Tagli di Trump agli aiuti: centinaia di migliaia di morti per malaria e fame

Un milione di bambini privati delle cure per la malnutrizione acuta, 166.000 morti previste per malaria, un incremento del 30% nei nuovi casi di tubercolosi, duecentomila bambini destinati alla paralisi per la poliomielite nel prossimo decennio. Questi sono solo alcuni degli effetti devastanti dei tagli imposti dall’amministrazione Trump agli aiuti umanitari degli Stati Uniti.

Nonostante gli allarmi lanciati per settimane dai più alti funzionari del settore sanitario globale, le autorità federali hanno ignorato gli avvertimenti, proseguendo con lo smantellamento sistematico dei programmi gestiti dall’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID).

Documenti interni e promemoria ottenuti dai gioornalisti investigativi del quotidiano ProPublica rivelano che la chiusura di questi programmi è stata portata avanti ostacolando gli stessi esperti che cercavano disperatamente di preservare le operazioni salvavita. Il responsabile degli aiuti esteri del Dipartimento di Stato, Peter Marocco, insieme ai funzionari politici vicini al presidente Trump e all’unità per l’efficienza governativa del miliardario Elon Musk, ha respinto ogni richiesta di revisione, impedendo al personale di valutare gli impatti delle cancellazioni.

Nei mesi precedenti alla sospensione degli aiuti, le pressioni interne per garantire la continuità dei programmi essenziali sono state sistematicamente bloccate. Un ingegnere dell’ufficio per l’efficienza governativa ha ordinato di non esaminare i programmi in fase di chiusura, mentre al personale dell’USAID è stato chiesto di adottare un criterio “draconiano” nella concessione di esenzioni.

Tra le voci più critiche, Nicholas Enrich, funzionario facente funzione per la salute globale, ha fatto circolare una serie di documenti dettagliati sulle conseguenze dei tagli, contribuendo a delineare il quadro disastroso che si sarebbe prospettato per le popolazioni più vulnerabili. Per questo, è stato messo in congedo forzato insieme a migliaia di altri dipendenti.

Le cancellazioni hanno colpito il 90% delle operazioni umanitarie dell’USAID e circa la metà di quelle del Dipartimento di Stato. Diecimila progetti sono stati interrotti all’improvviso, lasciando senza supporto intere comunità dipendenti dagli aiuti americani. La giustificazione ufficiale avanzata da Marco Rubio e Peter Marocco, principali esecutori dei tagli, è stata quella di un’ottimizzazione della spesa pubblica, con l’obiettivo dichiarato di ridurre sprechi e frodi.

Tuttavia, secondo i funzionari governativi, il processo è stato condotto in modo arbitrario e caotico, tanto che neppure i responsabili dei contratti di finanziamento conoscevano l’elenco completo dei programmi cancellati.

“March 8-12: USAID Funded Samaritan’s Purse Continues Post Tsunami Assistance” by US Embassy New Zealand is marked with Public Domain Mark 1.0.

L’impatto delle interruzioni è già evidente. In Congo, il ritiro degli aiuti statunitensi ha causato il collasso dei servizi sanitari, lasciando oltre un milione di persone senza accesso a cibo e acqua. Nel Sahel, la stagione della malaria si avvicina rapidamente, ma le forniture di zanzariere e farmaci essenziali, già acquistate dagli Stati Uniti, non possono essere distribuite.

Si prevede che la diffusione della malaria provocherà fino a 18 milioni di nuove infezioni nei prossimi dodici mesi, con conseguenze particolarmente gravi per i bambini sotto i cinque anni. Senza la distribuzione di farmaci preventivi, il tasso di mortalità infantile è destinato a salire drammaticamente.

Le stesse preoccupazioni si estendono agli Stati Uniti. Le interruzioni nei programmi di trattamento della tubercolosi porteranno inevitabilmente a un aumento delle infezioni anche sul suolo americano.

Le stime parlano di almeno 80 nuovi casi all’anno di tubercolosi resistente ai farmaci, con costi di trattamento che superano i 500.000 dollari per paziente. Nel complesso, i tagli agli aiuti esteri non solo incrementano le morti evitabili a livello globale, ma espongono gli Stati Uniti a nuove emergenze sanitarie e rischi di destabilizzazione internazionale.

Dietro questa crisi si nasconde una gestione governativa disorganizzata e caotica. Il personale dell’USAID ha ricevuto ordini contraddittori: mentre la leadership politica affermava pubblicamente di voler preservare i programmi essenziali, dietro le quinte veniva impedito di elaborare le esenzioni necessarie per mantenerli attivi.

Alcuni programmi, cancellati per errore, sono stati identificati solo dopo la loro chiusura, ma non è chiaro se e quando verranno ripristinati.

L’intera operazione si configura come una dimostrazione di incompetenza e disprezzo per le conseguenze umanitarie delle decisioni politiche. Funzionari governativi e organizzazioni di aiuto denunciano ora il tentativo tardivo dell’amministrazione di ricostruire un quadro delle proprie azioni, cercando di comprendere quali programmi siano stati cancellati e se alcuni possano essere riattivati.

Il futuro delle operazioni umanitarie statunitensi rimane incerto, ma i danni di questa politica di smantellamento si stanno già manifestando su scala globale.

“One of the two generators USAID donated to power the Ebola response at the Ebola Treatment Unit at Island Clinic” by USAID_IMAGES is licensed under CC BY-NC 2.0.