Siria: Unicef lancia appello per la protezione dei bambini e la pace
Diogenenews 09/12/2024: L’Unicef richiama l’attenzione sulla situazione critica in Siria, con almeno 80 bambini uccisi nelle ultime due settimane. Catherine Russell, direttrice generale dell’organizzazione, ha rilanciato l’appello del segretario generale delle Nazioni Unite alla calma e alla protezione dei diritti di tutti i siriani, con particolare riguardo per i più piccoli. Russell ha ribadito l’impegno dell’Unicef a continuare le operazioni sul campo in collaborazione con i partner locali, sottolineando che le condizioni umanitarie nel Paese restano estremamente gravi. “Milioni di bambini e famiglie affrontano una deprivazione estrema, mentre oltre un decennio di conflitto ha distrutto infrastrutture essenziali, causato sfollamenti su larga scala e limitato l’accesso a servizi fondamentali come acqua potabile, sanità, istruzione e protezione”, ha dichiarato. L’Unicef ha lanciato un duplice appello a tutte le parti coinvolte nel conflitto: garantire un accesso sicuro e senza ostacoli agli operatori umanitari per rispondere ai crescenti bisogni e impegnarsi per una pace duratura. “I bambini siriani hanno sofferto abbastanza. Meritano un futuro di pace, dignità e opportunità”, ha concluso Russell. (Diogenenews 09/12/2024)
Argentina: povertà al 49,9%, record tra i bambini, segnali di lieve calo
Diogenenews 09/12/2024: In Argentina, quasi metà della popolazione vive in condizioni di povertà: il 49,9%, pari a circa 23 milioni di persone. Tra questi, il 12,3% è in condizioni di indigenza. Sono dati diffusi dall’Osservatorio del debito sociale dell’Università Cattolica Argentina (Odsa-Uca), che evidenziano un miglioramento rispetto all’inizio del 2024, ma cifre ancora drammatiche, le più alte dal 2004. Il rapporto sottolinea che, a inizio anno, dopo l’insediamento del presidente Javier Milei, la povertà aveva raggiunto quasi il 55%, partendo dal 41,7% di fine 2023, mentre l’indigenza aveva toccato il 18%. Nel secondo e terzo trimestre 2024 si è registrata una lieve flessione, con i dati attuali comunque ben sopra i livelli dello scorso anno. Grave anche la situazione dell’infanzia: il 65% dei bambini vive in povertà, mentre il 19% si trova in condizioni di indigenza. Durante la presentazione del rapporto, il direttore dell’Odsa-Uca, Agustín Salvia, ha spiegato che le politiche economiche di Milei, pur avendo un costo sociale immediato significativo, hanno generato un impatto regressivo meno marcato del previsto. Tuttavia, Salvia ha evidenziato un crescente divario strutturale di disuguaglianza, con i segmenti più fragili della popolazione sempre più privi di capitale sociale e risorse economiche. (Diogenenews 09/12/2024)
Ghana: John Mahama torna alla presidenza, sconfitto Bawumia
Diogenenews 09/12/2024: John Mahama, già presidente del Ghana fino al 2017, è il vincitore delle elezioni presidenziali del 7 dicembre. Il suo avversario, Mahamudu Bawumia, candidato del partito di governo New Patriotic Party (NPP), ha ammesso la sconfitta il giorno dopo il voto, riconoscendo la vittoria del leader del National Democratic Congress (NDC). Mahama ha comunicato sui social di aver ricevuto una telefonata di congratulazioni da Bawumia, ufficializzando un risultato che, seppur atteso, è giunto con proporzioni sorprendenti. Secondo i dati parziali, Mahama ha ottenuto quasi il 55% dei voti, contro il 43% del suo avversario. Il suo partito, l’NDC, potrebbe aggiudicarsi la maggioranza dei 275 seggi parlamentari, rendendo possibile l’attuazione delle riforme promesse durante la campagna elettorale. Tuttavia, qualora mancassero i numeri per una maggioranza assoluta, sarà necessario negoziare coalizioni con altri partiti, che complessivamente hanno raccolto meno del 2% dei voti. Per Mahama, 66 anni, questa vittoria segna il ritorno a Jubilee House, la sede della presidenza ad Accra. Dopo aver perso il potere nel 2017, Mahama ha incentrato la sua campagna elettorale sulla crisi economica che attanaglia il Ghana, caratterizzata da inflazione elevata, crollo della valuta e una disoccupazione dilagante, soprattutto tra i