Diogene – Agenzia 06/11/2024

Esodo senza precedenti: 800.000 nicaraguensi in fuga dal regime

Diogenenews 06/11/2024: Dal 2018, circa 800.000 nicaraguensi, pari all’11,8% della popolazione stimata a 6,8 milioni, hanno abbandonato il loro Paese. La causa principale di questo esodo è la repressione crescente del governo di Daniel Ortega e Rosario Murillo, iniziata con le proteste sociali di aprile 2018 e diventata via via più opprimente. Secondo il rapporto del Collettivo per i diritti umani Nicaragua “Nunca más”, citato dal sito indipendente Despacho 505, si tratta della più grande fuga nella storia del Nicaragua, con dati raccolti dai Paesi che accolgono la diaspora. In Costa Rica, sono oltre 250.000 i nicaraguensi che hanno chiesto asilo, ma tanti si dirigono anche verso Stati Uniti, Messico e Spagna. Un rapporto precedente, pubblicato nel giugno 2023 e intitolato “Situazione dei nicaraguensi sfollati con la forza”, indicava che fino a quel momento circa 605.043 persone avevano lasciato il Nicaragua per sfuggire alla repressione contro oppositori politici, esponenti religiosi e critici del regime. Negli ultimi 16 mesi, il fenomeno si è intensificato: altri 195.000 cittadini hanno cercato rifugio all’estero, una cifra che equivale a una media di 17 persone che ogni ora scelgono di lasciare la loro terra. (Diogenenews 06/11/2024)


Patronati esclusi dal Decreto Flussi: rischio per legalità e integrazione

Diogenenews 06/11/2024: Paolo Ricotti, presidente nazionale del Patronato Acli, critica duramente le recenti decisioni del governo in merito alla gestione delle pratiche di regolarizzazione per gli immigrati. “Sebbene il governo dichiari di voler promuovere la legalità, nei fatti sta scoraggiando l’emersione regolare degli immigrati, affidando queste procedure a figure non specializzate nella tutela dei lavoratori,” afferma Ricotti, evidenziando come agli operatori dei Patronati sia stato vietato l’accesso al portale Ali per le domande di nulla osta al lavoro previste dal Decreto Flussi 2025. In un recente incontro con i Ministeri dell’Interno e del Lavoro, Acli e Patronato Acli hanno contestato l’esclusione dei Patronati dai soggetti autorizzati a inoltrare tali domande, una scelta che va in contrasto con il protocollo firmato nel 2007 tra i ministeri competenti e con i precedenti Decreti Flussi. La delusione è palpabile: “È sconcertante che proprio i Patronati, da sempre garanti della legalità e sottoposti a verifiche annuali, siano stati esclusi dall’assistenza ai datori di lavoro per queste pratiche”, spiegano le Acli, aggiungendo che l’esclusione non è motivata da alcuna accusa di irregolarità o inefficienza. Oltre a impedire ai Patronati di assistere datori di lavoro e lavoratori nelle domande per il Decreto Flussi, il Ministero dell’Interno ha bloccato per loro l’accesso anche ad altre pratiche fondamentali come il ricongiungimento familiare. In questo modo, i Patronati si vedono esclusi dalla possibilità di fornire supporto essenziale agli immigrati che intendono regolarizzare la propria situazione e favorire l’integrazione. Ricotti sottolinea che, in un momento in cui la domanda di manodopera straniera è altissima, questa decisione non fa altro che complicare il processo, aumentando i costi per datori di lavoro e famiglie e lasciando senza supporto categorie vulnerabili. “Un governo che dichiara di combattere l’irregolarità agisce paradossalmente per favorirla, privando i lavoratori e le famiglie di un rapporto con enti esperti e affidabili che possono accompagnarli verso una reale integrazione,” afferma. Nonostante tutto, Acli e Patronato Acli continuano a fornire informazioni corrette agli utenti e auspicano che, in fase di conversione del Decreto, venga riconosciuto il ruolo fondamentale dei Patronati, con un ritorno alla normale operatività sulla piattaforma Ali. (Diogenenews 06/11/2024)


