Emergenza fame nel mondo aumentata del 26% negli ultimi 4 anni
Diogenenews 12/11/2024: Gli eventi climatici estremi e i conflitti armati hanno fatto aumentare del 26% il numero di persone che soffrono la fame in soli quattro anni, mettendo sempre più in discussione l’obiettivo “Fame Zero” per il 2030. Secondo l’Indice Globale della Fame (GHI) 2024, curato in Italia da CESVI e redatto da Welthungerhilfe e Concern Worldwide, a questo ritmo un livello di fame “basso” potrebbe essere raggiunto solo nel 2160. Il report evidenzia come nel 2023 siano state 733 milioni le persone colpite dalla fame, con un incremento di 152 milioni rispetto al 2019. Oggi, una persona su undici nel mondo e una su cinque in Africa soffre di fame cronica, mentre quasi 3 miliardi non possono permettersi una dieta adeguata a causa dei rincari alimentari e della crisi economica. “Cresce l’insicurezza alimentare e il rischio di carestie,” avverte Stefano Piziali, direttore generale di CESVI, “anche perché la fame viene sempre più usata come arma nei conflitti. Questi dati allarmanti riflettono una crisi permanente causata da conflitti diffusi, cambiamenti climatici, instabilità economica, crisi del debito e disuguaglianze. È ancora possibile intervenire, ma è urgente farlo in modo rapido e strutturato”. L’Indice Globale della Fame monitora il livello di malnutrizione a livello globale, regionale e nazionale tramite quattro indicatori: denutrizione, deperimento infantile, arresto della crescita nei bambini e mortalità sotto i cinque anni. Il punteggio globale di quest’anno è di 18,3, un livello di fame “moderato”, ma in Paesi come Somalia, Burundi, Ciad, Madagascar, Sud Sudan e Yemen il livello resta “allarmante”, mentre in altri 36 Paesi è considerato “grave”. “Tra il 2000 e il 2016 – spiega Piziali – sono stati compiuti progressi significativi, ma dal 2016 si è assistito a un rallentamento e in alcuni casi a un’inversione di tendenza”. Nell’edizione 2024 del GHI, su 130 Paesi analizzati, in due terzi i livelli di fame non sono migliorati o addirittura peggiorati. In particolare, 22 Paesi con punteggi GHI moderati, gravi o allarmanti hanno visto un peggioramento rispetto al 2016, mentre in 5 Paesi (Venezuela, Siria, Libia, Giordania e Figi) il deterioramento risale addirittura al 2000. Al ritmo attuale, saranno almeno 64 i Paesi che non riusciranno a raggiungere l’obiettivo “Fame Zero” entro il 2030. Si stima infatti che, entro tale data, 582 milioni di persone – la metà in Africa – resteranno cronicamente denutrite, un numero comparabile a quello del 2015, anno in cui il mondo si è impegnato a eliminare la fame entro il 2030. Il GHI sottolinea inoltre il rapido aggravamento dell’insicurezza alimentare in diverse aree, con condizioni di carestia in aumento in Stati come Gaza, Sudan, Haiti, Burkina Faso, Mali e Sud Sudan. Solo in pochi Paesi, tra cui Bangladesh, Mongolia, Mozambico, Nepal, Somalia e Togo, si sono registrati miglioramenti, anche se la fame resta una sfida importante. (Diogenenews 12/11/2024)
Italia: Per l’87% il cambiamento climatico è una grave minaccia globale, in particolare per la salute
Diogenenews 12/11/2024: Secondo una recente indagine Ipsos per Amref Italia, l’87% degli italiani percepisce il cambiamento climatico come una seria minaccia per il mondo intero, con il 92% dei giovani della Gen Z che mostra una particolare preoccupazione per l’impatto sulla salute globale. L’indagine, parte della quarta edizione dello studio “Africa e Salute: l’opinione degli italiani”, è stata condotta in vista della COP29 a Baku, Azerbaijan, che si terrà dall’11 al 22 novembre. Amref Health Africa sarà presente alla conferenza con l’intento di promuovere il Pan-African Partnership on Climate and Health, un’iniziativa congiunta con la Pan-African Climate Justice Alliance (PACJA) e l’African Institute for Development Policy (AFIDEP), che sarà lanciata il 18 novembre. Dalla ricerca emerge che per il 47% degli italiani, le ondate