Ottenere un visto Schengen per un cittadino africano è diventato, in molti casi, un atto di fede. Non nella burocrazia, ma nella possibilità di essere trattati con equità. I numeri ufficiali parlano chiaro: per molti Paesi africani, la possibilità di ottenere un visto per l’Europa è tra le più basse al mondo. Eppure, ogni domanda ha un costo — economico e umano — che i richiedenti devono sostenere a prescindere dall’esito.
Secondo i dati della Commissione Europea, i tassi di rifiuto dei visti Schengen per i cittadini di Paesi africani oscillano tra il 36% e il 63%. Le Comore guidano la triste classifica, con un incredibile 62,8% di domande respinte. Seguono Guinea-Bissau (47%), Senegal (46,8%), Nigeria (45,9%) e Ghana (45,5%). Per confronto, la media globale si ferma al 18%.
Ma il dato più sorprendente — e scandaloso — è un altro: ogni domanda di visto costa 90 euro, non rimborsabili. In totale, si stima che nel solo 2024 gli africani abbiano speso oltre 60 milioni di euro in pratiche mai andate a buon fine. Una cifra enorme, sottratta a famiglie e studenti, lavoratori e ricercatori, che non viaggiano, ma finanziano un sistema che li esclude.
Una mobilità diseguale
Le ambasciate europee difendono il sistema parlando di controlli rigorosi e valutazioni caso per caso. In teoria, ogni richiesta è esaminata sulla base di criteri oggettivi: motivo del viaggio, mezzi di sussistenza, volontà di rientrare. Ma nella pratica, denunciano numerose ONG e associazioni, il processo è spesso opaco, i rifiuti arrivano senza motivazioni chiare, e la sensazione diffusa è che il passaporto africano sia, di per sé, un ostacolo.
«I Paesi più poveri del mondo stanno pagando quelli più ricchi per non essere accolti», denuncia Marta Foresti, fondatrice del LAGO Collective. «Più è povero il tuo Paese, più alte sono le possibilità che ti venga negato un visto». E questa non è burocrazia. È una disuguaglianza sistemica, profondamente radicata.

In molti casi i candidati presentano documentazione completa: lettere di lavoro, conti correnti, biglietti di ritorno, inviti ufficiali. Eppure, ricevono rifiuti standardizzati, privi di indicazioni concrete su come migliorare la richiesta. Chi prova a insistere, spesso si scontra con un muro. Non si tratta di migrazione irregolare. Qui si parla di studenti, professionisti, persone invitate a conferenze, padri e madri che vorrebbero assistere a un matrimonio o a una laurea.
Europa a due corsie
Questo squilibrio è ancora più evidente se si guarda all’altro lato del Mediterraneo. I cittadini europei viaggiano con facilità in gran parte del continente africano. Pochi visti, procedure snelle, accoglienza garantita. L’asimmetria è lampante, e mina alla base ogni discorso di partenariato tra Europa e Africa.
Commercio, tecnologia, formazione, sicurezza: i governi africani vengono invitati a sedere al tavolo delle relazioni internazionali. Ma i loro cittadini restano bloccati alla porta. Le ambasciate respingono, le frontiere si chiudono, e la cooperazione si svuota di significato. È difficile parlare di collaborazione tra pari quando la mobilità – uno dei beni più preziosi in un mondo globalizzato – è concessa solo a senso unico.
Pagare per il privilegio di essere rifiutati
In definitiva, il sistema dei visti Schengen rischia di trasformarsi in un paradosso morale oltre che politico: non solo i cittadini africani devono dimostrare più degli altri per avere accesso a un diritto elementare come viaggiare, ma devono anche pagare per vederselo negato. Un’umiliazione costosa, silenziosa e sistemica.
Certo, la sicurezza è un dovere, e nessun sistema di concessione visti può prescindere da controlli. Ma quando i rifiuti diventano la norma e non l’eccezione, quando le cifre sono così sproporzionate, la questione smette di essere burocratica e diventa etica.
Una riforma del sistema è necessaria. Ma prima ancora, serve un cambiamento di sguardo. Perché nessun continente dovrebbe essere trattato come una minaccia a priori. E nessun cittadino dovrebbe pagare il prezzo di una mobilità negata solo per il luogo in cui è nato.



