Nel 2024 il settore della Grande Distribuzione Organizzata a prevalenza alimentare ha confermato la sua capacità di tenuta e adattamento, registrando una crescita del fatturato del 3% rispetto all’anno precedente, nonostante l’inflazione azzerata. È quanto emerge dall’ultima edizione dell’Osservatorio di Mediobanca, che ha analizzato i dati di 124 imprese italiane e 31 grandi operatori internazionali nel periodo 2019-2024.
Nel 2023, il fatturato netto dei principali gruppi italiani della GDO ha toccato i 109,6 miliardi di euro (IVA esclusa), con una crescita complessiva del 28% rispetto al 2019 e un tasso medio annuo del 6,4%. Significativa anche la ripresa degli investimenti materiali (+18,7% sul 2022), in gran parte destinati a ristrutturazioni (90% dei casi) e nuove aperture (80%). Il margine operativo (EBIT) ha raggiunto il 2,9%, il più alto dal 2019, mentre il ROI si è attestato al 7,4%.
I discount continuano a guidare la crescita (+9,2% nel 2023), ma la distanza rispetto agli altri operatori si assottiglia (+7,3%). Resta ampio, però, il divario nella redditività: EBIT margin al 4,8% e ROI al 16,5% per i discount, contro il 2,3% e il 5,9% degli altri. Tra i più performanti, spiccano Eurospin, Radenza Group, In’s Mercato e Agorà.
La quota di mercato dei sette gruppi della Distribuzione Organizzata, escludendo Coop e Conad, è cresciuta di 6,7 punti percentuali dal 2019. Agorà si distingue per performance economiche, Selex per espansione e solidità. Tra le realtà in crescita, FG Holding (Magazzini Gabrielli) segna un +23,2% di fatturato nel 2023, seguita da Multicedi, Tigros e Supermercati Tosano.

L’85,4% delle imprese è a controllo familiare e il 75% dei membri dei CdA è anche azionista. L’età media dei board è scesa a 59,3 anni (–3,8 dal 2019) e la presenza femminile è in lieve crescita, con un 19,9% di donne nei CdA. Solo nel 16,7% dei casi le donne ricoprono ruoli con deleghe operative. In gruppi come Selex e C3, la rappresentanza femminile supera un terzo dei componenti dei CdA.
L’85% delle imprese ritiene gestibili le trasformazioni del mercato, ma solo investendo sulle persone (priorità per il 75%) e sulla tecnologia (70%), in particolare l’IA generativa. Il 60% punta su iper-personalizzazione e sviluppo della rete fisica. I prodotti a marchio del distributore (MDD) – ormai un terzo del mercato – rappresentano un’ancora strategica per oltre la metà degli operatori.
Il 75% delle aziende ha investito in sostenibilità nel biennio 2023-2024, ma nel 90% dei casi il motivo principale dichiarato è migliorare la propria reputazione. Solo il 16,7% ha un manager esclusivamente dedicato alle tematiche ESG (Environmental, Social e Governance). A fronte di una forza lavoro femminile del 63%, le donne manager sono solo il 21,6%. Segnali di cambiamento, certo, ma ancora troppo timidi per un settore che impiega centinaia di migliaia di persone.
Dietro i numeri record, c’è un’altra faccia della Grande Distribuzione Organizzata. La faccia di chi produce, raccoglie, alleva. Nel report non si fa menzione dei prezzi riconosciuti ad agricoltori e allevatori, né delle pressioni al ribasso che denunciano da anni. Si celebra la crescita delle MDD – i prodotti a marchio del distributore – ma si tace sul fatto che spesso queste linee costringono i fornitori a margini ridottissimi, sotto minaccia di essere sostituiti.
La GDO italiana continua ad allargarsi, investire, macinare utili, ma lo fa in un sistema che concentra potere contrattuale e visibilità nelle mani di pochi grandi operatori, lasciando in ombra intere filiere produttive e schiacciando la concorrenza sul prezzo. I numeri del report non mentono, ma non raccontano tutto. E ciò che manca rischia di essere proprio ciò che conta di più: la sostenibilità sociale e la giustizia economica lungo tutta la catena del valore.



