Non è nei comunicati più duri che si capisce davvero questo mondo. E non è neppure nel momento finale, quando entrano in scena un ordigno, un sabotaggio o un’inchiesta. Per capire come funziona la galassia anarchica radicale bisogna guardare alla sua vita ordinaria.
Ai programmi delle iniziative, alle raccolte fondi, ai presìdi, alle biblioteche, ai fogli ciclostilati diventati PDF, alle letture radiofoniche, ai siti locali che si riprendono l’un l’altro. È lì che si vede come una minoranza dispersa riesca a sentirsi corpo. (Materiale Piroclastico; La Nemesi; Il Rovescio; Biblioteca Anarchica Disordine).
I loro calendari dicono più dei loro proclami. Su Materiale Piroclastico una mobilitazione è una sequenza materiale: assemblea cittadina, cena sociale, musica; il giorno dopo presidio permanente, colazione solidale, pranzo sociale, attività, assemblea, volantinaggio.
Su La Nemesi, nello stesso giro di post, compaiono una serata per raccogliere soldi a sostegno dei detenuti, una discussione su Alfredo Cospito con aperitivo di autofinanziamento, la proiezione di To Kill a War Machine su Palestine Action, un corteo per la Palestina e aggiornamenti su processi e repressione.
Sul sito del Circolo Anarchico Bonometti stanno uno accanto all’altro un presidio sotto il carcere di Canton Mombello, un aperitivo vegan di autofinanziamento e la stessa proiezione su Palestine Action. Questo non è folclore. È il modo in cui si sta insieme. (Materiale Piroclastico; La Nemesi; Circolo Anarchico Bonometti).
Da fuori si tende a dividere: da una parte il carcere, da un’altra la Palestina, da un’altra ancora la guerra, i morti, la solidarietà, i soldi per le spese legali. Nei loro spazi, invece, tutto viene tenuto nello stesso quadro.
Il Rovescio mette sulla stessa pagina le iniziative “Fuori Alfredo dal 41 bis”, i presìdi al carcere, gli appuntamenti per ricordare Sara e Sandro, l’assemblea “Sui binari della guerra” sulla militarizzazione delle ferrovie, i materiali su tecnologia e repressione, il nuovo numero di Disfare presentato come foglio “per la lotta contro il mondo-guerra”.
Non c’è una gerarchia rigida tra temi “alti” e vita quotidiana: c’è un unico filo che passa dal detenuto alla ferrovia, dal presidio alla guerra, dal lutto al corteo. (Il Rovescio).
Questo filo si regge su una cosa molto concreta: la fedeltà. In questi ambienti il carcere non è uno dei temi. È il punto intorno a cui si raccolgono soldi, si organizzano serate, si stampano volantini, si fissano date, si tengono insieme i nomi.
I detenuti e gli inquisiti ritornano ovunque: nelle raccolte fondi, nei presìdi, nelle lettere, nei processi seguiti passo passo, nelle campagne su Cospito. Il carcere trasforma la simpatia in obbligo. E quando l’obbligo si consolida, la militanza non è più solo un’opinione: diventa appartenenza. (Il Rovescio; La Nemesi).
Poi c’è la circolazione dei testi. Non restano dove nascono. Passano di mano in mano, da un sito a un altro, da una biblioteca a una radio, da un PDF a una serata. Biblioteca Anarchica Disordine rilancia Disfare, I giorni e le notti, Inattuale. Zardins Magnetic’s Radio prende quel materiale e lo mette in voce.

Coordinamenta ospita un testo come Sabotiamo la guerra e la repressione, che tiene insieme 41 bis, Alfredo Cospito, attacchi al movimento anarchico e guerra. Il Circolo Culturale Anarchico G. Fiaschi ripubblica Più forti della morte, già circolato altrove.
Così si forma una continuità senza bisogno di un centro dirigente: lo stesso lessico ritorna, si deposita, diventa familiare. (Biblioteca Anarchica Disordine; Zardins Magnetic’s Radio; Coordinamenta; Circolo Culturale Anarchico G. Fiaschi).
È in questo passaggio che si vede qualcosa di più del semplice attivismo. Su Sottobosko compaiono titoli come “Chi sabota è nemico dell’italia”, invettive contro chi “reposta i giornalai”, testi di solidarietà a detenuti “individualisti/nichilisti/insurrezionalisti”, e lo stesso sito si presenta come strumento per “diffondere cospirazione”.
Su La Nemesi convivono raccolte fondi per i detenuti, proiezioni su gruppi che colpiscono l’industria bellica, materiali su processi e rivendicazioni. Nessuno di questi testi equivale, da solo, a un ordine.
Ma tutti insieme fanno un’altra cosa: rendono certe parole normali. Sabotaggio, guerra, prigionieri, repressione, complicità, nemico. A forza di tornare, smettono di sembrare eccezioni. (Sottobosko; La Nemesi).
Qui sta il tratto decisivo. Non nel cliché della “deriva” improvvisa, e neppure nell’idea che basti una cena sociale per produrre un attentatore. Sarebbe falso. La maggior parte di chi frequenta questo mondo resta dentro la soglia della militanza radicale.
Ma le fonti interne mostrano un’altra cosa, più sobria e più utile: mostrano come si accorcia, passo dopo passo, la distanza tra la vita comune di un ambiente politico e l’idea della rottura. Prima viene il presidio, poi la raccolta fondi, poi il testo sul carcere, poi il foglio contro il “mondo-guerra”, poi la serata per un detenuto, poi il morto ricordato come compagno caduto, poi la parola “sabotaggio” che ritorna senza scandalo. Quasi tutti si fermano. Alcuni no. (Il Rovescio; Sottobosko; Coordinamenta).
La differenza rispetto al terrorismo novecentesco è anche qui. Allora il salto passava spesso per una sigla, una disciplina, una catena di comando, una teoria della guerra rivoluzionaria. Qui passa più facilmente per una vita associata: i propri luoghi, i propri morti, i propri detenuti, i propri fogli, le proprie raccolte fondi, i propri canali.
Non una caserma ideologica, ma una piccola società politica che sa nutrire, consolare, ricordare, finanziare, trasmettere. Ed è proprio questa normalità minuta a renderla difficile da leggere. Perché il punto più inquietante non è che in quel mondo esista la parola “violenza”.
È che quella parola sta già lì, nello stesso orizzonte di chi organizza una proiezione, presidia un carcere, legge un opuscolo, prepara una raccolta fondi e il giorno dopo torna allo stesso posto. (Materiale Piroclastico; Il Rovescio; Biblioteca Anarchica Disordine).



