Mamdani, Balotelli e il socialismo in una città sola

Prima regola per un sindaco socialista di New York: se vuoi spiegare la serietà dell’amministrazione pubblica, forse non devi cominciare da Mario Balotelli. Zohran Mamdani invece lo ha fatto. Con sprezzo del ridicolo, almeno per noi che Balotelli lo conosciamo bene e difficilmente ci verrebe in mente di citarlo come esempio di affidabilità.

Ma Mandani stava parlando dell’organizzazione dei Mondiali 2026, quindi in parte la colpa ricade su chi gli ha scritto il discorso. Il sindaco di New York ha citato l’attaccante italiano: quando segna non esulta, perché sta solo facendo il suo lavoro.

Nelle intenzioni doveva essere una frase sobria, quasi da etica protestante applicata al calcio: se la città saprà organizzare bene l’evento, se i trasporti reggeranno, se la sicurezza funzionerà, se i tifosi riusciranno a muoversi senza trasformare tutto in un girone metropolitano, il Comune non dovrà vantarsi. Avrà semplicemente fatto ciò per cui è pagato.

Solo che, vista dall’Italia, la citazione prende una piega diversa. Perché Balotelli non è esattamente il primo nome che viene in mente quando si parla di continuità, disciplina, affidabilità e promesse mantenute. È stato un talento enorme, forse perfino superiore alla carriera che ha avuto.

Ma è anche il calciatore che più di altri ha trasformato se stesso in un personaggio: fiammate, litigi, occasioni perdute, lampi memorabili e lunghi tratti di incompiutezza. Citarlo per dire “sto solo facendo il mio lavoro” è, involontariamente, una gag perfetta.

Ed è anche un buon modo per entrare nel caso Mamdani. Perché il giovane sindaco socialista di New York è davvero una macchina comunicativa. Sa prendere una buca nell’asfalto, un asilo nido, un supermercato comunale, una partita dei Knicks o una citazione calcistica e trasformarli in politica.

È bravissimo a stare dentro il flusso: vecchi media, social, conferenze stampa, immagini da cantiere, battute sportive, simboli popolari. Ha capito una cosa che molti amministratori di sinistra dimenticano: la politica non vive soltanto nei documenti programmatici, ma anche nelle scene che riesce a produrre.

Il rischio, naturalmente, è che la scena divori il programma. Mamdani è arrivato a City Hall con un’agenda enorme: affitti congelati, case popolari, asili gratuiti, autobus più rapidi e gratuiti, supermercati comunali per abbassare il prezzo del cibo, salario minimo più alto, più tasse sui grandi patrimoni immobiliari. Un programma da socialismo municipale in una delle città più ricche, diseguali e costose del pianeta.

Il problema è che New York non è una comune autonoma in un videogioco progressista. È una città potentissima, certo, ma incastrata dentro lo Stato di New York, dentro i conti dell’MTA, dentro il mercato immobiliare, dentro la finanza, dentro una burocrazia enorme e dentro rapporti di forza che non si spostano con un reel ben montato.

Nei primi mesi qualcosa si è mosso. L’amministrazione rivendica 100mila buche riparate nei primi cento giorni. Detto così sembra una barzelletta da assessore ai lavori pubblici di Gualtieri o Sala, e infatti un po’ lo è.

Ma nella politica urbana le buche contano: sono la parte minima e visibile del patto tra cittadino e amministrazione. Se non sai aggiustare la strada, come puoi promettere di rimettere mano agli affitti, al welfare, ai trasporti, alla spesa alimentare?

Sul fronte degli asili, Mamdani e la governatrice Kathy Hochul hanno annunciato i primi 2.000 posti gratuiti per bambini di due anni, con l’obiettivo di allargare il programma. È poco rispetto alla promessa di un sistema universale dai primi mesi di vita ai cinque anni, ma non è niente.

È il genere di misura che, se cresce davvero, può cambiare la vita concreta di migliaia di famiglie: soprattutto madri, lavoratori poveri, nuclei schiacciati tra affitti impossibili e salari insufficienti.

“Mario Balotelli” by DrabikPany is licensed under CC BY 2.0.

Anche il supermercato comunale non è più soltanto uno slogan da campagna elettorale. La prima sede individuata è a East Harlem, nell’area storica di La Marqueta. Dovrebbe aprire nel 2029; un altro punto vendita è previsto prima, nel 2027. Anche qui, bisogna tenere basse le fanfare.

Un supermercato pubblico non abbatte da solo il costo della vita a New York. Però indica una direzione: se il mercato alimentare produce prezzi insostenibili, il Comune prova a entrare nel mercato non solo come regolatore, ma come attore.

È qui che il “socialismo in una città sola” diventa interessante. Non perché Mamdani abbia già cambiato New York, ma perché sta cercando di forzare l’amministrazione ordinaria dentro una grammatica politica diversa. Non il socialismo come grande parola da comizio, ma come domanda molto pratica: chi decide il prezzo del cibo?

Chi paga il costo della cura dei figli? Chi ha diritto a restare in città? Chi può permettersi di spostarsi? Chi viene protetto quando il mercato immobiliare divora tutto?

La risposta, per ora, è parziale. Molte promesse restano appese a trattative, bilanci, commissioni, maggioranze, poteri che non dipendono solo dal sindaco. Gli autobus gratuiti sono complicati dai conti del trasporto pubblico. Il blocco degli affitti passa da equilibri istituzionali e organismi specifici. Il salario minimo richiede battaglie che vanno oltre City Hall.

Le tasse sui ricchi e sulle seconde case di lusso sono terreno di scontro con interessi enormi. Insomma: tra la promessa e la delibera c’è di mezzo la realtà.

Mamdani però sembra aver capito che, per non farsi schiacciare dalla realtà, deve occupare ogni centimetro simbolico. Per questo va sulle buche, sugli asili, sui Mondiali, sui Knicks, sui supermercati, sulle biblioteche, sugli inquilini. Per questo cita Balotelli.

A volte funziona, a volte produce effetti comici involontari. Ma il metodo è chiaro: trasformare l’amministrazione in racconto permanente, tenere aperto il canale con una città che altrimenti misura la politica solo quando non funziona più qualcosa.

Il punto è capire se dietro il racconto resta abbastanza governo. Perché Balotelli, in fondo, è la citazione perfetta proprio per il motivo sbagliato. Anche lui era pieno di talento, immagine, potenza, aspettative. Anche lui sapeva produrre momenti indimenticabili. Ma una carriera non si misura solo dai lampi. Si misura dalla continuità.

Ed è qui che Mamdani dovrà stare attento: la sinistra americana non ha bisogno dell’ennesimo fenomeno comunicativo che brucia in fretta. Ha bisogno di qualcuno che riesca a trasformare promesse enormi in istituzioni, fondi, servizi, posti, tariffe, case, scuole, autobus.

Prenderlo un po’ in giro, dunque, è legittimo. Anzi, dopo Balotelli è quasi obbligatorio. Ma liquidarlo sarebbe troppo facile. Perché dentro questa amministrazione c’è almeno un tentativo serio: dimostrare che una città può usare il proprio potere non solo per attrarre capitali, eventi e turisti, ma per ridurre il costo della vita di chi ci abita.

Se Mamdani vuole davvero “fare solo il proprio lavoro”, come diceva Balotelli, dovrà cominciare da lì. E magari, prima della prossima citazione calcistica, chiedere a qualche italiano come è andata a finire la storia.

“Food Bank For New York City” by Walmart Corporate is licensed under CC BY 2.0.