Il corpo è mio: fine vita, tra diritti e ipocrisie di Stato

Il fine vita è un diritto naturale e senza alcuna provocazione , lo è alla pari di quello alla vita,alla libertà ,alla salute e alla proprietà,ossia all’autodeterminazione negarlo è una violenza di Stato.

Vivendo in delle comunità le Nazioni si sono dotati nel tempo del ‘Diritto positivo’,attraverso la legge.Il Belpaese che ha la fortuna/sfortuna di avere nel suo territorio l’enclave Città del Vaticano, la quale mediante il suo monarca, il pontefice condiziona la classe politica italiota.

Nel 2017 dj Fabo al secolo Fabiano Antoniani, tetraplegico e cieco, con l’aiuto di Marco Cappato già esponente dei ricadicali italiano si recò in Svizzera per esercitare il diritto al “fine vita”, attraverso il suicidio medicalmente assistito.

La vicenda diventò un fatto giuridico perché Cappato si denunciò al suo rientro a Milano, la procura fu obbligata ad accusarlo di aiuto al suicidio e per lui ebbe inizio il processo, arrivato fino alla Consulta, che ha visto ignorato il suo invito al parlamento per legiferare.

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Non essendo accolta la richiesta, con la sentenza n. 242/2019 la Consulta ha stabilito che non è reato aiutare qualcuno a morire, rendendo legale il suicidio medicalmente assistito indicandone, decisamente stringenti, le condizioni d’accesso.

Questi i requisiti: la persona che ne fa richiesta deve essere pienamente capace di intendere e volere, deve avere una patologia irreversibile portatrice di gravi sofferenze fisiche o psichiche, e deve sopravvivere grazie a trattamenti di sostegno vitale.

Stabilito ciò è una barbarie che alcune associazioni si oppongano all’eutanasia, al suicidio assistito, ad ogni forma e metodo di possesso del corpo altrui, perché così volendo imporre i propri valori, non sono molto diversi dai talebani.

Aiutati da una filastrocca si risponde a due banali considerazioni a sostegno del diritto al fine vita: Ho una bella testolina che mi serve per pensare? ASSOLUTAMENTE SI. Ho un corpo per agire ed è senza spina? ASSOLUTAMENTE NO. Quindi fatevene una ragione, il CORPO È MIO.

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