Italia: arriva la stangata sulle bollette di gas ed energia elettrica

Diogenenews 06/11/2024: Proprio alle porte dell’inverno e dell’accensione dei riscaldamenti, le bollette del gas tornano a salire. Per ottobre, il prezzo di riferimento per i clienti vulnerabili – come comunicato dall’Autorità dell’Energia (Arera) – è salito a 116,77 centesimi di euro per metro cubo, con un aumento del 5,3% rispetto a settembre. Questo incremento è attribuito all’aumento dei prezzi all’ingrosso, che pesa sulla materia prima, e all’aumento delle spese per il trasporto e la gestione del contatore, secondo quanto spiegato da Arera. Marco Vignola, vicepresidente dell’Unione nazionale consumatori, sottolinea che “l’inizio della stagione fredda e l’incremento della domanda di gas portano, come sempre, a rincari”. Tuttavia, Vignola ricorda che, per i clienti vulnerabili, le tariffe tutelate restano ancora più vantaggiose rispetto alla maggior parte delle offerte sul mercato libero. Il Codacons ha calcolato che, con un consumo medio annuo di 1.100 metri cubi per famiglia, la spesa per il gas salirà a circa 1.284 euro annui, un incremento di 64 euro rispetto ai prezzi di settembre. E la situazione potrebbe peggiorare: l’accumulo di scorte di gas da parte dei vari paesi nel periodo autunnale potrebbe infatti spingere ulteriormente al rialzo i prezzi sui mercati internazionali, con impatti diretti sulle tariffe al consumo. Assoutenti aggiunge che i rincari pesano soprattutto sui clienti più vulnerabili, che si trovano a pagare in ottobre tariffe del 10% superiori rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, quando il prezzo del gas si aggirava intorno ai 106,13 centesimi di euro per metro cubo. (Diogenenews 06/11/2024)


Migliaia di licenziamenti in tutta Europa, dalle major industriali a quelle del commercio

Diogenenews 06/11/2024: In Europa, diversi settori stanno affrontando una nuova ondata di tagli al personale. L’ultimo annuncio in tal senso arriva da Auchan, la catena francese di supermercati, che ha comunicato l’intenzione di ridurre la propria forza lavoro in Francia. A rischio ci sono 2.389 posti su un totale di 54.000, con la prevista chiusura di una dozzina di punti vendita, tra cui un supermercato e tre ipermercati, ritenuti ormai non redditizi. I clienti di Auchan non sembrano sorpresi dalla notizia: molti lamentano scaffali frequentemente vuoti, segnale delle difficoltà che il marchio sta attraversando. Un tempo, gli ipermercati rappresentavano un’innovazione apprezzata per la vasta gamma di prodotti offerti, ma oggi faticano a mantenere un margine di profitto. Per rispondere alla crisi, Auchan punta a ridimensionare i propri spazi di vendita, riducendo le superfici dei suoi ipermercati del 25% per non superare i 10.000 metri quadrati. Il piano di rilancio prevede inoltre un focus su punti vendita di dimensioni ridotte, punti di ritiro drive-through e consegne a domicilio di prodotti freschi. Anche il settore automobilistico tedesco è in difficoltà. Schaeffler AG, azienda che produce componenti e macchinari per auto, ha annunciato l’intenzione di tagliare 4.700 posti di lavoro in Europa, evidenziando le sfide che anche colossi come Volkswagen stanno affrontando. I tagli sono stati descritti dall’azienda come misure necessarie per affrontare la riduzione della produzione automobilistica e la debolezza di diversi settori industriali. La riorganizzazione di Schaeffler comporterà il consolidamento della produzione e un ridimensionamento delle capacità, con la chiusura di due stabilimenti al di fuori della Germania. In particolare, in Germania saranno soppressi circa 2.800 posti di lavoro distribuiti in 10 siti, ma il piano di riduzione interesserà anche altri cinque impianti in Europa. L’obiettivo, secondo Schaeffler, è di rafforzare la competitività a lungo termine. (Diogenenews 06/11/2024)