giovani. Il presidente eletto ha promesso una revisione dell’accordo da 3 miliardi di dollari con il Fondo Monetario Internazionale e ha annunciato la creazione di milioni di posti di lavoro, in particolare nelle aree più povere del nord, a rischio di infiltrazioni jihadiste dal Sahel. Gli elettori dell’NDC ripongono grandi aspettative nel nuovo governo. Noble Agyemang, un militante del partito, ha dichiarato che le priorità sono la riduzione delle tasse e il rilancio dell’economia, gravemente danneggiata negli anni di presidenza di Nana Akufo-Addo. Tuttavia, Mahama dovrà affrontare sfide significative, tra cui il pagamento di circa 2 miliardi di dollari di debiti nei prossimi quattro anni e la necessità di attuare riforme senza aggravare ulteriormente il carico fiscale. L’affluenza, stimata poco sopra il 60%, evidenzia una crescente disillusione verso i partiti tradizionali, lontana dall’80% registrato nel 2020. Mustapha Ashong, un giovane elettore, ha votato per l’NDC seguendo la scelta della sua comunità, ma si dice scettico: “I politici promettono tanto, ma alla fine non fanno nulla”, ha commentato fuori da un seggio ad Accra. (Diogenenews 09/12/2024)
Francia: più chiusure che aperture di fabbriche nel 2024, saldo negativo dopo otto anni
Diogenenews 09/12/2024: Nel 2024, la Francia ha registrato un saldo negativo tra aperture e chiusure di fabbriche, con 15 chiusure in più rispetto alle aperture, segnando il primo bilancio negativo dal 2016. Lo riferisce uno studio di Trendéo, società specializzata nell’analisi economica, pubblicato l’8 dicembre. L’analisi si basa sui dati di stabilimenti con oltre dieci dipendenti nei settori manifatturiero, energetico e del trattamento dei rifiuti. Il bilancio negativo si è concretizzato nella seconda metà dell’anno, mentre nei primi sei mesi erano state registrate 79 aperture contro 61 chiusure. La situazione rispecchia le preoccupazioni espresse da esponenti politici, sindacali ed economici dopo importanti piani di ristrutturazione annunciati da aziende come Auchan, Michelin e Valéo. Nonostante il dato negativo del 2024, Trendéo evidenzia che il saldo complessivo tra aperture e chiusure dal 2016 rimane positivo, con 316 aperture nette. Il picco è stato raggiunto nel 2021, quando si contarono 129 aperture in più rispetto alle chiusure. Anche durante la crisi Covid-19 del 2020, il bilancio è rimasto leggermente positivo. Tuttavia, il volume degli investimenti industriali in Francia ha subito un calo del 10% nel 2024, segnando la prima contrazione dal 2019. Settori come l’energia e la chimica hanno registrato aumenti, ma l’industria manifatturiera, in particolare quella automobilistica, ha subito una contrazione significativa. Su scala globale, il calo degli investimenti industriali è stato più marcato, con una riduzione del 26% nel 2024, dovuta alla crisi in settori chiave come l’elettronica e la chimica. Gli Stati Uniti si confermano un polo di attrazione per gli investimenti, mentre la Cina perde terreno. L’Europa si consolida come hub per i progetti di gigafactory, grandi impianti dedicati principalmente alla produzione di batterie e componenti per automobili. Secondo Trendéo, il continente ha attirato il 17% degli investimenti globali in gigafactory nel 2024, contro il 4% nel 2016. La quota di questi impianti negli investimenti industriali europei è cresciuta dal 33% al 62% nello stesso periodo. La Germania guida la classifica con 37 progetti di gigafactory dal 2016, seguita dalla Francia con 19, mentre Ungheria, Spagna e Finlandia ne contano 10 ciascuna. Questo dato sottolinea la centralità dell’Europa nella transizione verso un’industria più sostenibile e tecnologicamente avanzata. (Diogenenews 09/12/2024)
Banca Mondiale: record di finanziamento per 100 miliardi di dollari ai Paesi più poveri