di calore e l’innalzamento delle temperature sono le manifestazioni più preoccupanti del cambiamento climatico, con una quota che sale al 53% tra la Gen Z. Seguono la siccità e la riduzione delle risorse idriche (43%), la carenza alimentare causata dai cambiamenti nell’agricoltura (41%, in crescita del 4% rispetto al 2023) e le alluvioni (32%). Sebbene quasi tre italiani su cinque pensino che sia ormai troppo tardi per adottare soluzioni decisive, il 33% ritiene che l’allarmismo climatico sia eccessivo. Tuttavia, il 61% concorda sul fatto che i Paesi a basso reddito siano i più vulnerabili al cambiamento climatico. L’Africa, responsabile di meno del 10% delle emissioni globali, è tra le aree più colpite, con eventi meteorologici estremi che nel solo 2023 hanno causato oltre 15.000 morti e colpito 88 milioni di persone con la siccità. Guglielmo Micucci, Direttore di Amref Italia, ha commentato: “Il cambiamento climatico ha un volto umano; è il nostro compito alla COP29 sottolineare che esiste una salute unica e globale, una ‘One Health’ che integra la salute umana, ambientale e animale”. (Diogenenews 12/11/2024)
Mense scolastiche italiane, qualità in crescita ma metà dei pasti finisce nei rifiuti
Diogenenews 12/11/2024: Un nuovo rapporto di Foodinsider evidenzia che, nonostante il miglioramento dei menu scolastici in molte città italiane, i bambini continuano a rifiutare circa metà dei pasti serviti, che finiscono nella spazzatura. Il “9° Rating dei menu scolastici” ha analizzato un terzo delle mense italiane, mostrando un aumento della qualità nel 44% dei menu rispetto all’anno precedente, stabilità nel 29,5%, e un calo nel 20%. Tra i miglioramenti spiccano le città come Trento, Udine, Frosinone, Rieti e Siracusa, dove i nuovi bandi di gara hanno portato a una cucina più sostenibile e attenta alla salute. La legge sui Criteri Ambientali Minimi, in vigore dal 2020, ha contribuito a rendere i pasti più sani, con un maggiore utilizzo di prodotti biologici, legumi e ingredienti locali. Tuttavia, molti alunni mostrano riluttanza a provare nuovi piatti, preferendo pasta in bianco e pane, quest’ultimo proposto ora in varianti integrali e con grani antichi. Punti critici rimangono l’uso di cibo processato e la quantità effettivamente consumata, che si riduce soprattutto in contesti dove manca l’educazione alimentare. I risultati premiano le città che investono in mense con cucine interne e offrono ambienti di pranzo più tranquilli e meno affollati. Sesto Fiorentino conquista il primo posto su 60 Comuni, grazie a un menu locale e sostenibile senza plastica e cibi industriali, con il 73% degli alimenti provenienti dalla filiera corta. Parma e Fano seguono a pari merito, mentre Cremona si distingue per la qualità gastronomica. A Sud, Bari, Brindisi e Siracusa mostrano segnali positivi, con quest’ultima in forte ascesa nella classifica di Foodinsider. La presidente di Foodinsider, Claudia Paltrinieri, sottolinea che il successo di Sesto Fiorentino è dovuto all’uso di prodotti locali come olio d’oliva di Calenzano, trota della Lunigiana e pasta fresca del Mugello. Il report conferma una disparità geografica nella qualità delle mense: il Nord vanta il 37% di mense di alta qualità, il Centro il 28%, mentre il Sud resta indietro all’11%, complice la minore diffusione del tempo pieno e di una tradizione consolidata nel servizio mensa. In testa alla classifica regionale si trovano Lombardia e Marche, seguite da città come Cremona, Bergamo, Fano e Ancona. All’ultimo posto compaiono Pescara, Viterbo, Pisa e Reggio Calabria. (Diogenenews 12/11/2024)
Trump e le deportazioni: promesse e rischi per l’economia americana
