Minori, povertà di fame e scuola per 95 milioni

La povertà infantile non è quasi mai una sola cosa. Fame, mancata istruzione, case senza acqua o elettricità, servizi igienici insufficienti, adulti che non hanno frequentato la scuola tendono ad accumularsi sugli stessi bambini. È quanto emerge dalla nuova analisi dell’Oxford Poverty and Human Development Initiative, che ha utilizzato i dati alla base del Global Multidimensional Poverty Index per guardare non soltanto alle condizioni economiche delle famiglie, ma a quelle dei singoli figli.

Per la nutrizione sono stati analizzati 518,5 milioni di bambini sotto i cinque anni in 97 Paesi. Circa 172,5 milioni risultano denutriti, cioè sottopeso, con ritardi nella crescita o entrambe le condizioni. Se alla denutrizione si aggiunge la povertà multidimensionale, il quadro si allarga: 252,3 milioni di bambini, quasi la metà di quelli osservati, sono denutriti, poveri o entrambe le cose.

Sono 95,6 milioni quelli che subiscono contemporaneamente denutrizione e povertà multidimensionale. E per loro il problema non finisce lì: in media devono affrontare altre quattro o cinque privazioni, dall’assenza di acqua sicura e servizi igienici alla mancanza di elettricità, alle cattive condizioni abitative.

La povertà multidimensionale misura infatti dieci indicatori che riguardano salute, istruzione e condizioni di vita. Non guarda soltanto al reddito familiare ma alla possibilità concreta di mangiare, andare a scuola, avere acqua, energia, una casa adeguata e servizi essenziali. È questo approccio che permette alla ricerca di mostrare quanto le diverse forme di esclusione tendano a concentrarsi sulle stesse persone.

Un dato riguarda in particolare l’istruzione degli adulti. Il 67,3 per cento dei bambini che sono contemporaneamente poveri e denutriti vive in famiglie nelle quali nessuna donna ha completato almeno sei anni di scuola. Il rapporto statistico non significa che la mancanza di istruzione femminile sia da sola la causa della denutrizione, ma segnala quanto povertà materiale ed esclusione dall’istruzione tendano a trasmettersi insieme da una generazione all’altra.

Il quadro diventa ancora più netto osservando i bambini in età scolare. La ricerca prende in considerazione circa 1,04 miliardi di ragazzi in 108 Paesi. Circa 320 milioni sono multidimensionalmente poveri, fuori dalla scuola o entrambe le cose. Quasi 136 milioni non frequentano la scuola e circa 110 milioni di loro sono anche multidimensionalmente poveri. Questi ultimi convivono mediamente con altre cinque gravi privazioni.

Anche qui il livello d’istruzione familiare pesa. L’82,1 per cento dei bambini che sono insieme poveri e fuori dalla scuola vive in una famiglia nella quale nessuna donna ha completato sei anni di istruzione; il 62,3 per cento vive in famiglie nelle quali nessun uomo ha raggiunto lo stesso livello. Nel 46,8 per cento dei casi nessun adulto della famiglia ha completato neppure un anno di scuola.

Foto Pierre Holtz / UNICEF – CC BY-SA 2.0

La ricerca mette però in discussione anche l’idea che tutti i bambini di una stessa famiglia condividano automaticamente la medesima sorte. Circa il 36 per cento dei bambini poveri sotto i cinque anni vive in famiglie nelle quali alcuni fratelli sono denutriti e altri no.

Tra i ragazzi poveri in età scolare, una quota analoga vive in case nelle quali alcuni figli frequentano la scuola mentre altri ne restano esclusi. Dietro lo stesso livello di povertà familiare possono quindi nascondersi condizioni molto diverse tra un fratello e l’altro.

Nemmeno il genere produce ovunque lo stesso risultato. Tra i bambini sotto i cinque anni la denutrizione riguarda il 34,6 per cento dei maschi contro il 31,8 per cento delle femmine. Per la frequenza scolastica il quadro cambia da Paese a Paese: in 19 Paesi sono le ragazze a risultare maggiormente escluse dalla scuola, mentre in 35 la percentuale è superiore tra i ragazzi. In Afghanistan il divario è particolarmente forte: non frequenta la scuola il 67,1 per cento delle ragazze contro il 47,1 per cento dei ragazzi.

Dentro questa fotografia ce n’è però un’altra, di segno opposto. In 108 Paesi ci sono 71,3 milioni di ragazzi fra i 10 e i 17 anni che hanno completato almeno sei anni di scuola pur vivendo in famiglie nelle quali nessun adulto aveva mai raggiunto quel livello. I ricercatori li chiamano “pioneer children”, bambini pionieri: sono i primi della propria famiglia ad attraversare quella soglia scolastica.

Quasi la metà, 35 milioni, vive nell’Asia meridionale. L’India da sola ne conta circa 28 milioni, il Bangladesh più di tre milioni, il Pakistan due milioni, il Nepal 837 mila e l’Afghanistan circa 508 mila. E anche qui le situazioni familiari possono essere contraddittorie: l’8,6 per cento di questi ragazzi vive con almeno un fratello o una sorella che invece non frequenta la scuola.

È forse questo il dato culturale più interessante dello studio. La povertà non si distribuisce semplicemente fra famiglie ricche e famiglie povere e non si trasmette in modo identico a tutti i figli. Dentro la stessa casa possono convivere un bambino denutrito e uno che non lo è, uno che studia e uno che resta escluso, perfino il primo ragazzo della famiglia capace di completare sei anni di istruzione insieme a un fratello che a scuola non va.

I numeri dell’Oxford Poverty and Human Development Initiative mostrano così una povertà fatta di privazioni che si sommano ma anche di traiettorie che possono separarsi. E soprattutto indicano con impressionante regolarità uno dei punti nei quali quella catena può rompersi: l’ingresso a scuola di una generazione che, prima di allora, dalla scuola era rimasta fuori.

Foto Cate Turton / Department for International Development – CC BY 2.0