Diogenenews 09/12/2024: L’Associazione Internazionale per lo Sviluppo (IDA) della Banca Mondiale ha annunciato un finanziamento record di 100 miliardi di dollari destinato ai 78 Paesi più poveri del pianeta. L’annuncio, avvenuto giovedì, conclude un anno di raccolta fondi che ha garantito contributi per 23,7 miliardi di dollari, leggermente superiori ai 23,5 miliardi raccolti nell’ultimo ciclo triennale. Grazie a questi contributi, la Banca Mondiale può accedere ai mercati finanziari per moltiplicare i fondi raccolti, sbloccando così un totale di 100 miliardi di dollari in nuovi prestiti e sovvenzioni, superando i 93 miliardi stanziati nel 2021. “Questo finanziamento sosterrà i Paesi che ne hanno maggiore bisogno”, ha dichiarato Ajay Banga, presidente della Banca Mondiale, definendo l’iniziativa un “successo storico”. L’IDA, che offre sovvenzioni e prestiti a tassi agevolati, rappresenta un pilastro fondamentale per il sostegno ai Paesi più poveri, molti dei quali in Africa. I donatori si riuniscono ogni tre anni per rifinanziare il fondo, che riceve il supporto principale da Stati Uniti, Giappone, Regno Unito, Germania e Francia. Quest’anno, gli Stati Uniti hanno stanziato una cifra record di 4 miliardi di dollari, mentre Norvegia e Spagna hanno incrementato significativamente i loro contributi. Tra i beneficiari storici dell’IDA, alcuni Paesi come Cina, Corea del Sud e Turchia hanno ora assunto il ruolo di donatori, contribuendo a rafforzare le risorse del fondo. Questo cambiamento riflette la trasformazione economica di alcune nazioni che, in passato, erano tra le più vulnerabili. I fondi raccolti saranno destinati a progetti e programmi mirati a stimolare la crescita economica, ridurre la povertà e migliorare le condizioni di vita nei Paesi destinatari. Tra le priorità, l’ampliamento dell’accesso all’istruzione, il miglioramento dei sistemi sanitari e il sostegno all’adattamento ai cambiamenti climatici, con l’obiettivo di offrire soluzioni sostenibili per le sfide globali. (Diogenenews 09/12/2024)
Cliniche di metadone negli USA: accuse di frode e violazioni contro Acadia Healthcare
Diogenennews 09/12/2024: Un’indagine del New York Times ha rivelato gravi irregolarità nelle pratiche delle cliniche di metadone gestite da Acadia Healthcare, la più grande rete a scopo di lucro del settore negli Stati Uniti. Sebbene le cliniche forniscano una dose giornaliera di metadone per prevenire l’astinenza da oppioidi, l’inchiesta ha denunciato falsificazioni di cartelle cliniche, sovrafatturazioni alle assicurazioni e standard di trattamento spesso inadeguati. Acadia avrebbe falsificato registrazioni di sessioni di counseling che in realtà non si sono mai svolte, utilizzando queste documentazioni per fatturare alle assicurazioni e per rispettare le norme statali. I consulenti sono stati costretti a gestire carichi di lavoro ben oltre i limiti consentiti, mentre alcune cliniche hanno accettato pazienti non dipendenti da oppioidi, contro i requisiti legali. Con oltre 1,3 miliardi di dollari di fatturato dal 2022, Acadia ha incentivato i direttori delle cliniche a massimizzare le iscrizioni, talvolta accettando pazienti non idonei. L’azienda è stata inoltre accusata di trascurare la sicurezza, con casi documentati di personale non qualificato che distribuiva metadone. Acadia è già stata multata in passato per frodi legate a fatturazioni indebite e personale non qualificato. Le recenti rivelazioni hanno spinto le autorità federali a indagare nuovamente sull’azienda, causando un crollo del 50% del valore delle sue azioni, con una perdita di quasi 4 miliardi di dollari. (Diogenenews 09/12/2024)
Nazioni Unite: aridità in aumento, rischio globale per ecosistemi e popolazione
Diogenenews 09/12/2024: Un rapporto delle Nazioni Unite avverte che oltre il 75% delle terre emerse del pianeta sta diventando progressivamente più arido, con conseguenze devastanti per l’ambiente e la società. Questo fenomeno, attribuito principalmente alle emissioni di gas serra, rappresenta un “pericolo esistenziale globale”, esponendo vaste aree a desertificazione, incendi, tempeste di sabbia e crisi idriche. Negli ultimi decenni, quasi 400.000 miglia quadrate di terre fertili si sono degradate ogni anno. Oltre il 40% delle terre emerse è classificato come arido, con il 95% del territorio europeo che mostra segni di crescente secchezza. La situazione è aggravata dal riscaldamento globale, che intensifica l’evaporazione dell’acqua dal suolo