Idos: due terzi degli alunni “stranieri” sono nati in Italia

Con l’inizio del nuovo anno scolastico, le aule italiane si confermano specchio dei mutamenti demografici e sociali del Paese. A testimoniarlo è la nuova anticipazione del Dossier Statistico Immigrazione 2025 del Centro Studi e Ricerche IDOS, che sarà presentato il prossimo 4 novembre.

L’analisi mette in luce come, in undici anni, la presenza di studenti con cittadinanza straniera sia cresciuta del 16%, mentre quella degli italiani sia calata del 12,5%. Il dato, oltre a segnalare un’inversione strutturale, sottolinea il ruolo decisivo che gli alunni di origine migratoria svolgono nel mantenere vivo il tessuto scolastico in un Paese segnato dal calo delle nascite.

La scuola come terreno di scontro identitario

L’educazione in Italia è da decenni il luogo privilegiato in cui si riflettono le tensioni tra apertura interculturale e riaffermazione di un’identità nazionale. Negli anni Novanta e Duemila, numerose circolari ministeriali avevano promosso un modello educativo interculturale, valorizzando la pluralità linguistica e culturale.

Oggi, invece, le nuove Indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia e il primo ciclo di istruzione (che entreranno in vigore nell’a.s. 2026/2027) delineano una prospettiva diversa: formare i nuovi italiani “al di là delle loro origini”, affinché aderiscano a un’identità compatta, coincidente con la nazione, la lingua, la geografia, la letteratura e la storia d’Italia.

Questa svolta viene interpretata dagli analisti IDOS come un ritorno a una visione omogeneizzante, che non si limita a regolare l’accesso degli alunni stranieri alle classi — come in passato era stato proposto attraverso ipotesi di contingentamento — ma che punta piuttosto a orientare i contenuti stessi della didattica in senso nazionalizzante.

I numeri della trasformazione

Il quadro statistico offerto dal dossier è eloquente. Nel 2023/2024 gli studenti stranieri sono 931.323, pari all’11,6% del totale, un’incidenza ben superiore a quella degli immigrati sul totale della popolazione (8,9%). Non solo: quasi due terzi (65,2%) sono nati in Italia, a testimonianza di una radicata presenza di seconde generazioni, cresciute e formate interamente nel contesto italiano.

Le principali nazionalità rappresentate

Romania, Albania, Marocco, Cina ed Egitto costituiscono da sole oltre la metà del totale.

Il resto degli studenti proviene da una miriade di Paesi, con una distribuzione continentale che vede prevalere gli europei (42,9%), seguiti da africani (27,8%), asiatici (20,7%) e americani (8,5%, quasi esclusivamente latinoamericani).

Questi numeri hanno avuto un effetto compensativo sul declino complessivo della popolazione scolastica: dagli oltre 9 milioni di studenti del 2014 si è passati agli attuali 8 milioni, un calo del 9,9% che sarebbe stato ancor più marcato senza l’apporto delle famiglie migranti.

Scelte scolastiche e disuguaglianze strutturali

La distribuzione degli studenti stranieri nei diversi percorsi formativi rivela tuttavia un sistema ancora fortemente segmentato: 32,9% frequenta i licei; 39,3% opta per gli istituti tecnici; 27,9% sceglie i professionali.

La loro presenza è quasi tripla negli istituti professionali (14,7%) rispetto ai licei (5,4%). Questa tendenza segnala come fattori socio-economici, aspettative familiari e ostacoli linguistici continuino a condizionare le scelte formative delle nuove generazioni di origine migratoria.

Ancora più preoccupante è il dato sul ritardo scolastico: nel 2022/2023 il 26,4% degli alunni stranieri risultava in ritardo, con un picco del 48% nelle scuole superiori, contro il 7,9% degli italiani (16% alle superiori). Un divario che mette in discussione l’effettiva equità del sistema scolastico e la sua capacità di garantire pari opportunità.

Tra inclusione e assimilazione: quale futuro?

La sfida della scuola italiana si colloca dunque tra due poli: da un lato, il riconoscimento della pluralità come risorsa per l’educazione e la società; dall’altro, la tendenza politica e culturale a rafforzare l’idea di una cittadinanza fondata sull’unità nazionale.

Se la prima prospettiva favorisce l’integrazione e la valorizzazione delle differenze, la seconda rischia di tradursi in una forma di assimilazione, dove il contributo delle culture di origine viene marginalizzato a favore di un modello omogeneo.

Il Dossier Statistico Immigrazione 2025 lancia dunque un monito: senza una visione capace di tenere insieme identità plurali e coesione nazionale, la scuola rischia di diventare il terreno di nuove fratture sociali.

Parte integrante e non più ospiti

Gli alunni stranieri — in gran parte italiani di nascita e di formazione — non sono più “ospiti” del sistema scolastico, ma parte integrante della comunità educativa. Eppure, i dati evidenziano disuguaglianze persistenti nei percorsi scolastici e una crescente pressione verso modelli di assimilazione culturale.

In un Paese che invecchia e si spopola, il ruolo delle nuove generazioni di origine migratoria sarà sempre più decisivo. La scuola italiana è chiamata a scegliere: potrà limitarsi a plasmare “nuovi italiani” secondo un canone identitario predefinito, oppure potrà diventare il laboratorio in cui si costruisce una cittadinanza aperta, plurale e inclusiva.