C’è qualcosa di poeticamente grottesco nel vedere una delle società più discusse del mondo della sorveglianza globale, la israeliana Paragon Solutions, tirare il freno a mano e scaricare l’intelligence italiana. Non stiamo parlando di una ONG pacifista o di un think tank scandinavo che predica diritti umani e trasparenza.
Parliamo di un’azienda che vende spyware a governi, che sguazza nella palude grigia dello spionaggio statale. Gente abituata a flirtare con i regimi autoritari e con i dispositivi della repressione. Eppure, perfino loro si sono tirati indietro davanti all’Italia meloniana.
Sì, avete letto bene: perfino Paragon schifa questo governo. Lo fa perché — e qui viene il cortocircuito che dovrebbe far arrossire ogni difensore dell’“ordine” — l’Italia ha scelto di non voler sapere. Di non usare gli strumenti a disposizione per capire se un giornalista, Francesco Cancellato, sia stato spiato illegalmente.
Paragon, secondo quanto riportato da Haaretz, ha reciso i rapporti con i servizi italiani proprio per questa ragione: “Il Governo aveva un modo per determinare se il sistema fosse stato utilizzato contro Cancellato, ma non ha voluto utilizzarlo”.
Un’accusa devastante. Peggio ancora è la pantomima successiva, con il Copasir che ora, trafelato, si dice “stupito” e pronto a desecretare i verbali dell’audizione del 9 aprile con i rappresentanti Paragon.
Ma nessuno dimentichi che Paragon, nella stessa audizione, aveva offerto una via diretta per la verifica: consultare i database delle agenzie di intelligence oppure usare i servizi di supporto dell’azienda. Due strade, giudicate equivalenti, ma entrambe tranquillamente lasciate lì, a impolverarsi nel corridoio del “non detto”.
Eppure il punto non è solo tecnico. Il punto è politico.
Fanpage, con la sua inchiesta sui neofascisti annidati dentro Fratelli d’Italia, ha pestato i piedi giusti. Da quel momento, i suoi giornalisti sono diventati bersagli mobili. Come volete chiamarla, questa, se non una rappresaglia istituzionale silente? E non è un caso se proprio Cancellato, uno dei volti dell’inchiesta, è ora al centro del mistero-Graphite.
Il Copasir finge di lavorare per la trasparenza. Ma il vero scandalo è che non c’è mai stata la volontà politica di arrivare in fondo. Perché arrivare in fondo vorrebbe dire scoperchiare la melma, ammettere che in Italia si spiano i giornalisti scomodi con strumenti militari da regime. E in questo silenzio complice, l’opposizione brilla per la sua mollezza.
Mentre Paragon si dissocia per non essere associata a un governo che non vuole la verità, la sinistra parlamentare balbetta, chiede “risposte”, si accontenta di comunicati e verbali desecretati a metà. Ma la libertà di stampa non si difende con le mezze parole. Si difende con atti politici forti, con interrogazioni a raffica, con piazze riempite, con nomi e cognomi.
Chiunque non lo capisca sta tradendo il giornalismo, la Costituzione, e l’intelligenza degli italiani.