Legge di Bilancio: insufficienti le misure contro la povertà dilagante

Diogenenews 06/11/2024: In un Paese dove la povertà colpisce sempre più persone, la legge di Bilancio si rivela, secondo l’Alleanza contro la povertà in Italia, inadeguata per fronteggiare una situazione di emergenza crescente. Questa coalizione, che raccoglie organizzazioni come Acli, Caritas, Cgil e Cisl, ha esposto alle Commissioni parlamentari un quadro preoccupante: oltre 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta, circa il 9,7% della popolazione, un dato che testimonia una crisi ormai cronica. L’8,4% delle famiglie italiane è ormai sotto una soglia di dignità minima, e le misure previste dal governo sono, per l’Alleanza, insufficienti. Il nuovo Assegno di Inclusione (ADI), perno delle politiche del governo in materia di sostegno, appare limitato nelle sue capacità di risposta. Destinato solo a famiglie con minori, disabili o anziani, l’ADI esclude infatti molte persone in difficoltà, rappresentando una soluzione ben lontana dalla protezione universale del Reddito di Cittadinanza. L’Alleanza denuncia inoltre il drastico ridimensionamento del fondo per l’ADI, ridotto di 300 milioni, a fronte di un aumento della domanda. “Queste risorse potevano essere reinvestite contro la povertà, ma così non è stato”, ha osservato Antonio Russo, portavoce dell’Alleanza. L’ADI, oggi, copre poco più della metà delle famiglie sostenute in precedenza dal Reddito di Cittadinanza: se prima le famiglie assistite erano 1,3 milioni, ora sono 695.000, con un calo del 52,5%. Di fronte a questa riduzione, l’Alleanza richiama il governo a destinare circa un miliardo di euro per rafforzare l’ADI, indicizzarlo all’inflazione e rivedere la scala di equivalenza per aiutare le famiglie numerose. Altre richieste includono l’estensione del sostegno alle famiglie in affitto e l’opportunità per i lavoratori poveri di cumulare parzialmente reddito e sussidio. Secondo l’Alleanza, misure come la carta “Dedicata a te” – un sostegno temporaneo per famiglie con ISEE inferiore a 15.000 euro – non risolvono la crisi. Lo stesso vale per il bonus alla nascita, un’iniziativa priva di stabilità e indipendente dal reddito. “Servono misure strutturali, non aiuti temporanei”, sostiene Russo. “Al contrario, il governo sceglie incentivi frammentari, con l’effetto di escludere gran parte dei bisognosi e rafforzare il divario sociale”. L’Alleanza avverte che, senza un cambiamento di rotta, l’Italia rischia di tagliare oltre un miliardo in investimenti sociali nel 2024, con una riduzione che potrebbe raggiungere i 3-4 miliardi nei prossimi anni. La povertà richiede risposte forti e lungimiranti, che vadano oltre i bonus a termine per costruire un sistema di welfare inclusivo e duraturo. (Diogenenews 06/11/2024)


Preoccupazione internazionale per la sorte di Ahou Daryaei in Iran

Diogenenews 06/11/2024: Hossein Simaei, ministro iraniano per la Scienza, la Ricerca e la Tecnologia, ha condannato come “immorale” il gesto della giovane donna iraniana che sabato si è spogliata in pubblico nei pressi di un’università di Teheran. Secondo Simaei, il suo comportamento non solo ha infranto le regole, ma è andato contro la sharia, la legge islamica, e le tradizioni locali. Tuttavia, ha chiarito che la giovane non è stata espulsa dall’università. Il gesto audace della donna, una studentessa trentenne di nome Ahou Daryaei, ha rapidamente guadagnato visibilità a livello globale grazie ai social media, diventando un potente simbolo della dissidenza contro il rigido regime della Repubblica Islamica dell’Iran. Da quel momento, il gesto ha innescato una profonda spaccatura, con critiche e sostegni che si sono moltiplicati sia tra i sostenitori del governo sia tra i suoi oppositori. Ahou Daryaei, studentessa di lingua francese all’Università Azad di Teheran, sarebbe stata affrontata dai Basij, la temuta milizia iraniana, che le ha contestato di non indossare l’hijab, obbligatorio nelle istituzioni educative. Secondo quanto riportano gli attivisti, la donna sarebbe stata molestata e le sarebbe stato strappato parte del vestiario dai membri della milizia. In risposta, Daryaei ha deciso di togliersi volontariamente i vestiti rimasti come gesto di protesta, uscendo poi dall’università e camminando in strada vestita solo della biancheria intima. Da molte ore non si hanno più notizie della donna e non si sa dove e in che condizionati è detenuta dopo l’arresto di due giornai fa. (Diogenenews 06/11/2024)


