Trump e la doppia morale del governo Meloni

La postura genuflessa del governo Meloni con Donald Trump. La contiguità con il pensiero del tycoon si è manifestata subito alla sua elezione al campidoglio.

Qualora ce ne fosse bisogno il quattro luglio il giorno dell’Indipendenza degli Stati Uniti, la presidente del Consiglio dei Ministri italiano quando è stata invitato a villa Taverna residenza dell’ambasciatore degli Stati Uniti d’America,ha ribadito la sua sudditanza salutando il diplomatico padrone di casa in questi termini: “Grazie mille Tilman -Fertitta-, grazie per averci ospitato.

Grazie per le gentili parole che hai speso per ognuno di noi. Forse non le meritavamo, ma una cosa che voglio dirti è che siamo grati anche al Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per averti nominato ambasciatore americano in Italia.”

Si riporta ,poi, un passaggio molto significativo che esprime il pensiero storico e politica di Giorgia Meloni :”Il popolo americano sente e celebra questo senso di appartenenza, lo fa particolarmente il 4 luglio,non lo fa come vuota celebrazione, ma come se in quel giorno si rinnovasse una dichiarazione d’amore verso la propria Nazione.

E mi piace pensare che sia quello che accade il 17 marzo per gli italiani, quando il popolo italiano celebra il percorso che ha forgiato l’Italia attraverso la grande epopea risorgimentale, che l’ha resa una Nazione libera, sovrana e indipendente, i valori che ci uniscono, i simboli che incarnano quei valori, la Costituzione, l’Inno, la Bandiera.”

La data citata dalla Meloni è quella che a Torino,nel 1861, il neo parlamento proclamò il nuovo Regno d’Italia, con Vittorio Emanuele II di Savoia come primo re d’Italia e Camillo Benso di Cavour presidente del primo governo del regno unitario.

Nel 1861, in Italia, avevano diritto al voto solo gli uomini che avessero compiuto 25 anni, che sapevano leggere e scrivere e che pagavano un’imposta annuale di almeno 40 lire. Questo sistema elettorale, basato sul censo e sull’alfabetizzazione, escludeva una larga parte della popolazione, rendendo il corpo elettorale molto ristretto, circa il 2% della popolazione totale.

La data fu istituita dalla legge 23 novembre 2012, n. 222, nella quale la Repubblica riconosce la “Giornata dell’Unità nazionale,della Costituzione, dell’inno e della bandiera”, allo scopo di ricordare e promuovere, nell’ambito di una didattica diffusa, i valori di cittadinanza, fondamento di una positiva convivenza civile, nonché di riaffermare e di consolidare l’identità nazionale attraverso il ricordo e la memoria civica, come riportato al comma 3 dell’articolo 1 della norma.

Ma non è festa nazionale alla pari del 25 aprile e del 2 giugno, come il 4 luglio negli Usa. Anche perché se non ci fossero stati la liberazione dal nazifascismo e l’istituzione della Repubblica, non esisterebbe la Costituzione, e forse saremmo ancora fermi allo statuto Albertino.

La Meloni ha terminato il suo discorso così: “So, God bless America! Viva l’Italia!” Viva l’America e nonostante la postura genuflessa e in nome del sovranismo tanto amato sono arrivati i dazi di Trump.