La Commissione per i crimini economici e finanziari della Nigeria (EFCC) ha arrestato quattro cittadini cinesi e 27 nigeriani per presunte attività minerarie illegali nello Stato di Plateau, a Jos. Gli arresti sono avvenuti presso la sede della Jiasheng Nigeria Limited, azienda collegata all’estrazione di monazite, un minerale strategico per l’industria tecnologica globale.
Secondo la dichiarazione rilasciata dall’EFCC, i sospettati sarebbero coinvolti in un’operazione mineraria non autorizzata e sarebbero stati trovati in possesso di un camion contenente otto sacchi di monazite lavorata, del peso complessivo di una tonnellata e con un valore di 4 milioni di naira ciascuno.
L’episodio solleva interrogativi sulle attività minerarie cinesi in Nigeria e sulle dinamiche di estrazione illegale di terre rare nel continente africano. Perché una compagnia cinese dovrebbe ricorrere a canali illeciti per estrarre monazite, se esistono vie legali per ottenere concessioni minerarie?
La monazite è un minerale ricco di elementi delle terre rare, tra cui cerio, lantanio e neodimio, essenziali per la produzione di magneti permanenti impiegati in turbine eoliche, batterie per veicoli elettrici, elettronica avanzata e applicazioni aerospaziali. Inoltre, la monazite contiene torio, un elemento radioattivo che potrebbe avere implicazioni nell’industria nucleare.
Il controllo delle terre rare è diventato un obiettivo strategico per molte potenze globali, a partire dalla Cina, che detiene la quasi totalità della produzione mondiale. Tuttavia, la crescente competizione internazionale, con Stati Uniti e Unione Europea alla ricerca di fonti alternative per ridurre la dipendenza da Pechino, potrebbe aver spinto operatori cinesi a rafforzare la loro presenza in Nigeria con modalità meno trasparenti.
L’estrazione illecita di monazite a Jos potrebbe essere spiegata da diversi fattori.

Una prima ipotesi riguarda i costi di produzione. Ottenere una concessione mineraria in Nigeria implica il pagamento di tasse e royalties, il rispetto di norme ambientali e la tracciabilità dell’estrazione. Operare al di fuori del sistema legale permetterebbe di abbattere drasticamente i costi e di massimizzare i profitti.
Un’altra spiegazione potrebbe essere il contrabbando delle terre rare. Se la Nigeria imponesse restrizioni sulle esportazioni di monazite, le compagnie cinesi potrebbero aver cercato di aggirare le normative per assicurarsi materie prime a basso costo. Inoltre, la presenza di torio nel minerale potrebbe costituire un ulteriore elemento critico: se la Cina fosse interessata a questo elemento per sviluppi nell’industria nucleare, un’estrazione non ufficiale consentirebbe di evitare i controlli internazionali.
Esiste poi la questione della corruzione e delle connivenze locali. La Nigeria è da tempo afflitta da un’economia sommersa nel settore minerario, con gruppi criminali e funzionari corrotti che facilitano lo sfruttamento illegale delle risorse. Se la Jiasheng Nigeria Limited avesse operato con il sostegno di reti locali colluse, ciò spiegherebbe la facilità con cui le operazioni illecite si sarebbero svolte fino all’intervento dell’EFCC.
Infine, non si può escludere un fattore geopolitico. La Cina sta investendo massicciamente in Africa per assicurarsi il controllo delle risorse minerarie strategiche. Il timore che potenze rivali possano stabilire partnership con la Nigeria per estrarre terre rare potrebbe aver spinto operatori cinesi a muoversi con anticipo, attraverso operazioni parallele a quelle ufficiali.
La Cina ha una forte presenza nel settore minerario nigeriano, con numerose joint venture e concessioni ufficiali per l’estrazione di minerali strategici. Tuttavia, episodi come quello di Jos indicano che l’influenza cinese nel settore potrebbe non limitarsi a operazioni regolari. La dipendenza della Nigeria dagli investimenti stranieri e la debolezza del sistema di controllo statale rendono il Paese vulnerabile allo sfruttamento delle proprie risorse.
Le autorità nigeriane dovranno affrontare una sfida cruciale: rafforzare i controlli per garantire che l’estrazione mineraria avvenga in modo legale e sostenibile, senza che le risorse nazionali finiscano nelle mani di operatori senza scrupoli.
L’arresto dei 31 individui a Jos potrebbe essere solo la punta dell’iceberg di un fenomeno più ampio, che vede le terre rare africane diventare sempre più centrali in un gioco di potere globale tra le grandi potenze.



