BNP Paribas a processo negli Usa per il genocidio in Sudan

È un processo storico: a Manhattan, davanti a una giuria popolare, non c’è un dittatore, né un signore della guerra, ma una banca. La francese BNP Paribas, gigante globale della finanza, deve rispondere di complicità in crimini di guerra e genocidio.

La causa collettiva – Kashef v. BNP Paribas – riunisce oltre 20.000 rifugiati sudanesi ora residenti negli Stati Uniti. Chiedono ciò che nessuno ha mai dato loro: giustizia per gli anni di orrore sotto il regime di Omar al-Bashir, il presidente-dittatore che dal 1989 al 2019 ha insanguinato il Sudan, dal Darfur alle Nuba Mountains.

La banca che apriva le porte ai petrodollari

Secondo l’accusa, BNP Paribas avrebbe agito come “banca centrale ombra” di Khartoum, consentendo al regime di accedere ai mercati finanziari globali, convertire i proventi del petrolio in dollari e aggirare le sanzioni statunitensi. Quei fondi, sostengono i querelanti, avrebbero alimentato l’acquisto di armi, le milizie Janjaweed e le campagne militari che tra il 2003 e il 2005 hanno ucciso circa 200.000 civili e costretto due milioni di persone a fuggire dalle loro case.

BNP si è già dichiarata colpevole nel 2014 per violazione delle sanzioni su Sudan, Iran e Cuba, pagando una maxi-multa da 8,97 miliardi di dollari. Ma quella sanzione, decisa dal Dipartimento di Giustizia USA, non ha mai portato un solo dollaro alle vittime. Questo processo è il tentativo di colmare quel vuoto.

“Darfur Refugees Sam Ouandja 04” by hdptcar is licensed under CC BY-SA 2.0.

Dal 2016 a oggi: una battaglia giudiziaria ad ostacoli

La class action è partita nel 2016, è stata archiviata nel 2018, riaperta nel 2019 dalla corte d’appello federale, e nel 2024 ha ottenuto la certificazione come “class action” ai sensi della Rule 23.
A settembre 2025 il processo è finalmente iniziato. Per circa dieci settimane, giurati di New York ascolteranno testimoni, esperti, ex dipendenti di BNP e sopravvissuti del Darfur.

La banca si difende sostenendo di aver svolto “normali operazioni bancarie”, di non aver fornito armi né finanziato direttamente le violenze. Gli avvocati delle vittime replicano: non si può dire “normale” un sistema di transazioni che ha permesso a un regime genocida di restare a galla.

Un precedente che fa tremare Wall Street

Se la giuria darà ragione ai querelanti, BNP Paribas potrebbe essere condannata a risarcimenti milionari – ma il punto non è solo il denaro. Sarebbe un segnale globale: le banche non sono più intoccabili. Il diritto internazionale potrebbe finalmente far pagare chi, dietro le quinte, lubrifica i meccanismi finanziari di regimi che massacrano la loro popolazione.

Le conseguenze andrebbero oltre Parigi: ogni istituto che fa affari con governi sanzionati o notoriamente repressivi dovrebbe temere azioni simili.

Giustizia per le vittime, finalmente?

Il Darfur è stato riconosciuto dagli Stati Uniti come genocidio già nel 2004. La Corte penale internazionale ha incriminato al-Bashir nel 2009 per genocidio, omicidio, stupro e torture. Ma per milioni di sudanesi le ferite sono ancora aperte.

Questo processo è forse l’ultima occasione per trasformare una multa pagata al Tesoro USA in giustizia per chi ha perso tutto. Se la giuria condannerà BNP, sarà la prima volta che una banca globale sarà ritenuta civilmente responsabile davanti a un tribunale americano per crimini contro l’umanità.

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