La linea di demarcazione tra le classi abbienti e quelle che lottano per la sopravvivenza è tracciata fuori dalle farmacie e dalle strutture sanitarie.
Un Paese civile non conosce quel genere di righe di separazione e se proprio non può farne a meno le disegna tratteggiate e, come tali, oltrepassabili.
Quando questo tipo di barriera si fa progressivamente indelebile, all’orizzonte si profila il tramonto della civiltà ed emerge l’alba della barbarie istituzionale.
La regressione dei livelli di assistenza e cura è il segnale evidente del declino della democrazia, speculare a quel vergognoso astensionismo che della corretta gestione della cosa pubblica ha minato le fondamenta.
L’Italia ha vantato per anni un welfare invidiato da tutto il mondo e – contestualmente – ha dato ampio spazio di manovra agli immancabili sciacalli pronti ad approfittarsene.

Questi ultimi sono di due diverse contrapposte categorie, su un lato chi ha simulato e ha abusato della generosità della sanità regionale, sull’altro quelli che hanno saputo speculare sulle carenze organizzative o finanziarie pubbliche per depredare il sistema sanitario italico investendo in ospedalità e centri clinici foraggiabili con convenzioni e incentivazioni.
A preoccupare sono stati solo i “paraculi” del primo tipo, i “micro-paraculi” ossia quelli dei piccoli sotterfugi. Sono i “furbetti” che – visti nel loro insieme – finiscono con il creare una massa critica tale da non poter esser trascurata.
Minore attenzione sembra esser riservata alla seconda specie, quella dei meno numerosi ma più pesanti in termini di bilancio che potremmo etichettare come “mega paraculi”.
Prima che si faccia di tutta l’erba un fascio (di questi tempi rischia di esser espressione facile) ci si riferisce a chi – tra gli imprenditori che hanno scelto il business della salute – ha messo in fondo alle priorità il rispetto e l’etica.
Non dimentichiamo che siamo il Paese dei falsi invalidi e quello dei politici che – attivi nello specifico settore – qualche conflitto di interessi potrebbero averlo.
In assenza di controlli ben congegnati entrambi gli schieramenti depauperano le sempre più ridotte disponibilità e poco alla volta la sanità pubblica scarnificata deve ridurre la portata della propria missione. Risultato? Tagli, tagli, tagli.
Chi vuole curarsi deve metter mano al portafogli. E se all’interno non c’è nulla da spendere, vuol dire che dal medico o dal dentista ci si andrà un’altra volta, Dio permettendo.
Ma non ci si deve preoccupare. Un domani il Governo renderà obbligatorio per legge l’essere sani e il problema sarà risolto tra gli applausi di chi griderà “finalmente”.
Umberto Rapetto Generale GdF – Fondatore e per dodici anni comandante del Gruppo Anticrimine Tecnologico


