37mila bambini a rischio in Afghanistan dopo il sisma

È passata poco più di una settimana dal terremoto di magnitudo 6.0 che nella notte del 31 agosto ha devastato l’Afghanistan orientale. L’epicentro, nella provincia di Kunar, ha scatenato una catena di distruzione che ha provocato oltre 2.200 vittime, di cui circa 750 bambini.

Dieci giorni dopo, mentre la terra continua a tremare con scosse di assestamento che alimentano la paura, Save the Children lancia un allarme che va oltre il bilancio immediato delle vittime: la catastrofe naturale rischia di trasformarsi in una crisi nutrizionale di proporzioni drammatiche.

Secondo l’organizzazione, fino a 37 mila bambini sotto i cinque anni e 10 mila donne incinte o che allattano potrebbero cadere in una condizione di malnutrizione grave o acuta nelle aree colpite. In totale, oltre 91 mila persone necessitano urgentemente di sostegno nutrizionale.

La tragedia del terremoto, insomma, ha aggravato un quadro che era già compromesso: la malnutrizione infantile in Afghanistan era un’emergenza nazionale ben prima del sisma.

Le scosse hanno distrutto abitazioni e isolato interi villaggi, ma l’impatto più devastante riguarda le infrastrutture sanitarie. Sedici strutture sono state danneggiate, una completamente distrutta.

A questo si aggiungono i tagli ai finanziamenti internazionali, che hanno già costretto alla chiusura o sospensione circa 80 cliniche e squadre mobili nell’area del sisma, lasciando senza cure oltre mezzo milione di persone. Su scala nazionale, le strutture sanitarie chiuse o sospese salgono a più di 400, con servizi compromessi per oltre tre milioni di afghani.

“June 2022 Afghanistan earthquake damage 8” by Tasnim News Agency is licensed under CC BY 4.0.

In questo contesto, i bambini pagano il prezzo più alto. Un minore malnutrito ha undici volte più probabilità di morire per malattie comuni come polmonite e diarrea. Ma con la chiusura delle cliniche, l’accesso alle cure diventa quasi impossibile: le famiglie devono percorrere chilometri a piedi per raggiungere i pochi centri rimasti operativi, spesso in condizioni disperate.

Save the Children, presente in Afghanistan dal 1976, è intervenuta fin dalle prime ore nella provincia di Kunar con assistenza medica, supporto psicologico per i bambini, distribuzione di kit igienici, acqua, ripari temporanei e aiuti economici.

Dal primo settembre sono già state raggiunte oltre 12 mila persone, tra cui più di 7 mila bambini. Ma le necessità restano enormi. Migliaia di famiglie vivono in tende improvvisate, esposte alle intemperie e terrorizzate dal rischio di nuove scosse.

La denuncia dell’organizzazione arriva come un appello urgente alla comunità internazionale: senza un immediato aumento dei fondi, milioni di bambini rischiano di affrontare mesi di fame e malattie.

Già oggi, quasi cinque milioni di minori in Afghanistan vivono livelli di insicurezza alimentare definiti “di crisi” o “di emergenza”, e le stime per il 2025 parlano di 3,5 milioni di bambini a rischio malnutrizione. Il terremoto, con i suoi effetti devastanti, potrebbe trasformare questa proiezione in una certezza.

Le parole di chi ha perso tutto raccolte dall’Ong raccontano la portata del dramma. “Tutto ciò che avevamo è finito sotto le macerie”, dice Ebad, padre di undici figli. “I bambini hanno paura a ogni scossa”. È l’immagine di un Paese dove la catastrofe naturale si intreccia con una crisi umanitaria cronica, lasciando i più piccoli a sopportare il peso più insostenibile.

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