Il 2 giugno del 1946 l’Italia fu chiamata a votare un referendum, quel referendum chiedeva di scegliere tra repubblica e monarchia.
L’Italia è nata su un Referendum.
Il Presidente del Consiglio Meloni nel giorno della festa della Repubblica nata con un referendum, afferma ben conscia del suo ruolo, dichiara che andrà a votare ma senza ritirare le schede con il chiaro intento di far fallire il quorum.
La signora Meloni può dire quello che vuole ma nelle sue vesti ufficiali di Presidente del Consiglio andrà nel seggio solo per propagandare la richiesta di far fallire una consultazione popolare.
Così ci fa capire quale sia il suo senso dello Stato, della Repubblica, del voto come momento di partecipazione.
Qui non si tratta di discutere se si è d’accordo o meno con i quesiti referendari, qui non si discute il diritto a votare Si o No o annullare la scheda, qui oggi è a rischio la coesione sociale di un Paese dove a fronte di quesiti importanti e decisivi per la vita di milioni di persone c’è chi con infimo senso dello Stato e del ruolo si permette di banalizzare un voto popolare, e lo fa mentre suoi sodali di governo e di destra vantano l’andare al mare.
E’ un segnale involutivo della democrazia e del senso e dei luoghi dove questa si esercita.
Da destra dicono sempre di avere avuto il voto popolare e quando il voto popolare serve per indicare una strada se mantenere o abrogare parti di leggi che hanno bisogno del vaglio popolare, la Presidente del Consiglio e suoi sodali prendono per i fondelli il voto popolare.
Non importa cosa voti alle elezioni politiche se sei di destra o di centro o di sinistra, potrai continuare a farlo se vorrai ma qui non è in gioco un voto politico, qui tutte e tutti siamo chiamati ad esprimere una opinione.
Indipendentemente da come voti oggi dobbiamo difendere il nostro diritto di prendere parola e dire la nostra.
L’8 e 9 giugno non è in campo solo il SI o il No a quesiti referendari e in gioco il diritto di tutti noi ad essere chiamati a decidere.
Se ti astieni il segnale non è ad una parte politica è a te stesso, ti vogliono inutile.
L’8 e 9 giugno si vota e poi tutti insieme al mare, in montagna, al lago, al lavoro, con gli affetti e gli amici, saremo più liberi.


