Troppi precari nella scuola italiana, l’UE avvia procedura d’infrazione

Il sistema scolastico italiano è da anni segnato da un uso eccessivo dei contratti a tempo determinato per il personale docente. La Commissione Europea ha deciso di intervenire nuovamente, avviando una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per il mancato adeguamento della normativa nazionale alla direttiva comunitaria sul lavoro a tempo determinato. Il problema riguarda principalmente la disparità di trattamento tra docenti precari e insegnanti di ruolo, una situazione che l’Unione Europea considera una violazione del principio di non discriminazione.

Secondo la normativa italiana, gli insegnanti con contratti a termine non beneficiano della progressione retributiva in base agli anni di servizio, un diritto invece garantito ai colleghi con contratto a tempo indeterminato. L’Unione Europea ritiene che questa differenza di trattamento sia incompatibile con le direttive comunitarie e ha dunque inviato una lettera di costituzione in mora all’Italia, il primo passo di una procedura che potrebbe culminare in sanzioni se non verranno adottate misure correttive entro due mesi.

Un problema strutturale in crescita

Il fenomeno della precarietà scolastica non è nuovo e ha registrato un incremento costante negli ultimi anni. I dati indicano che il numero di docenti con contratti a tempo determinato è aumentato considerevolmente: dai 100mila del 2015-2016 si è arrivati ai 235mila del 2022-2023, con una stima di circa 250mila precari nell’ultimo anno secondo le organizzazioni sindacali. Tuttavia, il Ministero dell’Istruzione fornisce cifre inferiori, attestandosi intorno ai 160mila.

Questa problematica non è omogenea sul territorio nazionale: nelle regioni del Nord il tasso di insegnanti precari è sensibilmente più alto rispetto al Sud. A Milano la quota di docenti a tempo determinato raggiunge il 37%, mentre a Lodi arriva addirittura al 43%. Situazione diversa si registra nelle regioni meridionali, dove la percentuale di precari si attesta su livelli più bassi, come il 20% a Napoli e il 10% ad Agrigento.

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Le criticità del sistema e le conseguenze

Il persistere di un numero così elevato di insegnanti precari rappresenta una criticità non solo per chi lavora nella scuola, ma anche per la qualità del sistema educativo stesso. La discontinuità nel corpo docente ha un impatto sulla didattica, con effetti negativi sull’apprendimento degli studenti. Inoltre, la difficoltà di pianificare una carriera stabile e la mancanza di prospettive certe contribuiscono a rendere meno attrattiva la professione, in un periodo in cui il settore scolastico italiano sta già affrontando un progressivo calo delle candidature ai concorsi per l’insegnamento.

L’Unione Europea, con questa nuova procedura d’infrazione, ribadisce l’importanza di garantire condizioni di lavoro eque per tutti i docenti, indipendentemente dalla tipologia di contratto. La questione del precariato nella scuola è stata sollevata più volte anche in sede europea, con petizioni e richieste di intervento che hanno portato alla decisione di richiamare formalmente l’Italia. Il governo ha ora un periodo di due mesi per rispondere e avviare le necessarie modifiche normative. Se la risposta non sarà ritenuta soddisfacente, la procedura proseguirà con un parere motivato e, potenzialmente, con un deferimento alla Corte di Giustizia dell’UE.

Un problema già segnalato in passato

Non è la prima volta che l’Italia viene richiamata dall’Unione Europea per la gestione del personale scolastico. Già nell’ottobre del 2024, la Commissione aveva annunciato l’intenzione di deferire il Paese alla Corte di Giustizia per l’abuso dei contratti a tempo determinato e per le condizioni discriminatorie applicate ai docenti precari. Tuttavia, nonostante le segnalazioni e le richieste di intervento, il problema è rimasto irrisolto.

Il nodo della stabilizzazione degli insegnanti è strettamente legato anche ai ritardi nei concorsi pubblici e alle modalità di reclutamento previste dai piani nazionali di riforma. Le assunzioni programmate per ridurre il precariato sono state rallentate da iter burocratici complessi, con il risultato che molti insegnanti continuano a lavorare per anni senza prospettive di stabilizzazione.

Prospettive future

La richiesta dell’Unione Europea di adeguare la normativa italiana ai principi comunitari riporta al centro del dibattito la necessità di una riforma strutturale del sistema di reclutamento scolastico. La riduzione del precariato, oltre a garantire maggiori tutele ai lavoratori, consentirebbe anche di migliorare la qualità dell’istruzione, riducendo il turn over degli insegnanti e garantendo maggiore continuità didattica. Resta da vedere se il governo italiano risponderà con provvedimenti concreti o se si limiterà a tentare di rinviare ulteriormente la risoluzione di un problema che si trascina ormai da decenni.