e dalle piante, rendendo molte aree cronicamente carenti di umidità. Aree cruciali per la produzione alimentare, come Argentina, Spagna e la regione del Mar Nero, sono particolarmente colpite, mentre luoghi instabili come il Sudan del Sud affrontano rischi amplificati di conflitti e insicurezza. Circa un terzo della popolazione mondiale vive ora in zone aride, rispetto a un quinto nel 1990. Il rapporto suggerisce azioni per migliorare la resilienza, tra cui il ripensamento delle colture coltivate in aree a rischio e l’adozione di pratiche agricole più sostenibili. Tuttavia, esperti avvertono che gli ecosistemi in molte regioni potrebbero non adattarsi rapidamente ai cambiamenti climatici, rendendo irreversibili alcune conseguenze ambientali. Il summit sulla desertificazione, ospitato in Arabia Saudita, ha evidenziato le difficoltà di raggiungere un consenso globale. Mentre la nazione ha promosso il vertice, il suo ruolo come principale esportatore di petrolio ha sollevato critiche per il rallentamento degli impegni sul clima. Nonostante ciò, il rapporto sottolinea l’urgenza di ridurre le emissioni per prevenire un peggioramento della crisi. (Diogenenews 09/12/2024)
McKinsey accetta di pagare 122 milioni di dollari per risolvere un caso di corruzione in Sudafrica
Diogenenews 09/12/2024: La società di consulenza globale McKinsey & Co. pagherà oltre 122 milioni di dollari per chiudere un’indagine su episodi di corruzione legati al suo lavoro in Sudafrica, secondo un fascicolo desecretato dai procuratori federali di New York. La multa rientra in un accordo di rinvio dell’azione penale che potrebbe archiviare le accuse entro tre anni, a condizione che McKinsey rispetti i termini stabiliti. L’indagine ha messo in luce che, a partire da oltre un decennio fa, la filiale sudafricana di McKinsey ha partecipato a un piano per corrompere funzionari governativi. Le tangenti avrebbero garantito all’azienda contratti multimilionari con due imprese statali: Eskom, che gestisce il sistema elettrico del Paese, e Transnet, operante nel settore ferroviario e portuale. McKinsey avrebbe ricavato circa 85 milioni di dollari da questi accordi. Un ex socio anziano dell’azienda, Vikas Sagar, si è dichiarato colpevole di cospirazione per violazione della legge anticorruzione americana. Sagar, noto per il suo stile di vita sfarzoso, è stato licenziato nel 2018, quando emersero le prime accuse. In Sudafrica, il lavoro di McKinsey con Eskom e Transnet, inizialmente un’importante fonte di entrate per l’ufficio di Johannesburg, è stato travolto dalle accuse di corruzione. Nonostante le consulenze ricevute, il Paese è stato segnato da frequenti blackout e dalla crisi del settore elettrico. (Diogenenews 09/12/2024)
Barcellona: il 40% delle donne rischia la povertà con il solo reddito personale
Diogenenews 09/12/2024: Un rapporto pubblicato dal Comune di Barcellona, intitolato Gender in Figures. Condizioni di vita delle donne e disuguaglianze di genere nella città di Barcellona, ha rivelato che il 40,5% delle donne sarebbe a rischio povertà se dovesse contare esclusivamente sul proprio reddito. La percentuale scende al 29,4% per gli uomini. Lo studio, basato su dati raccolti nel 2020 e 2021, evidenzia come l’autonomia economica femminile sia significativamente più fragile rispetto a quella maschile. Lo studio sottolinea che il 27,7% delle donne vivrebbe in condizioni di grave povertà, contro il 17% degli uomini. Il fenomeno si riflette anche sul tasso di povertà salariale, che colpisce il 13,8% delle donne rispetto all’11,4% degli uomini. Inoltre, il divario salariale nella capitale catalana raggiunge il 17,1%, con una maggiore incidenza di lavoro part-time e contratti temporanei tra le donne: il 26,4% lavora a tempo parziale (contro il 12,9% degli uomini), mentre il 10,3% ha un contratto a termine (rispetto al 7,7% degli uomini). Le donne sono sottorappresentate nelle posizioni di leadership, con il 59,4% dei ruoli dirigenziali occupati da uomini. Anche nel sistema pensionistico emergono disparità significative: le donne percepiscono in media 600 euro in meno rispetto agli uomini. Questa differenza