Povertà di trasporto: muoversi è un lusso per troppi

Nasce il Transport Poverty Lab: un osservatorio per dare voce a chi resta escluso da un diritto essenziale, quello di potersi muovere. In Italia sei famiglie su dieci non possono permettersi neppure la spesa media nazionale per i trasporti. Un fenomeno che ha un nome, ma ancora poca attenzione: povertà di mobilità.

Chi non può permettersi un’auto, un biglietto del treno o un abbonamento ai mezzi pubblici, oggi in Italia è tagliato fuori. Dal lavoro, dalla scuola, dalla salute. Dalla cittadinanza, in fondo. Questa esclusione ha un nome preciso – povertà dei trasporti – e da oggi anche un luogo dove verrà studiata, raccontata e contrastata: il Transport Poverty Lab, promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e dalla Fondazione Transform Transport ETS, con il supporto di Tper, Nordcom, CDP e il patrocinio dei Ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture.

Non è solo una questione economica, ma anche geografica, sociale, culturale. La povertà dei trasporti colpisce chi vive ai margini: nei quartieri periferici, nei paesi senza stazioni, nei territori senza connessioni. E il suo impatto è tanto invisibile quanto devastante: blocca l’accesso al lavoro, rende irraggiungibili i servizi, isola le persone. È, a tutti gli effetti, una forma di esclusione strutturale.

Una povertà concreta, fatta di numeri e disuguaglianze
I dati parlano chiaro: sei famiglie su dieci in Italia non possono sostenere i 262 euro mensili stimati come media nazionale per i trasporti. E per il 21% delle famiglie a rischio povertà, questi costi sono semplicemente insostenibili.
In un paese dove la mobilità pesa per circa il 10% sulla spesa mensile familiare, dopo casa e cibo, la questione non è più rinviabile.

La Commissione Europea ha definito la transport poverty come la difficoltà – o l’impossibilità – di sostenere i costi della mobilità, o l’accesso limitato ai trasporti necessari per vivere pienamente nella società: scuola, lavoro, sanità, partecipazione sociale.

Un osservatorio per fare luce su un fenomeno ignorato
Il Transport Poverty Lab nasce come spazio di ricerca, mappatura e proposta politica, con l’obiettivo di rendere visibile questa forma di povertà nascosta. Tre le direttrici principali del lavoro:

Costruire consapevolezza: far emergere il tema nel dibattito pubblico e politico.

Creare una base dati solida: per mappare le aree a più alta vulnerabilità.

Proporre politiche e soluzioni strutturali: tariffe sociali, trasporto su richiesta, portafogli digitali per la mobilità sostenibile.

Le buone pratiche ci sono. E funzionano.
A livello internazionale non mancano esempi efficaci di contrasto alla povertà di mobilità. Ecco alcuni strumenti già attivi in altri paesi – e in parte anche in Italia:

Mobility Wallet (Francia, Bruxelles, Los Angeles): portafogli digitali legati al reddito per pagare TPL, sharing, taxi.

Bonus per veicoli sostenibili: maggiorati per chi ha ISEE basso.

Tariffe agevolate per taxi o ridehailing (Trento, Francia): rivolte a donne, anziani, disoccupati.

Abbonamenti sociali: gratuiti o scontati.

Trasporto a chiamata (DRT): per zone rurali o isolate.

Carpooling incentivato: con premi per pendolari a basso reddito.

Queste misure dimostrano che la mobilità può essere ripensata come diritto universale, non come merce o privilegio.

Una questione politica: la giustizia sociale passa anche dai trasporti
Il Transport Poverty Lab punta a restituire dignità sociale attraverso la mobilità, mettendo insieme imprese, amministrazioni, centri di ricerca e comunità locali.
Come ha dichiarato Diego Deponte di Transform Transport: “Vogliamo promuovere una mobilità equa e inclusiva. Misurare le disuguaglianze di accessibilità è il primo passo per combatterle.”

Raimondo Orsini, della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, ha sottolineato il legame con la transizione ecologica: “Il Social Climate Fund europeo nasce proprio per questo: garantire che il cambiamento verso un’economia verde non lasci indietro nessuno.”

La libertà di muoversi non può dipendere dal reddito.
Il diritto alla mobilità è un diritto abilitante: per lavorare, curarsi, partecipare alla vita civile serve potersi spostare. E quando questo diritto manca, la povertà si fa più profonda, più dura, più ereditabile.

Affrontare la povertà di trasporto significa affrontare la povertà tout court.
Renderla visibile, mapparla, misurarla, affrontarla: è questa la missione del nuovo Transport Poverty Lab. Una sfida di equità, democrazia e giustizia territoriale.

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