Casa a Roma: 20 mila famiglie in attesa e precarietà abitativa cronica

Il Comune di Roma, in particolare il Dipartimento Politiche Abitative, fa sapere che le famiglie nella graduatoria per l’accesso a una casa popolare sono vicine alle 20.000.

Si tratta di un’anteprima fornita “gentilmente” a un quotidiano romano, visto che sul sito del Comune di Roma non vi è alcuna traccia di questo aggiornamento della graduatoria, che risulta ufficialmente ferma alle domande presentate al 31 dicembre 2023.

È una notizia che segnala, se ce ne fosse bisogno, come a Roma la precarietà abitativa sia ormai cronicizzata, soprattutto per i più poveri. Un’ulteriore conferma che si dovrebbe, una volta per tutte, abbandonare la definizione di “emergenza abitativa”.

Che la situazione si stia incancrenendo lo dicono i numeri, dietro i quali ci sono persone in carne e ossa: a febbraio 2024 risultavano in graduatoria 16.550 famiglie, a giugno 2024 erano 18.608, oggi si apprende che siamo vicini alle 20.000.

Giova ricordare che a Roma e nel Lazio, per partecipare al bando per l’accesso a un alloggio di edilizia residenziale pubblica, il reddito complessivo familiare (ovvero la somma di tutti i redditi presenti in famiglia) non deve superare i 24.135,57 euro convenzionali. A questo importo si applica una detrazione di 2.000 euro per ogni figlio, fino a un massimo di 6.000 euro.

Si tratta, con tutta evidenza, di famiglie con un reddito massimo molto basso, spesso ben al di sotto della soglia prevista, che certo non possono permettersi né affitti di mercato né tantomeno i cosiddetti affitti agevolati.

Per queste famiglie una casa è sostenibile solo con un canone sociale o con un contributo affitto di forte entità, che però non c’è, né da parte del Governo – che da tre anni ha azzerato i fondi per il contributo affitto – né dal Comune, che recentemente, per dare un segnale, ha dovuto utilizzare le risorse di una fondazione privata che ha donato 1 milione di euro per un parziale contributo affitto alle famiglie numerose, un intervento che avrà tutt’al più un effetto placebo.

Nell’ambito della graduatoria di Roma, segnalo che la versione pubblicata sul sito del Comune – aggiornata al 7 ottobre 2024 – non coincide con il dato dichiarato al quotidiano romano: riporta infatti 18.608 famiglie in graduatoria.

Inoltre, risultano escluse circa 10.000 famiglie, in gran parte giustamente, ma anche per futili motivi che avrebbero potuto essere sanati con una semplice convocazione presso il Dipartimento. Mi riferisco, per esempio, alle 1.277 famiglie escluse perché la domanda non era firmata o alle 1.366 famiglie escluse per la mancanza della copia del documento d’identità.

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Circa il 25% delle famiglie risultano fuori dalla graduatoria per questi motivi. Se aggiungessimo anche queste famiglie escluse per ragioni risibili, la situazione sarebbe ancora più drammatica.

Resta incomprensibile come il Comune non abbia trovato il modo di consentire almeno l’accesso alla graduatoria a queste famiglie che avevano già presentato domanda negli anni scorsi, se non all’assegnazione vera e propria.

Ora, per il futuro, sembrerebbe che il problema sia stato risolto, ma per il passato resta irrisolto.

In questo quadro di grave crisi abitativa che investe la Capitale d’Italia, sorprendono le dichiarazioni dell’Assessore Tobia Zevi, il quale da una parte chiede un intervento dell’Unione Europea e del Governo italiano, ma dall’altra, da tre anni, non riesce a spendere 200 milioni di euro destinati all’acquisto di alloggi per le famiglie in graduatoria. Sarebbe una boccata d’ossigeno.

Poi dichiara di lavorare con l’Assessore all’Urbanistica per rispondere ai vari segmenti del fabbisogno abitativo, allargando a dismisura l’area di intervento. L’assessore Zevi, quindi, da una parte diffonde la notizia delle 20.000 famiglie in graduatoria e dall’altra chiede interventi esterni, quando in tre anni ha assegnato meno case popolari di quante ne assegna il Comune di Milano in un solo anno.

Chiede interventi ad altre istituzioni, giustamente, ma non risponde alla domanda che nessuno gli fa: “Come pensa, Assessore Zevi, di acquistare 2.000 appartamenti, come indicato dal Sindaco Gualtieri, in un anno e mezzo, quando in tre anni ne ha acquistati solo 120, spendendo appena 15 milioni dei 220 milioni di euro disponibili dall’inizio del suo mandato?”

A Roma la povertà morde e le famiglie non ricevono che risposte parziali e insufficienti. Ad ottobre 2024 un documento del Dipartimento Politiche Abitative dichiarava di aver assegnato a famiglie in graduatoria 86 appartamenti (dicasi ottantasei) sui 155 complessivamente assegnati.

Davvero la Capitale di un Paese del G7, o meglio gli abitanti di questa Capitale, meritano tali numeri?

E pensare che Roma, per i grandi eventi che l’hanno interessata, ha ricevuto e sta beneficiando di 13 miliardi di euro investiti in infrastrutture, ma solo in minima parte destinati all’edilizia residenziale pubblica.

Le infrastrutture sono importanti, lo so bene, perché incidono sulla qualità della vita, ma prima ancora dovrebbero venire le persone. Persone, per esempio, quelle in graduatoria e quelle senza fissa dimora.

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Massimo Pasquini
Massimo Pasquini
Massimo Pasquini è stato a lungo segretario Nazionale dell'Unione Inquilini