Diogenenews 12/11/2024: In campagna elettorale, Donald Trump ha promesso che le deportazioni di massa avrebbero solo effetti positivi, liberando gli Stati Uniti dai “criminali” e alzando i salari. Tuttavia, un’analisi di Elena Molinari su Avvenire riporta i dubbi degli esperti, che evidenziano le difficoltà e i rischi economici di un piano che prevede l’espulsione di 11 milioni di immigrati. Secondo l’American Immigration Council, queste deportazioni costerebbero circa 315 miliardi di dollari e richiederebbero infrastrutture di detenzione e identificazione che attualmente gli Stati Uniti non possiedono. Oltre ai costi operativi, le conseguenze economiche sarebbero pesanti: la forza lavoro perderebbe miliardi in contributi fiscali e previdenziali, e il PIL potrebbe contrarsi fino al 6,8%. Settori come edilizia, ospitalità e servizi di pulizia, in cui molti lavoratori sono immigrati irregolari, subirebbero gravi carenze di personale. Trump ha anche promesso di revocare i programmi di protezione, come DACA, aumentando l’incertezza per quasi due milioni di lavoratori essenziali. (Diogenenews 12/11/2024)
COP29 Baku: Incertezze e assenze pesano sui negoziati sul clima
Diogenenews 12/11/2024: Alla COP29 di Baku il clima si fa teso: le assenze di leader chiave come Ursula von der Leyen, Emmanuel Macron e Olaf Scholz si sommano all’annuncio dell’uscita degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi, voluta da Trump, lasciando il negoziatore John Podesta in una posizione debole. Durante il primo mandato di Trump, le rinnovabili non si fermarono, e potrebbero reggere ancora, ma la minaccia di tagli ai sussidi dell’Inflation Reduction Act – simbolo della politica climatica di Biden – preoccupa. Tuttavia, i repubblicani, specie dei distretti che beneficiano di quei fondi, appaiono pronti a difenderli. Sul piano globale, l’assenza di Washington toglie all’Europa un alleato forte nelle trattative con la Cina e i Paesi esportatori di combustibili fossili. La Cina, in testa per emissioni, potrebbe ora puntare a guidare la transizione, mentre Paesi insulari e l’UE chiedono di spingere per un graduale abbandono del carbone, petrolio e gas. Al contrario, i Paesi produttori di combustibili, incluso l’Azerbaijan ospitante, desiderano che la discussione si limiti ai finanziamenti climatici. Tra i temi centrali dei negoziati, che si concluderanno il 22 novembre, vi è l’aumento degli aiuti ai Paesi vulnerabili, con una proposta di innalzare gli attuali 100 miliardi di dollari annui fino a mille miliardi. Nel primo giorno, le parti hanno raggiunto un accordo sugli standard di qualità per i crediti di carbonio ONU, necessario per creare un mercato globale di crediti che aiutino a compensare le emissioni, anche se restano dubbi sull’efficacia contro il rischio di greenwashing. Gli impegni di triplicare la capacità di produzione energetica pulita e raddoppiare l’efficienza entro il 2030, presi a Dubai, restano lontani. L’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA) segnala che servirà triplicare i fondi per raggiungere gli obiettivi, dai 570 miliardi di dollari attuali a 1.500 miliardi annui fino al 2030. I combustibili fossili, ancora predominanti, rappresentano oltre il 70% del mix energetico globale. Nuovi studi confermano le pesanti ricadute economiche del cambiamento climatico. Uno studio di BCG e Cambridge stima che l’inazione potrebbe costare tra il 10 e il 15% del PIL globale entro il 2100, mentre investire meno del 2% del PIL in politiche di riduzione delle emissioni potrebbe contenere l’aumento delle temperature e limitare le perdite economiche. Un’analisi di Oxera per la ICC indica che eventi climatici estremi hanno causato 2.000 miliardi di dollari di danni e coinvolto 1,6 miliardi di persone negli ultimi dieci anni. Il 2024 è destinato a superare il record di caldo del 2023, spingendo le temperature oltre il limite di 1,5 gradi, afferma la World Meteorological Organization. Intanto, fenomeni come l’innalzamento dei mari continuano a colpire duramente isole e coste del Pacifico. (Diogenenews 12/11/2024)
Francia, riforme scolastiche tra divisioni sociali e polemiche
