minori reclutati nei conflitti armati, aumentano i casi di bambini soldato
Diogenenews 13/11/2024: In Siria, i bambini continuano a essere coinvolti nel conflitto armato, spesso reclutati da gruppi e fazioni per coprire ruoli militari, compromettendo il loro futuro e la loro sicurezza. Un recente rapporto delle Nazioni Unite indica che nel 2023 sono stati verificati 1.073 casi di minori arruolati e impiegati nei combattimenti, con la maggior parte dei casi concentrata in alcune aree del paese e un notevole impatto tra i bambini e gli adolescenti. Il conflitto, in corso da oltre 13 anni, ha lasciato i minori particolarmente vulnerabili a cause della povertà estrema e della crisi economica. Organizzazioni locali e internazionali segnalano che alcuni gruppi armati attraggono i giovani promettendo sostegno economico, cibo o ideologie che sfruttano la difficile situazione delle loro famiglie. I bambini soldato sono spesso impiegati in compiti come la sorveglianza, la partecipazione alle operazioni o in ruoli di sicurezza, mentre la possibilità di lasciare i campi di addestramento è estremamente limitata. Secondo i dati forniti dall’Unicef, circa 7,5 milioni di bambini siriani necessitano di assistenza umanitaria. Le gravi difficoltà economiche, combinate con la crisi sanitaria e le conseguenze dei recenti terremoti, hanno incrementato il rischio di sfruttamento e peggiorato le condizioni di vita dei minori, esponendoli a traumi fisici e psicologici. Le famiglie colpite dalla crisi non riescono a impedire il coinvolgimento dei loro figli nei conflitti armati, e spesso non possono recuperarli dai campi di addestramento, dove i minori subiscono l’isolamento e sono indotti ad accettare ideologie e ruoli non adatti alla loro età. Al ritorno, molti dei giovani arruolati soffrono di disabilità fisiche o traumi, rendendo difficile il loro reinserimento nella vita civile. Le organizzazioni per i diritti umani e gli esperti sottolineano che il reclutamento di minori costituisce una violazione dei diritti umani, con effetti a lungo termine su intere generazioni. Attivisti e professionisti, tra cui psicologi locali, avvertono che i bambini inseriti nel contesto bellico manifestano profondi cambiamenti nel comportamento e nelle relazioni familiari, faticando a ritrovare una normalità anche dopo l’esperienza della guerra. Gli appelli della comunità internazionale si moltiplicano per sollecitare tutte le parti coinvolte nel conflitto a proteggere i bambini e porre fine a queste pratiche, che minano il futuro di una generazione e perpetuano il ciclo di violenza in Siria. (Diogenenews 13/11/2024)
Festival anti-povertà e fame a Rio: tre giorni di musica e cultura per il G20
Diogenenews 13/11/2024: Rio de Janeiro ospiterà il Festival dell’Alleanza Globale contro la Fame e la Povertà dal 14 al 16, con oltre 30 artisti e spettacoli gratuiti per il pubblico. L’evento, inserito nella programmazione del G20, mira a promuovere la partecipazione sociale utilizzando la cultura e la musica come strumenti di sensibilizzazione sull’impegno della presidenza brasiliana del G20 verso la lotta alla povertà. L’evento si terrà a Praça Mauá e prenderà il via alle 17, con spettacoli di Black Bom e DJ Flash. Le serate saranno a tema: giovedì (14) con “Muito Obrigado Axé” celebra le radici africane del Brasile nella storica Piccola Africa, guidata dai direttori musicali Kainã do Jêje e Marcelo Galter. Venerdì (15), “O show tem que seguir” rende omaggio al samba, sotto la direzione di Pretinho da Serrinha. Sabato (16) si chiude con “Pro dia nascer Feliz”, una serata di musica multigenere che celebra la speranza e la giustizia sociale, diretta da Marcus Preto e Mateus Simões. Tra i nomi in programma: Seu Jorge, Alceu Valença, Ney Matogrosso, Daniela Mercury e molti altri. Praça Mauá sarà animata da spettacoli di videomapping, con opere di artisti visivi come Manuela Navas e Thiago Santos. Il Festival anticipa il Vertice del G20, previsto per il 18 e 19, e si svolgerà in parallelo al Vertice Sociale del G20 a Rio. (Diogenenews 13/11/2024)
USA: indagini sulle frodi bancarie coinvolgono i giganti del settore, possibili sanzioni
Diogenenews 13/11/2024: Diverse delle principali banche statunitensi, tra cui Bank of America, sono sotto esame per presunte frodi legate alla gestione di pagamenti attraverso la rete Zelle. Le indagini, condotte dal Consumer Financial Protection Bureau (CFPB) e da altre autorità federali, potrebbero portare a multe che complessivamente raggiungono gli 800 milioni di dollari. Un recente documento depositato da Bank of America alla Securities and Exchange Commission (SEC) afferma che la perdita è “ragionevolmente possibile e stimabile” se le indagini del CFPB e di altri regolatori portassero ad azioni sanzionatorie. In particolare, si indaga sul modo in cui la banca ha risposto alle segnalazioni di frode relative ai pagamenti su Zelle. Oltre a Bank of America, anche JPMorgan Chase e Wells Fargo sono coinvolte per presunti ritardi o mancate compensazioni ai clienti vittime di frode su Zelle, nonché per questioni di gestione di account legati a truffe. Un rapporto della sottocommissione per le indagini del Senato ha evidenziato che nel 2023 le banche hanno rimborsato solo il 38% delle richieste di risarcimento per frodi su Zelle, un calo netto rispetto al 62% del 2019. Bank of America ha dichiarato di essere in contatto con i regolatori su questioni riguardanti le politiche antiriciclaggio e le sanzioni. La banca ha avvertito che potrebbero essere emessi ordini pubblici contro di essa, con potenziali ripercussioni economiche e danni alla reputazione. Le conclusioni di queste indagini potrebbero segnare un punto di svolta per la responsabilità delle banche in materia di frodi e protezione dei consumatori, fissando nuovi standard per il settore bancario statunitense. (Diogenenews 13/11/2024)
