sabato, Gennaio 24, 2026

Le Ong e la società civile contro il rinnovo degli accordi tra Italia e Libia

Nel pomeriggio del 26 ottobre si è svolta una manifestazione a Roma, in piazza dell’ Esquilino, per protestare contro il rinnovo degli accordi tra Italia e Libia del prossimo 2 novembre. Molte sono le realtà associative e le Ong che hanno manifestato il proprio dissenso e chiesto lo stop al rinnovo del Memorandum che ad oggi lega i due paesi soprattutto in materia di immigrazione, tra cui Amnesty International, Emergency, Open Arms e Mediterranea.

E’ il 30 agosto 2008 quando il Parlamento italiano ratifica ufficialmente il “Trattato di Amicizia, Partenariato e Cooperazione” firmato a Bengasi, con il supporto di Lega, Partito Democratico e dell’allora Popolo della Libertà.

Cedendo alle richieste del dittatore dell’epoca, Mu’ammar Gheddafi, l’ Italia si impegna per la prima volta ad aiutare economicamente la Libia in particolare per quel che riguarda lo smantellamento della rotta di migranti clandestini che attraversa il Paese da decenni.

Nel 2017, allo scopo di garantire l’attuazione concreta del precedente trattato, viene siglato il Memorandum tra il leader del Governo italiano Paolo Gentiloni e Fayez Mustafa Serraj a nome del Governo di Riconciliazione Nazionale dello Stato di Libia.

Se il Trattato di Amicizia aveva per lo più lo scopo di consolidare le relazioni diplomatiche tra i due paesi, nonostante le sue spiacevoli implicazioni, è con quest’ultima mossa che si sancisce il sostegno economico e politico alle politiche per la migrazione applicate dalla Libia, nonché la partecipazione dell’Italia alla violazione dei diritti umani, a scapito di persone che già tentano di fuggire da conflitti e miseria, attraverso il finanziamento diretto alla Guardia Costiera libica e di investimenti per monitorare i confini terrestri e non del Paese.

I migranti che hanno la sfortuna di essere intercettati dalle motovedette libiche vengono ricondotti in acque nazionali, per poi finire nei cosiddetti “centri di accoglienza”, dove accoglienza significa detenzione, in realtà molto più simili a lager, dove violenze, vessazioni e abusi sono all’ordine del giorno.

Sono oltre 85 mila le persone ricondotte in Libia negli ultimi 5 anni. Non si può invece calcolare con precisione il numero delle uccisioni illegali all’interno dei lager dove i migranti rischiano di trascorrere mesi se non anni della loro vita. Pochissime sono le speranze di uscire in poco tempo da uno di questi centri, perlomeno indenni.

Non mancano le testimonianze rispetto alle condizioni di vita estreme e alla costante privazione di diritti ed emarginazione che i migranti sono costretti a subire e l’Italia rimane complice nel silenzio generale del Governo, da più di cinque anni dall’approvazione del Memorandum.

Da quel momento, ogni anno, continua il tacito rinnovo degli accordi, da cui sarebbe possibile rescindere solo con la firma di una delle due parti e destinati a rinnovarsi automaticamente per i prossimi trent’anni.

Nonostante l’Italia si definisca un paese democratico e contro la violenza, al momento tra la maggioranza nessuno ha espresso l’intenzione di fermare il sostegno a quelli che sono a tutti gli effetti crimini contro l’umanità.

Veronica Alfonsi di Open Arms

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