Diogenenews 12/11/2024: Proseguono le riforme nel sistema scolastico francese: la nuova ministra Anne Genetet sta portando avanti il lavoro avviato dal suo predecessore Gabriel Attal, puntando su gruppi di “bisogno” dalla scuola media e su un certificato di competenze necessario per il passaggio alle superiori. Ma il progetto suscita critiche: secondo molti, si rischia di indebolire l’idea di una scuola democratica e inclusiva. Le nuove direttive prevedono la suddivisione degli studenti in gruppi di “bisogno” in base a capacità accademiche e contesto sociale, creando classi separate che potrebbero ridurre la cooperazione e l’integrazione scolastica. Questa frammentazione, secondo i critici, rischia di portare a un sistema scolastico elitario, in cui gli studenti più svantaggiati finiscono sempre più orientati verso percorsi professionali e meno verso le scuole superiori. Dal 2027, il passaggio alle superiori sarà condizionato dal conseguimento di un certificato di competenze. Questo cambiamento, in assenza di risorse e sostegno al personale, preoccupa insegnanti e famiglie, che temono conseguenze per gli studenti più vulnerabili, spesso già destinati ai percorsi professionali, dove la riduzione delle ore di insegnamento penalizza ulteriormente la loro formazione. Sul campo, le riforme trovano resistenza: il personale scolastico lamenta la mancanza di risorse per ridurre le dimensioni delle classi e valorizzare la professione docente, mentre si implementano cambiamenti che vedono gli insegnanti ridotti a meri esecutori di kit didattici. Per alcuni sindacati, la direzione intrapresa porterà solo a un deterioramento delle condizioni lavorative e all’indebolimento del sistema scolastico. (Diogenenews 12/11/2024)
Detroit: la povertà crescente alla base del successo elettorale di Donald Trump
Diogenenews 12/11/2024: A Detroit, molti residenti dei quartieri più poveri si rivolgono sempre più spesso ai centri di distribuzione alimentare per far fronte all’aumento dei costi della vita. Il rincaro di beni di prima necessità, come alimenti e carburante, ha spinto molte persone a cercare aiuti periodici per procurarsi il cibo. L’inflazione in crescita viene indicata dai residenti come una delle cause principali della crisi, che ha ridotto il potere d’acquisto di molti lavoratori e pensionati. La percezione diffusa è che le politiche dell’amministrazione Biden abbiano contribuito a peggiorare la situazione economica, provocando disoccupazione e un senso di declassamento che ha portato numerosi cittadini a preferire la leadership di Donald Trump, ricordato per i prezzi più bassi e la maggiore accessibilità ai beni nel suop precedente mandato. La transizione ecologica, con il passaggio all’elettrico, è vista dai lavoratori dell’industria automobilistica come un rischio per l’occupazione locale, soprattutto dopo i recenti licenziamenti nelle grandi aziende del settore. Molti abitanti ritengono che Trump possa risolvere la crisi, puntando sullo sfruttamento delle risorse nazionali e sull’introduzione di dazi per sostenere l’industria americana. Nel frattempo i centri di distribuzione alimentare restano un’ancora di salvezza per chi fatica a coprire le spese quotidiane. (Diogenenews 12/11/2024)
Italia: Senza fissa dimora con diritto all’assistenza sanitaria completa
Diogenenews 12/11/2024: Il Senato italiano ha approvato all’unanimità una legge che garantisce l’accesso completo all’assistenza sanitaria per le persone senza fissa dimora presenti regolarmente in Italia. La legge, proposta dal deputato Marco Furfaro (PD), permette ora a chi non ha una residenza stabile di scegliere un medico di base o un pediatra senza dover ricorrere a residenze fittizie, come l’indirizzo simbolico di “via Modesta Valenti” a Roma, utilizzato per anni come soluzione temporanea. La norma prevede anche un fondo da un milione di euro per il 2025 e il 2026, destinato a un programma sperimentale nelle 14 città metropolitane. Attualmente, quasi 100.000 persone in Italia si trovano senza una fissa dimora; un quarto di loro vive a Roma e un decimo a Milano. Fino a oggi, questi individui hanno potuto registrarsi solo grazie a una vecchia circolare Istat, ora superata dalla nuova legge, che stabilisce il diritto alla registrazione anagrafica e all’accesso ai servizi sanitari in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Il governo sarà tenuto a presentare una relazione annuale al Parlamento sui progressi del programma, monitorando il numero di registrazioni anagrafiche e il ricorso ai servizi sanitari da parte dei senzatetto. (Diogenenews 12/11/2024)
