A parole, è un’alleanza solida, strategica, “epocale”. Ma sotto la superficie della retorica, tra la propaganda e la realtà, il rapporto tra Russia e Cina appare sempre più teso, sfumato da una crescente diffidenza.
Secondo documenti ottenuti dal New York Times e analisi di esperti di sicurezza informatica, la Cina avrebbe intensificato da mesi un’aggressiva campagna di spionaggio contro il suo presunto alleato. Obiettivo: raccogliere informazioni militari sensibili sul coinvolgimento della Russia in Ucraina, e trarne lezioni utili in vista di eventuali conflitti futuri — come una possibile invasione di Taiwan.
Una guerra silenziosa
Le prime intrusioni informatiche attribuite a gruppi hacker legati a Pechino risalgono alla primavera del 2022, pochi mesi dopo l’invasione dell’Ucraina. Secondo la società di cybersecurity TeamT5, tra i bersagli figurano agenzie governative russe, aziende della difesa e centri di ricerca aerospaziale. Un gruppo noto come Sanyo avrebbe cercato informazioni su sottomarini nucleari russi, mascherandosi dietro indirizzi email di un’azienda di ingegneria.
Un altro gruppo, Mustang Panda, considerato vicino al Ministero della Sicurezza di Stato cinese, è stato particolarmente attivo nel colpire obiettivi russi e dell’Unione Europea. Secondo i ricercatori di Palo Alto Networks, la Cina è interessata in particolare a dati sui droni, software di guerra elettronica e comunicazioni satellitari.
“È probabile che Pechino stia cercando di apprendere quanto più possibile dalle operazioni russe in Ucraina,” ha dichiarato Che Chang, ricercatore del TeamT5. “Non tanto per aiutare Mosca, quanto per rafforzare la propria preparazione militare.”
L’FSB: “La Cina è un nemico”
Ma il dettaglio più significativo arriva da un documento interno dell’FSB, l’agenzia per la sicurezza interna russa. Un promemoria di otto pagine, classificato ma trapelato online tramite il gruppo hacker Ares Leaks, mostra chiaramente la visione strategica che Mosca ha di Pechino.

“La Cina è una minaccia,” si legge nel testo. Il documento elenca tentativi di reclutamento di scienziati russi, attività sospette lungo il confine siberiano, e infiltrazioni di agenti cinesi in ambiti accademici, industriali e minerari, specialmente nell’Artico e in Asia Centrale.
Il documento risale, con ogni probabilità, alla fine del 2023 o all’inizio del 2024. E conferma che Mosca è pienamente consapevole della duplicità dell’alleanza.
L’FSB ha persino lanciato un’operazione di controspionaggio chiamata Intesa-4, attivata pochi giorni prima dell’invasione dell’Ucraina. Nome ironico, per un’iniziativa volta a contenere le attività di intelligence cinesi in territorio russo.
Gli hacker di Stato e i limiti della cooperazione
L’attività di gruppi come Mustang Panda o Slime19 — due sigle tra le più aggressive nel panorama del cyber-spionaggio cinese — dimostra che le operazioni sono tutt’altro che isolate. Sono parte di una strategia a lungo termine che punta a colmare il gap tra l’esperienza militare russa e l’ambizione cinese di diventare una superpotenza bellica autonoma.
Secondo il documento, la Cina avrebbe offerto alla Russia forniture militari e componenti tecnologici utili a eludere le sanzioni occidentali. Ma allo stesso tempo, avrebbe tentato di ottenere accesso privilegiato ai progetti di ricerca militare più avanzati, tra cui quelli sui droni da combattimento e i sistemi aerei sperimentali.
Una priorità, scrive l’FSB, sarebbe il reclutamento di esperti coinvolti nello sviluppo dell’ekranoplano, una sorta di veicolo militare ibrido tra nave e aereo.
Un equilibrio precario
La Russia sembra trovarsi oggi in una posizione di forte vulnerabilità. Isolata dall’Occidente, priva di fornitori tecnologici tradizionali e con un’economia in sofferenza, Mosca dipende sempre di più da Pechino per sostegno economico e accesso a risorse strategiche. Ma l’apparato di intelligence russo teme che la Cina stia approfittando di questa dipendenza.
“Putin crede che i vantaggi della collaborazione superino i rischi,” ha affermato Alexander Gabuev del Carnegie Russia Eurasia Center. “Ma l’FSB è profondamente scettico.”
Una tensione sottile si insinua, dunque, nel cuore di una delle alleanze più enigmatiche e cruciali della geopolitica contemporanea. Dove finisce la cooperazione e dove comincia il controllo? Nelle stanze della Lubjanka, e nei server violati da hacker anonimi, la risposta potrebbe essere già chiara: anche tra alleati, non esistono segreti inviolabili.



