Durante un recente comizio dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, hanno suscitato polemiche le dichiarazioni di un sedicente comico, accolte dagli applausi della folla, contro Porto Rico, un territorio che, pur essendo popolato da oltre 3 milioni di cittadini americani, non ha diritto a partecipare alle elezioni presidenziali.
Questa situazione è il risultato di uno status giuridico unico: Porto Rico è un “territorio non incorporato” degli Stati Uniti, senza piena personalità giuridica. Gli abitanti dell’isola non possono esprimere il proprio voto per il presidente, a differenza dei cittadini statunitensi residenti negli Stati dell’Unione.
L’isola caraibica divenne territorio statunitense alla fine della guerra ispano-americana del 1898, con il Trattato di Parigi che trasferì il controllo di Porto Rico e delle Filippine agli Stati Uniti.
Nonostante i portoricani siano considerati cittadini americani dal 1917, il loro status di residenti in un territorio impedisce loro di partecipare al processo elettorale. L’Articolo II della Costituzione americana, assieme al Dodicesimo Emendamento, prevede che solo gli Stati possano esprimere voti elettorali per l’elezione del presidente, escludendo automaticamente i territori come Porto Rico, Guam, Samoa americane e le Isole Vergini.
La situazione politica di Porto Rico è particolare: l’isola ha una rappresentanza al Congresso, ma limitata. Il commissario residente portoricano, eletto ogni quattro anni, può sedere nei comitati della Camera dei rappresentanti e prendere parte ai dibattiti, ma non ha diritto di voto sulle leggi definitive. La presenza del commissario riflette lo status speciale dell’isola, non pienamente integrato ma nemmeno autonomo.

Porto Rico può tuttavia partecipare alle primarie presidenziali, in cui gli abitanti scelgono i delegati per le convenzioni nazionali dei partiti Repubblicano e Democratico. Questo permette ai portoricani di avere un’influenza minima nella scelta dei candidati, ma non risolve il problema di fondo: l’impossibilità di incidere sull’elezione finale del presidente.
Oltre alla mancanza di rappresentanza politica, Porto Rico affronta da tempo gravi problemi economici. L’isola soffre di un elevato tasso di povertà, con circa il 43% della popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà, una percentuale doppia rispetto a quella media degli Stati Uniti.
Questa situazione è aggravata dall’alto tasso di disoccupazione e dal debito pubblico, che ha spinto Porto Rico a dichiarare bancarotta nel 2017. La gestione delle risorse è affidata in buona parte a una commissione federale di supervisione finanziaria, istituita dal Congresso per tentare di ristrutturare il debito dell’isola.
Tuttavia, questa misura ha suscitato critiche per il suo controllo restrittivo sulle finanze locali e per l’imposizione di austerità, che ha colpito in particolare i servizi essenziali come sanità e istruzione.
Da anni, Porto Rico è in bilico tra diverse opzioni di status politico, e la questione torna regolarmente al centro del dibattito pubblico. Le scelte principali che dividono l’opinione pubblica e la classe politica dell’isola sono tre: ottenere lo status di Stato a tutti gli effetti, raggiungere la piena indipendenza o diventare un territorio con un’associazione libera, mantenendo alcuni legami con gli Stati Uniti.
La statualità garantirebbe a Porto Rico pieni diritti di voto, piena rappresentanza al Congresso e maggiore autonomia, mentre l’indipendenza porterebbe una sovranità completa, ma con la necessità di gestire nuove relazioni internazionali. L’opzione della “libera associazione” sarebbe un compromesso: Porto Rico potrebbe negoziare il proprio grado di autonomia, mantenendo la cittadinanza americana e l’uso del dollaro, ma senza i diritti politici completi di uno Stato.
Quest’anno, il governatore Pedro Pierluisi ha annunciato un plebiscito sull’isola, in cui per la prima volta l’opzione di mantenere lo status quo non sarà tra le scelte. Gli elettori potranno scegliere tra statualità, indipendenza o indipendenza con libera associazione, ma qualunque sia l’esito, non sarà vincolante per il governo federale degli Stati Uniti.
Porto Rico, quindi, rimane in una posizione incerta, priva di rappresentanza politica completa e gravata da problemi economici che ostacolano lo sviluppo.



