La condizione dei giovani italiani, soprattutto nella fascia d’età 18-34 anni, continua a peggiorare. I dati dell’Istat del 2022 mostrano che il 67,4% dei giovani in questa fascia di età vive ancora in famiglia, un incremento di quasi otto punti percentuali rispetto al 2002.
Questa tendenza è particolarmente marcata nel Sud Italia, dove la mancanza di opportunità lavorative costringe molti giovani a ritardare l’indipendenza economica.
Il mercato del lavoro è una delle principali fonti di difficoltà per i giovani italiani. La disoccupazione giovanile, secondo gli ultimi dati disponibili, raggiunge il 30% in regioni come Campania e Sicilia.
Anche quando i giovani riescono a trovare un impiego, spesso si tratta di contratti part-time involontari, che non offrono stabilità economica.
Questo fenomeno ha avuto un impatto particolarmente negativo sulle donne, con un aumento del 107,8% delle persone che hanno accettato lavori a orario ridotto negli ultimi dieci anni.
Secondo il rapporto del Consiglio Nazionale dei Giovani (CNG), il 25,6% dei giovani italiani tra i 15 e i 29 anni era impiegato in contratti di lavoro atipici, come il lavoro temporaneo o a chiamata, nel 2023.
Questa percentuale è superiore alla media europea, indicando una diffusa precarietà che impedisce a molti di pianificare un futuro stabile.
Nonostante l’importanza dell’istruzione, in Italia solo il 28% dei giovani tra i 25 e i 34 anni ha un diploma universitario, una delle percentuali più basse in Europa, dove la media è del 40%.

Questo dato è ancora più preoccupante se si considera che un titolo di studio più elevato non garantisce necessariamente un miglioramento delle prospettive lavorative, a causa della disconnessione tra il sistema educativo e il mercato del lavoro.
La mobilità sociale è un’altra area di criticità. Secondo l’Istat, il 54% dei giovani italiani che provengono da famiglie a basso reddito rimane in quella stessa fascia di reddito anche da adulti, evidenziando una forte rigidità nel passaggio tra le classi sociali.
La povertà colpisce duramente i giovani italiani. Nel 2023, il 14% dei minori di 18 anni viveva in condizioni di povertà assoluta, mentre per la fascia d’età 18-34 anni l’incidenza era dell’11,9%. Anche la povertà relativa è in aumento, con il 22,4% degli under 35 che vive con un reddito insufficiente per affrontare le spese essenziali, come affitto e bollette.
Inoltre, il fenomeno dei Neet (Neither in Employment nor in Education or Training) è preoccupante. In Italia, il 29,4% dei giovani non studia, non lavora e non è inserito in percorsi di formazione, una percentuale significativamente più alta rispetto alla media europea del 17,6%.
L’accesso alla casa è un altro grande problema per gli under 34. Con il costo degli affitti in costante aumento, molti giovani italiani trovano sempre più difficile lasciare la casa dei genitori.
Secondo un’indagine di Eurostat, nel 2022, l’età media in cui i giovani italiani lasciano il nido familiare è stata di 30,2 anni, una delle più alte in Europa, dove la media è di 26,4 anni.
Anche la vita sociale e familiare dei giovani è influenzata da queste difficoltà. Il tasso di natalità in Italia è tra i più bassi d’Europa, con 1,24 figli per donna nel 2022, e i giovani ritardano sempre di più la decisione di formare una famiglia. Questo è strettamente legato alla precarietà lavorativa ed economica che caratterizza la loro vita.
I dati disponibili dipingono un quadro complesso e preoccupante per i giovani under 34 in Italia. La precarietà lavorativa, la povertà crescente, le difficoltà nell’accedere all’istruzione superiore e la mancanza di mobilità sociale sono tutte sfide che richiedono risposte urgenti e concrete.
Solo attraverso politiche mirate che affrontino queste problematiche sarà possibile migliorare le condizioni di vita dei giovani italiani e garantire un futuro più stabile e prospero per le nuove generazioni.