Il tasso di povertà in Francia raggiunge il 30,6% tra gli immigrati

Diogenenews 06/11/2024: Uno studio dell’INSEE evidenzia che, in Francia, il tenore di vita medio degli immigrati era di 21.570 euro annui nel 2021, inferiore del 26% rispetto ai 27.170 euro della popolazione non immigrata. Dopo l’inclusione di prestazioni sociali e tasse, questo divario scende al 21%. Gli immigrati provenienti dall’Africa hanno il livello più basso, con un reddito annuo medio di 18.990 euro, mentre quelli nati in Europa arrivano a 24.680 euro. Gli immigrati, spesso più giovani e meno qualificati, occupano posizioni lavorative meno specializzate, guadagnando in media 16.160 euro l’anno, contro i 20.600 euro dei lavoratori non immigrati. Il reddito da lavoro costituisce circa il 75% del tenore di vita sia per immigrati che per non immigrati. Lo studio sottolinea che gli immigrati ricevono più aiuti sociali rispetto ai non immigrati. Gli aiuti costituiscono infatti l’11% del tenore di vita degli immigrati, rispetto al 6% per gli altri. Per gli immigrati di origine africana, questa quota sale al 16%, probabilmente legata alla presenza più frequente di famiglie numerose: il 22% degli immigrati africani vive infatti in nuclei con almeno tre figli, rispetto al 14% dei non immigrati. Le pensioni, invece, pesano meno sul reddito degli immigrati, rappresentando solo il 18% del loro tenore di vita, contro il 24% dei non immigrati. Gli immigrati africani ricevono appena il 12% del loro reddito dalle pensioni, mentre per quelli europei la quota è del 29%, legata alla loro età media più avanzata di 6,6 anni. Infine, gli immigrati affrontano un rischio maggiore di povertà: il tasso di povertà è del 30,6% tra gli immigrati e sale al 35,9% per quelli di origine africana, contro il 12,7% tra i non immigrati. Sebbene gli immigrati costituiscano il 10% della popolazione francese, rappresentano il 21% della popolazione in povertà. (Diogenenews 06/11/2024)


Karachi paralizzata: proteste contro blackout e carenze d’acqua

Diogenenews 06/11/2024: A Karachi, i residenti della zona di Isa Nagri sono scesi in strada martedì sera per manifestare contro le gravi carenze di elettricità e acqua, provocando pesanti disagi al traffico. La protesta ha bloccato la strada principale della città, generando code chilometriche e paralizzando il traffico sulla Lyari Expressway. I residenti hanno espresso la loro esasperazione per i continui blackout, che durano oltre 12 ore al giorno e avvengono senza alcun preavviso. Queste interruzioni, sia programmate che improvvise, hanno anche ostacolato la distribuzione dell’acqua, peggiorando ulteriormente la situazione. Nonostante le molteplici denunce alla Water Corporation, i manifestanti lamentano la mancanza di risposte concrete da parte delle autorità. La protesta ha visto i pendolari bloccati per ore, impossibilitati a tornare a casa dopo il lavoro. Dopo lunghe trattative, i dimostranti si sono dispersi pacificamente su rassicurazioni della polizia, che ha riaperto la strada e lavorato per ripristinare la circolazione. Questa non è la prima manifestazione: anche su Jahangir Road si era svolta una protesta simile, con residenti che chiedevano la fine delle lunghe interruzioni di elettricità e acqua. Anche qui il traffico è stato pesantemente ostacolato, mentre la polizia interveniva per garantire la sicurezza. Inoltre, il sindacato Battagram Trade Union ha indetto uno sciopero completo nel distretto e ha minacciato di interrompere i pagamenti delle bollette fino alla risoluzione delle continue interruzioni di corrente. La situazione è aggravata dall’aumento delle tariffe elettriche: la National Electric Power Regulatory Authority (NEPRA) ha infatti approvato un incremento di 0,40 rupie per unità per Karachi, che verrà applicato nelle bollette di gennaio 2025. Questa decisione segue una richiesta di K-Electric per una riduzione delle tariffe, che è stata respinta nonostante i recenti adeguamenti sui costi del carburante. La popolazione di Karachi continua così a sopportare pesanti difficoltà, tra blackout, carenza d’acqua e rincari, mentre le autorità sembrano non riuscire a garantire soluzioni stabili e durature. (Diogenenews 06/11/2024)