economica si riflette anche nelle condizioni abitative: il 59,4% degli uomini possiede una casa, contro il 53,5% delle donne, che invece vivono più frequentemente in affitto (43,1% contro il 37,7%). Il rapporto denuncia un aumento delle violenze di genere. Nel 2022 sono state registrate 3.285 denunce di violenza sessista e 659 aggressioni sessuali, con un incremento del 41% rispetto all’anno precedente. A questo si aggiunge il carico sproporzionato di lavoro domestico: il 59% delle donne dedica oltre due ore al giorno alla cura della casa e della famiglia, contro il 35% degli uomini. Il rapporto evidenzia anche una disparità nella percezione della salute: il 24% delle donne dichiara di avere una salute discreta o cattiva, contro il 18,3% degli uomini. Inoltre, più donne rispetto agli uomini hanno riferito difficoltà nel mantenere una temperatura adeguata in casa o nel rispettare le scadenze dei pagamenti. Questo secondo studio del Comune di Barcellona, pubblicato cinque anni dopo il primo, dipinge un quadro allarmante delle disuguaglianze di genere in città, confermando che la femminilizzazione della povertà e le disparità socio-economiche persistono in molteplici ambiti della vita quotidiana. (Diogenenews 09/12/2024)
Crisi alimentare in Africa: il fallimento dell’agricoltura commerciale e il ruolo dell’agroecologia
Diogenenews 09/12/2024: Secondo il rapporto State of Food Security and Nutrition in the World 2024 delle Nazioni Unite, l’Africa affronta livelli di insicurezza alimentare senza precedenti, con una prevalenza della denutrizione che colpisce il 20,4% della popolazione, pari a circa 298,4 milioni di persone. Questo dato, più del doppio della media globale, evidenzia una crisi che si è aggravata costantemente dal 2015. La crisi alimentare è alimentata da fattori come cambiamento climatico e conflitti, ma trova le sue radici anche in modelli agricoli ereditati dal periodo coloniale. L’approccio convenzionale, focalizzato sulla produzione agricola commerciale, continua a guidare molte politiche, ma spesso non affronta le dimensioni fondamentali della sicurezza alimentare, come accesso, stabilità e sostenibilità. Paesi come il Mali e il Sudafrica ne rappresentano esempi emblematici: la dipendenza da colture da esportazione, come il cotone o i modelli agricoli su larga scala, ha portato a degrado ambientale, indebitamento degli agricoltori e livelli preoccupanti di malnutrizione, soprattutto tra le fasce più vulnerabili. Gli esperti sostengono che l’agroecologia, basata sull’integrazione tra scienza formale e conoscenze locali, rappresenti una soluzione più sostenibile. Questo approccio promuove pratiche come il polycropping (coltivazione di colture complementari) e l’agroforestazione (integrazione di alberi e colture), capaci di ridurre la dipendenza da input costosi e migliorare la fertilità del suolo. In Mali, ad esempio, un temporaneo abbandono del cotone a favore del sorgo ha contribuito a prevenire proteste sui prezzi alimentari durante la crisi del 2007-2008, evidenziando il potenziale di un’agricoltura diversificata. In Sudafrica, progetti di riforma agraria che hanno ridimensionato le grandi fattorie in appezzamenti più piccoli hanno ottenuto risultati promettenti per la sicurezza alimentare. Nonostante l’agroecologia abbia il sostegno di organizzazioni della società civile africana, come l’Alleanza per la Sovranità Alimentare in Africa, i governi e i donatori internazionali si muovono lentamente verso questo cambiamento. Tuttavia, segnali positivi iniziano a emergere: in Senegal, l’ex ministro dell’Agricoltura ha riconosciuto il valore dell’agroecologia, e l’Unione Europea ha avviato il finanziamento di programmi sperimentali in questo ambito. Per affrontare la crisi alimentare, è necessario superare l’approccio coloniale e commerciale all’agricoltura, adottando soluzioni radicate nelle realtà locali. L’agroecologia non solo può migliorare la sicurezza alimentare, ma rappresenta anche un passo decisivo verso la decolonizzazione delle scienze agronomiche e una gestione più equa e sostenibile delle risorse del continente. (Diogenenews 09/12/2024)


