Il silenzio che circonda i cinque referendum abrogativi dell’8 e 9 giugno 2025 non è casuale. Non se ne parla in televisione, i giornali li relegano in fondo alle pagine, i dibattiti pubblici li ignorano. Una precisa strategia di sabotaggio è in corso. E a metterla in atto è la destra al governo, che punta sull’astensionismo per farli fallire.
Perché falliscano, basta che meno della metà degli aventi diritto si rechi alle urne. E allora via con la disinformazione, il disinteresse pilotato, la rimozione sistematica del tema. L’obiettivo è chiaro: impedire che i cittadini si esprimano su cinque questioni fondamentali. Cinque quesiti che parlano di diritti, di uguaglianza, di dignità.
Uno riguarda la cittadinanza. Propone di ridurre da dieci a cinque anni il periodo di residenza necessario per i cittadini stranieri per diventare italiani. Un passaggio semplice e umano, che toglie migliaia di persone dallo status di “ospiti permanenti” e li riconosce come parte della comunità. È un referendum contro il razzismo istituzionale, contro l’attesa infinita, contro l’esclusione sociale.
Gli altri quattro parlano di lavoro. Diritto al reintegro in caso di licenziamento illegittimo, fine del tetto agli indennizzi per chi lavora in piccole imprese, stop ai contratti a termine senza limiti, responsabilità solidale negli appalti per proteggere i lavoratori. Sono quesiti contro la precarietà, contro la logica del profitto che schiaccia la persona, contro leggi che hanno eroso in silenzio la solidarietà tra lavoratori, trasformandoli in concorrenti, non in compagni di strada.
Questi referendum non sono semplici consultazioni: sono un esercizio diretto di sovranità. Non si tratta di delegare, ma di decidere. Non si vota per eleggere qualcuno, ma per cambiare direttamente leggi ingiuste. La loro approvazione non sarebbe solo una correzione normativa: sarebbe un segnale politico fortissimo. Una sfiducia popolare verso un governo che ha costruito la propria forza sulla paura, sul rancore e sul disimpegno.
In un tempo in cui la democrazia è ridotta a rituale, questi referendum sono un’occasione per restituirle senso. Per questo è fondamentale una mobilitazione collettiva. Per questo, ogni spazio di parola va usato per ricordarlo. Ogni esponente dell’opposizione, ogni giornalista libero, ogni cittadino consapevole dovrebbe usare il tempo che ha per dire solo questo: l’8 e 9 giugno si vota. Andiamo a votare.
Scheda riassuntiva:
Reintegro sul lavoro
Quesito: ripristinare il reintegro per chi è licenziato senza giusta causa, cancellato dal Jobs Act.
Effetto del “Sì”: ritorno del diritto al reintegro in tribunale.
Indennità per licenziamenti nelle piccole imprese
Quesito: eliminare il tetto massimo all’indennizzo per i licenziamenti illegittimi.
Effetto del “Sì”: maggiore libertà del giudice nel decidere il risarcimento.
Contratti a termine
Quesito: abrogare le norme che permettono un uso eccessivo dei contratti a termine.
Effetto del “Sì”: maggiore stabilità contrattuale, meno precarietà.
Responsabilità negli appalti
Quesito: cancellare le norme che limitano la responsabilità delle aziende per gli infortuni nei subappalti.
Effetto del “Sì”: più tutela per i lavoratori coinvolti negli appalti.
Cittadinanza
Quesito: ridurre da 10 a 5 anni il tempo necessario per richiedere la cittadinanza italiana.
Effetto del “Sì”: inclusione più rapida per i migranti residenti.
Quando si vota:
Domenica 8 giugno 2025: dalle 7:00 alle 23:00
Lunedì 9 giugno 2025: dalle 7:00 alle 15:00
Come si vota:
Si riceveranno cinque schede, una per ogni quesito.
Si barrerà “Sì” per abrogare la norma esistente.
È necessario portare un documento di identità valido e la tessera elettorale.


