Garlasco, cosa si sente nel video dei rilievi del 2008

La nuova indagine sul delitto di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007, si arricchisce di un ulteriore tassello che, in questi giorni, sta facendo comprensibilmente discutere. Si avvicina ormai la chiusura dell’inchiesta sull’attuale nuovo sospettato, Andrea Sempio, e i toni del dibattito in corso sono sempre più accesi. In questo caso, a suscitare un certo scalpore è un contributo fornito dal giornalista investigativo Luigi Grimaldi, da tempo impegnato nello studio della vicenda, relativo a un dettaglio presente sulla scena del crimine, segnatamente nella cucina della villetta in cui il fatto è stato commesso.

Il Dna sulla cannuccia dell’Estathè

Partiamo dalla fine: nell’estate del 2025, durante l’incidente probatorio relativo alla nuova indagine sul delitto, viene esaminato il contenuto del sacchetto della spazzatura repertato in casa Poggi il 16 aprile 2008, l’ultimo giorno utile prima del dissequestro della villetta. La procedura di repertamento non viene posta in essere dal Ris di Parma ma dai Carabinieri di Vigevano, agli ordini dell’allora capitano Cassese: si procede filmando le operazioni, nel dichiarato intento di documentarne la regolarità.

In cucina, tra i reperti presenti nel sacco della spazzatura, vi è un barattolo di Estathè con la cannuccia che, una volta repertato, non viene sottoposto ad alcuna analisi di laboratorio. Verrà, come detto, esaminato per la prima volta nel 2025 e, nella circostanza, sulla cannuccia gli esperti rinverranno il Dna di Alberto Stasi, fidanzato di Chiara Poggi, nel frattempo condannato in via definitiva per l’omicidio. Sui media, tale traccia genetica indurrà i sostenitori della colpevolezza di Stasi e dell’innocenza di Sempio a ribadire le proprie ragioni, riaffermando che, la mattina del delitto, l’aggressione avrebbe avuto inizio proprio in cucina, dopo che il fidanzato di Chiara aveva bevuto l’Estathè.

Etichette diverse, lotti diversi

Dall’esame del reperto e del contenuto del frigorifero della cucina, oltre che dalla ricostruzione della cronologia delle indagini, sembrerebbero però emergere alcune anomalie. È appunto quanto sostiene Luigi Grimaldi sul suo blog GrimaldiPress. Vediamo.

La foto che riproduce il contenuto del frigorifero, presa dai tecnici della difesa di Stasi, mostra una confezione di Estathè da sei barattoli, di cui solo due mancanti. Dall’analisi degli scontrini presenti in casa e da ulteriori accertamenti, risulterebbe che la confezione sia stata acquistata al supermercato da Chiara il 9 agosto 2007. All’epoca, i negozi proponevano in vendita confezioni e barattoli di Estathè prodotti in primavera (marzo-aprile 2007), con etichette caratterizzate da una grafica peculiare, contenete la sponsorizzazione del Giro d’Italia 2007. La promozione in questione sarebbe terminata a maggio dello stesso anno. Il barattolo di Estathè rivenuto nella pattumiera, sulla cui cannuccia risulterebbe presente il Dna di Stasi, sarebbe invece stato prodotto successivamente, per la precisione – a giudicare dalle sigle riportate su fondo – il 20 giugno 2007 (lotto L171FA-32): la sua etichetta, del resto, appare diversa da quella dei barattoli presenti in frigorifero, non riportando il riferimento al predetto sponsor del Giro d’Italia.

Si tratta di un barattolo acquistato dalla famiglia di Chiara in circostanze non precisate? Non è dato saperlo, né risulterebbe, riteniamo, semplice comprovarlo. Per il momento, non possiamo quindi che constatare il solo dato della non riconducibilità del reperto in questione agli acquisti documentati di casa Poggi.

Alberto Stasi

Alterazioni?

Esaminiamo ora la “storia” del reperto inscrivendola nella cronologia dei fatti e dell’indagine, ricostruita da Grimaldi. In sintesi:

9 agosto 2007: Chiara Poggi acquista al supermercato le confezioni di Estathè prodotte a marzo-aprile 2007, con la sponsorizzazione del Giro d’Italia.

13 agosto 2007: Chiara viene uccisa e gli inquirenti effettuano i primi rilievi sulla scena del crimine. Dalla relativa documentazione non risulterebbe essere stato repertato il sacchetto della spazzatura in cucina, non documentata quindi la presenza in loco, quel giorno, del barattolo dell’Estathè prodotto il 20 giugno 2007.

3 ottobre 2007: viene raccolta la prima documentazione della pattumiera: fotografie scattate dai consulenti della difesa di Stasi, da cui risulta visibile il barattolo di Estathè con cannuccia, al di sopra di un piatto di plastica bianco, con una evidente ammaccatura.

