Dall’inizio del mandato dell’amministrazione Trump, il Consumer Financial Protection Bureau (CFPB), organismo nato per tutelare i consumatori dopo la crisi finanziaria del 2008, ha subito un ridimensionamento senza precedenti.
Nelle prime settimane, nove cause civili già avviate sono state archiviate, con un effetto immediato: importanti gruppi come Capital One e Rocket Homes si sono ritrovati improvvisamente liberi da indagini e potenziali sanzioni.
Ma ciò che preoccupa di più non sono solo le cause già pubbliche abbandonate, bensì il congelamento di numerose indagini ancora in corso, che coinvolgevano colossi come Carvana, Mr. Cooper, CareCredit e Meta.
Dietro a questa paralisi c’è un ordine di sospensione dei lavori imposto dai nuovi vertici dell’agenzia, che ha bloccato l’attività investigativa degli ispettori e impedito di fatto la prosecuzione delle attività di controllo.
Secondo fonti interne raccolte da ProPublica, molte delle indagini già avviate si basavano su anomalie rilevate dagli stessi rapporti del CFPB.
Nel caso di Carvana e VW Credit Inc., ad esempio, erano emerse criticità legate al mancato trasferimento tempestivo del titolo di proprietà delle auto, con conseguenze gravi per i consumatori, come fermi amministrativi e sequestri.
Il blocco non riguarda solo casi nuovi: alcune delle aziende sotto indagine avevano già chiuso accordi con l’agenzia in passato per pratiche scorrette e sono ora sospettate di essere ricadute negli stessi comportamenti. Afni Inc. e GreenSky ne sono un esempio.
Entrambe avevano già pagato milioni in sanzioni per violazioni pregresse e ora risultano coinvolte in nuove inchieste, ora sospese.
Lo stop alle attività del CFPB colpisce anche i tentativi dell’agenzia di estendere la propria giurisdizione alle grandi società tecnologiche. Meta, ad esempio, era oggetto di un’indagine che puntava a chiarire se dati finanziari sensibili degli utenti fossero stati raccolti e conservati in modo improprio attraverso pubblicità relative a prestiti.
Greenlight Financial Technology, che gestisce carte di debito per minori, era accusata di non garantire ai giovani utenti l’accesso immediato ai fondi promessi e di avere un servizio clienti inefficace.
Il ridimensionamento del CFPB ha provocato un congelamento quasi totale dell’attività all’interno della divisione esecutiva: la maggior parte degli investigatori non è più autorizzata a interagire direttamente con aziende, testimoni o legali, se non previa approvazione del direttore legale, che ha persino minacciato procedimenti disciplinari per “insubordinazione” verso chi agisce senza autorizzazione formale.

Nel frattempo, il Dipartimento per l’efficienza governativa, guidato da Elon Musk, ha assunto un ruolo sempre più incisivo. Dopo aver ottenuto accesso all’agenzia, l’amministrazione ha avviato il licenziamento di oltre 1.700 dipendenti, annullato più di 200 contratti e lasciato in stallo buona parte delle attività operative del CFPB.
Anche se un giudice federale ha temporaneamente bloccato alcune di queste decisioni in seguito a un ricorso dei sindacati, il clima interno rimane segnato da microgestione, incertezza e paralisi.
Alcune indagini sono tecnicamente ancora in piedi, ma di fatto inattive. Tra queste vi è quella su Mr. Cooper, gestore di mutui che nel 2020 aveva accettato di risarcire decine di migliaia di mutuatari. L’oggetto della nuova inchiesta riguarda una violazione di dati che ha colpito quasi 15 milioni di persone.
In un documento ufficiale, l’azienda ha confermato che le informazioni di “praticamente tutti i clienti attuali ed ex” sono state compromesse da un attacco informatico.
Anche CareCredit, già sanzionata in passato per pratiche scorrette, è nuovamente sotto indagine. L’attenzione si è concentrata sul modo in cui venivano pubblicizzate promozioni a pagamento differito, spesso male interpretate dai pazienti e attivate durante le cure senza un’adeguata spiegazione. Il rischio, per molti consumatori, è di trovarsi con debiti improvvisi e inaspettati alla fine del periodo promozionale.
A subire l’arresto delle indagini è anche Point, società di “mutui alternativi” che propone anticipi in cambio di una quota del valore futuro dell’immobile.
Anche in questo caso, i report del CFPB avevano raccolto segnalazioni da parte dei clienti, che denunciavano condizioni poco trasparenti e importi finali molto più alti del previsto.
L’attacco al CFPB ha una valenza politica chiara. Le critiche degli investitori vicini a Trump – tra cui il venture capitalist Marc Andreessen e lo stesso Musk – mirano a delegittimare un organismo che per anni ha cercato di contenere l’arbitrarietà di banche, società fintech e grandi piattaforme tecnologiche.
Il messaggio che passa ora è che la tutela del consumatore non è più una priorità federale, e che le aziende possono muoversi con sempre meno vincoli, anche in settori delicati come il credito, i mutui, i prestiti sanitari e i servizi per minori.
Con la macchina investigativa bloccata, le priorità di controllo sospese e il personale ridotto all’osso, il futuro del CFPB appare incerto. A pagarne il prezzo non saranno le grandi aziende, ma milioni di cittadini esposti a pratiche scorrette e ormai privi di un vero strumento di tutela pubblica.



