Caivano, suicida dopo lo sfratto. La povertà è diventata un crimine

C’è un filo teso tra la disperazione privata e la gestione pubblica della povertà, un filo che a Caivano si è spezzato nel modo più tragico. Un uomo di 31 anni, precario, moroso, si è tolto la vita poco dopo aver ricevuto la visita dell’ufficiale giudiziario per uno sfratto esecutivo.

Un evento che potrebbe sembrare un dramma individuale, ma che in realtà si inserisce in un contesto più ampio, quello di un luogo che il governo Meloni ha trasformato in un laboratorio di ordine pubblico, con l’intento dichiarato di esportarne il “modello” in tutta Italia.

Caivano è diventato un simbolo, ma non per la sua rinascita. L’invio massiccio di forze dell’ordine, il controllo serrato del territorio, la demolizione di edifici e le operazioni militari hanno dato l’illusione di un riscatto. In realtà, la povertà resta.

I disoccupati restano. La disperazione resta. E soprattutto resta l’idea, condivisa non solo dal governo ma anche da settori dell’opposizione, che la miseria sia un problema di ordine pubblico, da risolvere con i manganelli e non con politiche di sostegno sociale.

L’uomo che si è tolto la vita a Caivano non è un caso isolato. L’Italia si sta abituando all’idea che gli sfratti, la precarietà e l’impossibilità di pagare un affitto siano colpe individuali, non il frutto di un sistema economico che si regge su disuguaglianze sempre più marcate.

L’ufficiale giudiziario ha trovato un giovane educato, che le ha offerto il caffè. Poi si è allontanato, senza scenate, senza urla, e si è tolto la vita. Non un gesto eclatante, ma il riflesso di un silenzio assordante: quello della politica che ha deciso di ignorare il dolore sociale e di delegare tutto alle forze dell’ordine.

Il “modello Caivano” non risolve nulla, ma viene riproposto altrove, come al Quarticciolo a Roma, dove si parla di militarizzazione del territorio anziché di scuole, lavoro, servizi. L’idea che si possa risanare una periferia con la presenza costante della polizia è la formula preferita di un governo che, privo di una vera politica sociale, trasforma ogni problema economico in un problema di sicurezza.

L’abbandono delle periferie viene nascosto dietro rastrellamenti e retate, mentre la realtà rimane invariata: la povertà non si combatte con i militari, ma con investimenti veri.

La morte di un uomo per sfratto non è solo un episodio di cronaca nera. È il fallimento di uno Stato che ha smesso di considerare la povertà come un problema sociale e ha scelto di trattarla come una minaccia da reprimere. A Caivano, come altrove, lo Stato si fa presente solo per sgomberare, arrestare, controllare. Ma quando si tratta di garantire diritti, protezione, dignità, quello stesso Stato si fa fantasma.

Di NCM2014 – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=158418213