Germania: cresce la paura dei ceti medi di finire in povertà

Diogenenews 06/11/2024: Il divario di reddito in Germania si sta ampliando da oltre un decennio, con una crescita accentuata negli ultimi anni. L’ultimo rapporto del WSI, un istituto di ricerca legato alla Fondazione Hans Böckler, ha rilevato che la situazione economica delle famiglie a basso reddito è peggiorata in modo significativo, soprattutto dopo la pandemia e l’impennata dell’inflazione. Questa tendenza ha anche un impatto sulla partecipazione politica, diventata più fragile persino nella classe media, secondo gli autori dello studio, Dorothee Spannagel e Jan Brülle. Uno degli indicatori principali di questa disparità è il coefficiente di Gini, una misura riconosciuta a livello globale per valutare la distribuzione del reddito. In Germania, il coefficiente è salito da 0,282 nel 2010 a 0,310 nel 2021, un dato che riflette un aumento della disuguaglianza e che influenza la competitività economica del paese. Il WSI ha analizzato la condizione delle famiglie con redditi medio-bassi, in particolare coloro che guadagnano meno della media di 2240 euro al mese per single. La povertà estrema è in crescita: nel 2010 il 7,8% della popolazione tedesca viveva con meno di 1.120 euro al mese, ma nel 2021 questa percentuale è salita all’11,3%. Questi dati ritraggono famiglie che spesso non possono permettersi il minimo indispensabile, come sostituire abiti usurati o partecipare a semplici attività sociali. I redditi disponibili per le famiglie a basso reddito sono cresciuti a un ritmo molto più lento rispetto ad altri gruppi, accentuando una polarizzazione economica. Anche se negli anni precedenti al Covid-19 si erano registrati segnali positivi per l’economia, l’arrivo della pandemia, seguito dal conflitto in Ucraina e dall’inflazione, ha colpito duramente i redditi delle famiglie più vulnerabili. Uno studio della Fondazione Böckler ha inoltre rivelato un incremento della preoccupazione tra le famiglie riguardo al mantenimento del loro tenore di vita. Nel 2023, il 55% delle persone con redditi bassi ha espresso ansia per il futuro economico, mentre tra la fascia medio-bassa il timore di peggioramento è salito di 15 punti percentuali dal 2020, raggiungendo il 52%. Anche nella classe medio-alta, l’incertezza è aumentata sensibilmente: tra il 2020 e il 2024, la percentuale di coloro che temono di non poter mantenere il proprio stile di vita è passata dal 32% al 47%. Questi dati dipingono un quadro di crescente disuguaglianza e instabilità economica in Germania, un fenomeno che rischia di amplificare le tensioni sociali e compromettere la coesione della classe media. (Diogenenews 06/11/2024)


Singapore nuova meta per i family office dei ricchi imprenditori indiani

Diogenenews 06/11/2024: Un numero crescente di giovani imprenditori indiani di successo sta seguendo le orme della famiglia Ambani, fondatrice di Reliance Industries, trasferendo parte della propria ricchezza a Singapore attraverso family office (società di servizi che gestisce il patrimonio di una o più famiglie facoltose). Dopo che gli Ambani hanno aperto il loro family office a Singapore nel 2022, altre famiglie benestanti hanno scelto la stessa strada per consolidare e proteggere i propri patrimoni. Molte di queste famiglie, cresciute da origini modeste, desiderano ora assicurarsi che la loro ricchezza e i valori alla base del loro successo siano trasmessi senza conflitti alla prossima generazione. L’istituzione di family office è vista come una soluzione per gestire in modo efficace la governance familiare, migliorare la comunicazione e semplificare il processo decisionale, evitando potenziali tensioni tra eredi. Secondo DBS Bank, si prevede che circa 4 trilioni di dollari USA di ricchezza verranno trasferiti tra le generazioni della diaspora indiana nel prossimo decennio. Shee Tse Koon, responsabile del settore consumer banking e wealth management di DBS, sottolinea come Singapore sia una destinazione privilegiata per gli investitori indiani con patrimoni elevati, grazie alla stabilità politica ed economica, all’ambiente fiscale favorevole e al solido contesto imprenditoriale. Arvind Tiku, presidente del gruppo di investimento AT Capital, aggiunge che l’affidabilità normativa di Singapore e la sua trasparenza la rendono un luogo ideale per le famiglie benestanti. Oggi, Singapore ospita circa il 60% dei family office asiatici e, secondo le stime di DBS, il numero di famiglie facoltose che aprono sedi nel Paese crescerà da 2.800 nel 2022 a 3.200 nel 2023, rendendo la città-stato una meta sempre più attraente per la gestione dei grandi patrimoni indiani. (Diogenenews 06/11/2024)