Spionaggio di Stato: nel mirino chi salva vite e denuncia

L’ennesimo scandalo che coinvolge i servizi segreti italiani dimostra, ancora una volta, come la macchina dello Stato sia piegata a un utilizzo politico e repressivo piuttosto che alla sicurezza nazionale. L’utilizzo dello spyware Paragon per spiare attivisti e giornalisti non è solo un atto grave e inaccettabile, ma è la conferma di una strategia mirata a criminalizzare l’opposizione politica e la solidarietà verso i migranti.

Il fatto che Luca Casarini, capomissione di Mediterranea Saving Humans, e Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, siano stati tra i bersagli di questa operazione di spionaggio la dice lunga su quali siano gli obiettivi reali di questi apparati: non la lotta al crimine, non la sicurezza dei cittadini, ma il controllo e la repressione del dissenso.

Le dichiarazioni di Palazzo Chigi, che finge di cadere dalle nuvole e di considerare la vicenda “di particolare gravità”, sono di una ipocrisia insopportabile. Il governo Meloni vorrebbe farci credere di non sapere nulla di tutto questo, ma è ridicolo pensare che un’operazione del genere possa avvenire all’insaputa delle massime autorità politiche. Se fosse vero, sarebbe ancora più grave: significherebbe che i servizi segreti agiscono in completa autonomia, senza alcun controllo democratico.

In ogni caso, la responsabilità ricade interamente sul governo e sulla sua maggioranza, che da tempo soffia sul fuoco della criminalizzazione delle ONG e dell’informazione libera. La persecuzione nei confronti di chi salva vite nel Mediterraneo o di chi fa giornalismo d’inchiesta non è un incidente di percorso, ma una strategia deliberata di chi vuole un’Italia autoritaria, chiusa, priva di qualsiasi voce critica.

L’intervento della società israeliana Paragon, che ha escluso l’Italia dal suo spyware dopo la denuncia della stampa internazionale, è un colpo durissimo per chi ha orchestrato questa operazione. Significa che lo scandalo è talmente grave da rendere l’Italia un partner indesiderato anche per chi fa affari con i servizi segreti di mezzo mondo.

Ora il governo deve rispondere, non con frasi di circostanza ma con i fatti: chi ha autorizzato questa operazione? Chi ha deciso di colpire attivisti e giornalisti con strumenti di spionaggio? Chi intende coprire tutto questo? Il silenzio non sarà accettato. E chi crede di poter intimidire chi difende i diritti umani e la libertà di stampa sappia che ha già perso: la verità verrà a galla, e i responsabili dovranno pagare.