USAID: il licenziamento di 1.600 dipendenti blocca gli aiuti

L’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) è al centro di una profonda ristrutturazione simile a uno smantellamento, che sta ridisegnando il volto degli aiuti esteri americani e sollevando vivaci dibattiti politici e istituzionali.

Con il licenziamento di 1600 dipendenti l’attuale amministrazione Trump/Musk ha avviato una serie di misure drastiche, sia negli Stati Uniti che all’estero, nell’intento di ridimensionare l’agenzia e rivedere la sua missione operativa.

A partire dal 23 febbraio 2025, la maggior parte del personale, fatta eccezione per coloro ritenuti indispensabili per il mantenimento delle funzioni essenziali, verrà messa in congedo amministrativo.

Contestualmente, il personale impiegato all’estero dovrà attivarsi su programmi di rimpatrio volontario, garantendo così la propria sicurezza fino al rientro. Queste misure si inseriscono in una strategia più ampia, volta non solo a contenere eventuali sprechi e inefficienze, ma anche a modificare in maniera radicale il modo in cui vengono erogati gli aiuti statunitensi nel mondo.

Il nuovo assetto prevede, inoltre, l’intervento di un Dipartimento per l’efficienza governativa, diretto da una figura di spicco nel settore tecnologico, il cui compito è quello di identificare e rimuovere le criticità dell’agenzia.

Le valutazioni interne e le posizioni fortemente critiche espresse da alcuni membri influenti, tra cui il direttore del nuovo dipartimento, hanno alimentato l’idea che l’USAID, definita da alcuni come un’entità inefficiente e ideologicamente distorta, debba essere ridimensionata o addirittura abolita.

Sul versante finanziario, l’USAID riveste un ruolo cruciale nel panorama degli aiuti internazionali. Nel 2023, il budget per l’assistenza estera degli Stati Uniti ha raggiunto circa 72 miliardi di dollari, con l’agenzia che gestiva più della metà di tale somma.

“March 8-12: USAID Funded Samaritan’s Purse Continues Post Tsunami Assistance” by US Embassy New Zealand is marked with Public Domain Mark 1.0.

Inoltre, l’USAID ha fornito il 42% degli aiuti umanitari monitorati dalle Nazioni Unite nel 2024, e conta su una forza lavoro di oltre 10.000 dipendenti. Tra i beneficiari principali, l’Ucraina ha ricevuto circa 14,4 miliardi di dollari, seguita da Giordania (770 milioni), Yemen (359,9 milioni) e Afghanistan (332 milioni).

I critici sottolineano come la riorganizzazione in corso possa compromettere la capacità degli Stati Uniti di intervenire prontamente nelle crisi internazionali e di sostenere le popolazioni vulnerabili in tutto il mondo.

L’USAID, istituita nel 1961 nell’ambito del Foreign Assistance Act promosso da John F. Kennedy, è stata per decenni il principale strumento americano per promuovere lo sviluppo e la stabilizzazione in aree di conflitto e crisi.

Tuttavia, nel tempo, l’agenzia ha dovuto far fronte a numerose segnalazioni di inefficienza burocratica e a controversie riguardo ai costi indiretti, elementi che oggi giustificano, secondo i sostenitori delle riforme, un intervento radicale.

Le implicazioni geopolitiche di questi tagli sono significative. In un contesto in cui l’influenza globale degli Stati Uniti è messa a confronto con quella di altre potenze emergenti, come la Cina, la riduzione degli aiuti potrebbe tradursi in un indebolimento del soft power americano.

Le aree strategiche, tra cui l’Europa orientale, l’America Latina e l’Africa subsahariana, rischiano di vedere un ribilanciamento degli equilibri, con nuove opportunità per gli investimenti e l’influenza di attori alternativi.

In definitiva, la trasformazione dell’USAID rappresenta una svolta epocale nella politica estera degli Stati Uniti. Se da un lato l’obiettivo dichiarato è quello di rendere più efficiente l’erogazione degli aiuti, dall’altro la mossa solleva interrogativi sulla capacità del paese di mantenere la propria leadership globale e di rispondere efficacemente alle crisi internazionali.

“March 8-12: USAID Funded Samaritan’s Purse Continues Post Tsunami Assistance” by US Embassy New Zealand is marked with Public Domain Mark 1.0.