La povertà e la disuguaglianza in Germania stanno raggiungendo nuovi massimi
Diogenenews 12/11/2024: La disuguaglianza di reddito e l’incertezza continuano ad aumentare tra i cittadini tedeschi. Inoltre, negli ultimi anni tra la popolazione si sono diffusi timori riguardo al proprio tenore di vita, come dimostra il rapporto sulla distribuzione pubblicato lunedì dall’Istituto di scienze economiche e sociali (WSI) della Fondazione Hans Böckler, affiliata ai sindacati. Nel 2023, oltre il 50% delle persone nella metà inferiore del reddito e quasi il 47% nella classe medio-alta temevano di non riuscire più a mantenere il proprio tenore di vita in futuro. Il rapporto afferma che, soprattutto a causa della crisi del coronavirus e dell’elevata inflazione tra il 2020 e il 2023, le preoccupazioni per la propria situazione economica sono aumentate in modo significativo per molte persone appartenenti alla classe media. C’è un alto livello di incertezza. Il risultato è che anche la fiducia nello Stato sta diminuendo. Meno della metà delle persone a basso reddito ritiene che la democrazia funzioni ancora bene. Nella parte medio-bassa è del 52%, nella parte medio-alta è quasi del 60%. I dati sulle condizioni di vita si basano, tra l’altro, su sondaggi condotti tra il 2020 e il 2023 su circa 4.000 persone. Solo un quinto delle persone che vivono in povertà si fida del sistema legale. In questo contesto, Dorothee Spannagel e Jan Brülle, autori del rapporto WSI, avvertono che si crea un circolo vizioso: la mancanza di prosperità e l’incertezza potrebbero portare sempre più persone a rinunciare alla partecipazione al sistema politico. Più di un terzo delle persone a basso reddito e delle persone che vivono in povertà credono già che l’affermazione “i partiti al governo stanno ingannando il popolo” sia corretta. Quasi il 20% ha dichiarato che non voterà alle prossime elezioni federali. Nella fascia di reddito medio-alta questa percentuale ammonta solo all’11%. Secondo il rapporto, anche in Germania la povertà e la disuguaglianza hanno recentemente raggiunto nuovi massimi. Secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2021 quasi il 18% dei cittadini viveva in povertà e l’11,3% addirittura in grave povertà. Nel 2010 entrambi i tassi erano pari al 14,2 e al 7,8%. Le famiglie il cui reddito netto è inferiore al 60% del reddito medio sono considerate a basso reddito. Ciò corrisponde a un massimo di 1.350 euro al mese per un solo nucleo familiare. La povertà grave è definita come inferiore al 50% o 1.120 euro al mese. Secondo il rapporto, i disoccupati e le persone con o senza diploma di scuola secondaria sono colpiti in modo sproporzionato dalla povertà. Nel frattempo, i dipendenti a tempo pieno appartengono prevalentemente al cosiddetto gruppo a reddito medio. (Diogenenews 12/11/2024)
Isole Canarie, 158.000 bambini e adolescenti a rischio di povertà ed esclusione sociale