Italia: a novembre sbarcate 3400 persone sulle nostre coste
Diogenenews 13/11/2024: Sono finora 58.771 le persone migranti sbarcate sulle coste da inizio anno. Nello stesso periodo, lo scorso anno furono 147.238 mentre nel 2022 furono 91.623. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Nella giornata di oggi non sono state registrate persone in arrivo sulle nostre coste; è stato però aggiornato il dato relativo a domenica 10 novembre quando le persone in arrivo sono state 508 e non 506 come precedentemente comunicato. Il totale delle persone arrivate via mare in Italia a novembre è quindi di 3.358. L’anno scorso, in tutto il mese, furono 8.317, mentre nel 2022 furono 9.060. Dei quasi 58.800 migranti sbarcati in Italia nel 2024, 11.713 sono di nazionalità bengalese (20%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Siria (11.003, 19%), Tunisia (7.542, 13%), Egitto (3.790, 6%), Guinea (3.231, 6%), Pakistan (2.485, 4%), Eritrea (1.919, 3%), Sudan (1.893, 3%), Mali (1.480, 3%), Gambia (1.418, 2%) a cui si aggiungono 12.297 persone (21%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. (Diogenenews 13/11/2024)
Roma: il Forum Terzo Settore Lazio consegna benefit del progetto Sun4All contro la povertà energetica
Diogenenews 13/11/2024: Oggi, mercoledì 13 novembre alle ore 17, presso la casa famiglia Lodovico Pavoni in via Leonardo Bufalini 46/A a Roma (quartiere Torpignattara), il Forum Terzo Settore Lazio distribuirà i benefit previsti dal progetto europeo Sun4All a diverse famiglie dei quartieri di Torpignattara, Centocelle e Quarticciolo, già beneficiarie di contributi economici per le bollette. Il progetto Sun4All, promosso dalla città di Roma in collaborazione con il Dipartimento Politiche sociali di Roma Capitale, il Centro di ricerca Citera dell’Università La Sapienza e il Forum Terzo Settore Lazio, mira a contrastare la povertà energetica. L’iniziativa ha coinvolto le famiglie vulnerabili attraverso percorsi informativi e workshop sull’efficienza energetica, favorendo la creazione di Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali (Cer). All’evento interverranno Massimo Venza (Fondazione G.B. Baroni Ets), Fabio Brai (Unicoop Tirreno), Anna Maria Donnarumma (Associazione Prodocs), e rappresentanti del Dipartimento Politiche sociali di Roma Capitale, che hanno contribuito all’attuazione del progetto. Le reti solidali del Forum hanno identificato le famiglie più a rischio, inclusi nuclei con minori e disabili, spesso soggetti a disconnessioni di utenze e truffe energetiche. Francesca Danese, portavoce del Forum, ha evidenziato l’importanza dell’iniziativa per la giustizia sociale e ambientale, grazie al supporto di Fondazione Baroni, Unicoop Tirreno, Prodocs, Roma Capitale e il Centro Citera, che hanno reso possibile il progetto. “Unendo le forze – sottolinea Danese – possiamo migliorare la vita delle persone e sensibilizzare la cittadinanza per una transizione ecologica più equa, verso una Roma più solidale ed inclusiva.” (Diogenenews 13/11/2024)
Libano-Siria: 300.000 bambini sfollati cercano sicurezza, allarme di Save the Children
Diogenenews 13/11/2024: Negli ultimi due mesi, circa 300.000 bambini sono fuggiti dal Libano verso la Siria, spinti dall’intensificarsi della violenza. Save the Children lancia l’allarme: molti di questi minori viaggiano soli, separati dai familiari, e sono esposti a gravi rischi, tra cui abusi, malattie e fame, mentre l’inverno si avvicina. Secondo stime dell’ONU, il 60% degli sfollati è composto da bambini e adolescenti, in disperato bisogno di cure mediche, cibo e acqua. Tra coloro che cercano rifugio in Siria, il 70% sono cittadini siriani, mentre il resto è composto da libanesi o persone di altre nazionalità. In Libano, Save the Children segnala che la situazione è drammatica: 1,2 milioni di persone sono state costrette a lasciare le loro case, inclusi molti rifugiati siriani, che da anni risiedono nel Paese per sfuggire al conflitto iniziato in Siria tredici anni fa. Ma la Siria non è in grado di accogliere adeguatamente questi flussi. Il Paese sta affrontando una crisi umanitaria senza precedenti, con oltre il 72% della popolazione, circa 16,7 milioni di persone, in stato di grave bisogno. Di questi, il 45% sono bambini. “La necessità di aiuti è estrema, ma il sostegno internazionale è ormai insufficiente,” afferma Rasha Muhrez, responsabile delle operazioni di Save the Children in Siria. Muhrez sollecita un sostegno urgente per garantire servizi di base come istruzione, salute mentale e programmi di recupero per i bambini. Inoltre, l’appello della comunità internazionale per un cessate il fuoco diventa essenziale per fermare l’impatto devastante del conflitto sulla regione. Save the Children e i suoi partner stanno distribuendo coperte, cibo e acqua alle famiglie sfollate in Siria e nel sud del Libano, dove l’organizzazione ha intensificato le operazioni a partire da ottobre 2023 per sostenere i bambini e le famiglie libanesi, siriane e palestinesi. (Diogenenews 13/11/2024)


