Il recente rapporto di EY India traccia un ritratto di come il BRICS+, una coalizione originariamente composta da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, sia diventata una forza sempre più significativa nel panorama economico globale.
Questo blocco, nato come alternativa alle potenze consolidate del G7, si è espanso con nuovi membri, rafforzando la propria influenza sul commercio mondiale e assumendo un ruolo simile a quello del G7, ma con un’agenda molto diversa, più attenta alle questioni della povertà e delle disuguaglianze.
Secondo il rapporto, la Cina e l’India sono gli indiscussi leader economici del BRICS+, due colossi che da soli rappresentano una buona parte delle esportazioni del gruppo e che, in termini di parità di potere d’acquisto, occupano rispettivamente il primo e il terzo posto nel mondo.
Questa leadership, tuttavia, è sfaccettata: mentre Cina e India sono protagoniste di una crescita tecnologica e industriale inarrestabile, l’alleanza BRICS+ rappresenta anche una vasta fetta della popolazione mondiale che vive in condizioni di estrema povertà. Infatti, a differenza del G7, il BRICS+ include molti paesi in cui la lotta quotidiana contro la povertà rimane una realtà per milioni di persone.
L’India, con il suo enorme mercato in espansione, ha ridotto in parte la povertà estrema ma ha ancora profonde sacche di disagio economico, specialmente nelle aree rurali, dove molte famiglie vivono con meno di 6,85 dollari al giorno.
La Cina, pur avendo fatto enormi progressi nell’alleviare la povertà, affronta anch’essa grandi disparità interne, in particolare tra le zone costiere sviluppate e le aree interne più povere.
Questi due paesi, se da un lato possono vantare di essere parte della soluzione globale in quanto leader economici, dall’altro rappresentano ancora nazioni dove disuguaglianze sociali e mancanza di accesso a servizi di base sono questioni critiche.

A livello globale, l’importanza del BRICS+ è in crescita. Tra il 2000 e il 2023, la quota del gruppo nelle esportazioni mondiali è aumentata dal 10,7% al 23,3%, un segnale chiaro di come questo blocco abbia iniziato a contendere al G7 una parte del predominio economico.
La crescente forza economica dei BRICS+ si riflette anche nel settore high-tech, con un aumento esponenziale delle esportazioni tecnologiche, che dimostra l’attenzione di questi paesi all’innovazione e alla competitività industriale.
Il BRICS+, quindi, non è solo un blocco economico ma anche politico, volto a dare voce a quelle nazioni che faticano a trovare rappresentanza nei forum mondiali dominati dalle economie avanzate.
Mentre il G7 punta a consolidare la ricchezza tra i suoi membri, il BRICS+ offre una visione alternativa, dove lo sviluppo non si limita alla crescita economica, ma cerca di affrontare problemi complessi come la povertà diffusa e la disuguaglianza sociale.
Il BRICS+, con la sua struttura eterogenea, sta tracciando linee di demarcazione non solo economiche ma anche culturali. Il contrasto tra l’alleanza e i paesi del G7 va infatti oltre i numeri di export o le parità di potere d’acquisto: è uno scontro che riflette visioni diverse di sviluppo, identità e valori.
La polarizzazione economica, in questo senso, si trasforma anche in una competizione culturale, dove modelli di governance e diritti sociali si confrontano aspramente.
A questo si aggiunge una crescente tensione geopolitica, che spesso coinvolge altri stati come teatri di conflitti indiretti tra le due sfere d’influenza.
Così, mentre il BRICS+ continua a rafforzare il proprio ruolo, la sua ascesa diventa una sfida diretta al predominio occidentale, alimentando una dinamica che vede gli stati membri farsi portavoce di un ordine mondiale alternativo.
Questa competizione, sempre più globale, potrebbe plasmare il futuro politico e sociale, lasciando un’impronta culturale e talvolta anche militare su molte regioni del mondo.