Diogenenews 12/11/2024: La povertà infantile nelle Isole Canarie continua ad essere insopportabile, con cifre notevolmente più elevate rispetto al resto della popolazione, secondo il Rapporto sullo stato di povertà preparato dalla rete EAPN nelle Isole Canarie, che avverte che 158.000 ragazzi, ragazze e adolescenti sotto I 18enni, il 44,5%, più di un quarto della popolazione delle Isole Canarie, sono a rischio di povertà e/o esclusione sociale. Pur riducendosi di 3,3 punti rispetto al 47,8% del 2022, presenta comunque un tasso molto elevato rispetto alle altre fasce di età, quasi dieci punti in più. Le Isole Canarie sono la seconda comunità autonoma con il tasso più alto dietro all’Andalusia (47,1%), quando la media nazionale è del 34,5%, e molto lontane dai Paesi Baschi (18,6%) o La Rioja (18,8%). Le Isole Canarie hanno un tasso di povertà infantile così elevato da superare quello dei 27 Paesi dell’Unione Europea, superando il 41,5% della Romania o il 35,9% della Bulgaria, mentre il dato della Spagna peggiora di quasi dieci punti rispetto al 24,7% della media europea. La situazione dei minori è molto più elevata di quella della popolazione totale delle Canarie in tutti gli indicatori di povertà ed esclusione sociale, con un tasso di Arope del 44,5% nella povertà infantile rispetto al 33,8% di quelli con più di 18 anni. Prendendo come limite di povertà ed esclusione il fatto di avere un reddito inferiore o uguale a 785 euro mensili, il 37,1% dei minori canari si trova in questa situazione, rispetto al 26,1% della popolazione totale, e se scendiamo alla povertà estrema, con con un reddito inferiore o uguale a 560 euro, il dato è di quasi il 15% per bambini e adolescenti, e del 9,7% per il resto della popolazione. In relazione agli indicatori di grave deprivazione materiale e sociale, la media per i minori di 18 anni è del 16,4%, mentre per il resto dei residenti è dell’11%. Questa voce si riferisce a carenze e vulnerabilità come non poter sostituire gli abiti danneggiati con altri nuovi, o non potersi permettere di avere due paia di scarpe in buone condizioni; Non spendere una piccola somma di denaro per te stesso, non partecipare ad attività ricreative o incontrare amici per mangiare o bere almeno una volta al mese. Bisogna sottolineare che non esistono bambini e adolescenti poveri senza che anche le loro famiglie siano povere. Le persone che vivono in famiglie con minori sono più vulnerabili e il loro tasso di povertà è più alto di 7,7 punti. La povertà in una famiglia senza minori nelle Isole Canarie si attesta al 30%, salendo al 37,7% in caso di figli, un divario che si riduce di 2,2 punti rispetto al rapporto 2022, quando i dati del Tasso di povertà erano del 27,8% per famiglie senza figli e il 43,7% per i nuclei familiari con figli. La povertà e l’esclusione infantile peggiorano anche nei nuclei familiari dove sono presenti meno adulti, soprattutto nelle famiglie monoparentali (la madre è il capofamiglia), o dove sono presenti un maggior numero di minori (famiglie numerose). Secondo il rapporto Arope per le Isole Canarie, se la povertà infantile totale è pari al 44,5% nelle case, questo indicatore sale al 52,7% nel caso dei minori che vivono in case monoparentali e rappresenta il 52,4% in coloro che vivono in famiglie numerose. Tenendo conto del reddito familiare, e prendendo come limite di povertà ed esclusione il reddito inferiore o uguale a 785 euro mensili, la media regionale è pari al 37,1% delle famiglie con minori, che sale al 45% nel caso delle famiglie monoparentali. abitazioni e il 45,9% in abitazioni con famiglie numerose. Se scendiamo ancora più nella povertà e nell’esclusione estrema, avendo meno di 560 euro al mese, le Isole Canarie registrano il 14,9% delle persone in famiglie con minori in questa situazione, che sale al 23,4% nel caso delle unità monoparentali e al 24,5% nelle famiglie numerose. Se guardiamo alla grave deprivazione materiale e sociale, il numero medio di famiglie con figli è del 16,4%, e sale al 18,4% tra le famiglie monoparentali e al 15,6% tra i membri di famiglie numerose. Le carenze in famiglia e in casa includono il non consentire un pasto a base di carne, pollo o pesce almeno a giorni alterni; non riuscire a far fronte a spese impreviste; essere in ritardo con i pagamenti del mutuo o dell’affitto, delle bollette o degli acquisti rateali; non consentire la connessione a Internet; non mantenere la casa ad una temperatura adeguata; o non essere in grado di sostituire i mobili danneggiati. (Diogenenews 12/11/2024)