5 dicembre 2007: nel corso di un ulteriore sopralluogo, i consulenti di Stasi constatano che il contenuto della pattumiera appare diversamente disposto rispetto a quanto emerge dai rilievi fotografici acquisiti il 3 ottobre. In particolare, il barattolo di Estathè non risulta visibile, si scorge il solo piatto di plastica ammaccato, che appare capovolto. Cautelativamente, i consulenti decidono quindi di fotografare di nuovo il tutto, oltre che l’interno del frigorifero, di cui non risultano fotografie precedenti o successive scattate dai Carabinieri.

La difesa di Stasi provvede a denunciare alterazioni del contenuto della pattumiera.

16 aprile 2008: come detto, si procede finalmente all’acquisizione formale del predetto contenuto, con procedura documentata in video. Il barattolo con la cannuccia, pur prelevato, non viene sottoposto ad analisi.

2025: nell’ambito delle nuove indagini sul delitto, viene estratto il Dna di Stasi dalla cannuccia del barattolo di Estathè recuperato dalla pattumiera. Riteniamo utile precisare che, curiosamente, tale Dna non deriverebbe da tracce di saliva, che sarebbe stato ovvio rilevare esaminando una cannuccia usata.

Sussurri e grida

E torniamo nuovamente al 16 aprile 2008. È mercoledì. Sono passati otto mesi dal delitto. I Carabinieri di Vigevano entrano nella villetta dei Poggi, che l’indomani sarà dissequestrata. Indossano il prescritto equipaggiamento per scongiurare contaminazioni della scena del crimine: tute, mascherine, copricalzari. Ed hanno con loro una telecamera, per filmare le operazioni che si accingono a compiere1.

Rimuovono il sigillo sulla porta dell’abitazione. Varcano la soglia. Si dirigono a sinistra fino a raggiungere la cucina. Si dispongono a effettuare i repertamenti. “Prima l’immondizia”, concordano.

Si avvicinano dunque a uno sportello sottostante il lavello della cucina. Qualcuno lo apre, rivelando appunto la pattumiera, piena. Al minuto 1,40 del filmato che documenta le operazioni, una voce sembra sussurrare: “C’è l’Estathè?”, un’altra sembra rispondere rapidamente, sempre sussurrando: “Sì”. Ed inizia l’attività di acquisizione dei reperti.

Questi sono alcuni dei fatti che, salvo integrazioni e ulteriori verifiche, emergono dall’inchiesta di Grimaldi. Ne diamo conto, augurandoci di aver riportato il tutto in modo esatto. Siamo certi che di tali elementi – e dell’interpretazione fornitane dallo stesso giornalista nel suo blog – si continuerà a discutere sui media, con i consueti toni agguerriti e le abituali sovrapposizioni di urla cui ci hanno abituato i confronti tra esperti nei salotti televisivi.

Da parte nostra, segnaliamo che, a quanto si evince dal predetto filmato, gli oggetti repertati il 16 aprile 2008 sono stati posti in bustine di plastica trasparente. La letteratura scientifica che tratta le modalità di sopralluogo prescrive che “si deve evitare assolutamente l’uso di contenitori di plastica, in quanto impediscono l’areazione della sostanza e facilitano la creazione di condensa all’interno del contenitore, provocando, così, la proliferazione di muffe capaci di alterare la struttura della traccia stessa e, quindi, di inficiare le successive analisi di laboratorio.”2

1 https://youtu.be/pf3lg3QLJUI?si=Gh0VL0CwHImO6Guk (consultato il 29 luglio 2026).

2 F. Donato, Criminalistica forense. Protocolli e tecniche delle indagini scientifiche, Franco Angeli, Milano, 2013, pp. 74-75. Cfr. anche, tra gli altri, A. Spinella, R. Biondo, “Biologia forense”, in M. Picozzi, A. Intini (a cura di), Scienze forensi. Teoria e prassi dell’investigazione scientifica, Utet, Torino, 2009.

“Pic-VF4-IT13 Garlasco-Pavia 02 (señalizacion)” by Paulusburg is licensed under CC BY-SA 4.0.
Luca Marrone
Luca Marrone
Criminologo e giornalista, è laureato in Giurisprudenza e specializzato in Criminologia e Psicologia forense. Ha svolto attività di consulenza in tema di analisi della scena del crimine e criminal profiling. Dal 2007 docente universitario (Lumsa, UniTe), è membro della Società Italiana di Criminologia e dell'European Society of Criminology. Ha all'attivo numerose pubblicazioni scientifiche e collabora con alcuni giornali online scrivendo di cronaca giudiziaria e true crime.