Supermercati: torna l’idea di chiudere la domenica

All’inizio del 2026 il tema è tornato d’attualità: ha senso che i supermercati restino aperti la domenica, come se fosse un giorno qualsiasi? A porsi la domanda stavolta è stato il presidente di Ancc-Coop Ernesto Dalle Rive, che pone la questione soltanto in tema di taglio dei costi del lavoro. La domanda invece riguarda l’intera catena del commercio, ma soprattutto la vita quotidiana: perché la domenica “sempre aperto” non è una tradizione italiana, è una normalità recente.

Per anni, infatti, la domenica era regolata: aperture possibili, ma con limiti e deroghe legate ai territori e ai periodi dell’anno. La svolta arriva con la stagione della liberalizzazione totale degli orari, tra il 2011 e il 2012, quando l’apertura domenicale viene trasformata da eccezione a possibilità generalizzata. Da quel momento, però, quella che sulla carta era “libertà” diventa presto un obbligo competitivo: se un’insegna apre, le altre devono inseguire per non perdere clienti.

È qui che l’ideologia del profitto mostra la sua parte più irrazionale. Tenere aperto sette giorni su sette costa: turni, maggiorazioni, logistica, energia, sicurezza. E spesso la spesa della domenica non è davvero “in più”: si sposta dal sabato o dal lunedì. Risultato: più ore di apertura, più costi complessivi, margini più compressi. Un sistema che lavora di più per guadagnare relativamente meno.

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Il prezzo più alto, però, non è solo economico. Per i lavoratori la domenica non è un dettaglio: è il cardine del riposo sociale condiviso. Normalizzarne il lavoro significa rendere normale anche la frattura di vita: turnazioni instabili, conciliazione più difficile, tempo familiare e relazionale eroso. E in un settore dove il potere contrattuale non è simmetrico, la “disponibilità” rischia di diventare una condizione implicita.

Ai consumatori viene venduta come comodità, ma la comodità non è neutrale: crea l’idea che tutto debba essere disponibile sempre, trasformando abitudini programmabili in urgenze permanenti. È un cambiamento culturale che allarga il mercato, non necessariamente il benessere.

Per questo la domanda corretta non è “aperto o chiuso” in astratto, ma che necessità reale c’era di rendere la domenica un giorno uguale agli altri. Se oggi perfino dentro la grande distribuzione si torna a discutere di chiusure, è perché il modello del “sempre aperto” non è una conquista: è una trappola. E una trappola, per definizione, non si risolve con le scelte individuali. Serve una regola comune, o un accordo di settore, che rimetta un limite dove è stato tolto: non per nostalgia, ma per razionalità sociale ed economica.

“Mallification – Un supermercato travestito da mercato” by PaoloMazzoleni is licensed under CC BY 2.0.