Pnrr e Terzo settore: tagli ai fondi per beni confiscati e infrastrutture sociali

Alla Camera dei Deputati è stato presentato un nuovo rapporto curato da Forum Terzo Settore e Openpolis, che fa il punto sullo stato di avanzamento del Pnrr in ambito sociale. Il documento rivela che, nonostante siano state finanziate oltre 35.000 opere per un totale di 30 miliardi di euro, molti progetti sono stati stralciati, per un valore complessivo di 1,3 miliardi di euro.

Due misure, in particolare, sono state completamente eliminate: quella relativa alla valorizzazione dei beni confiscati alle mafie, che avrebbe visto un investimento di 300 milioni di euro, e quella riguardante la realizzazione di infrastrutture sociali di comunità nelle aree interne, per un valore di 500 milioni.

Il rapporto, intitolato “Pnrr e Terzo settore: cosa cambia e perché”, sottolinea che, tra le 54 misure e sottomisure legate al Terzo settore, ben 18 hanno subito modifiche significative. Oltre all’eliminazione delle due misure sopra citate, diversi interventi di interesse sociale sono stati ridimensionati, sia in termini di obiettivi che di finanziamenti.

Tra questi figurano i Piani Urbani Integrati, che puntavano a migliorare le periferie, con una riduzione di 1,6 miliardi di euro, e gli investimenti per asili nido e scuole dell’infanzia, ridotti di 1,4 miliardi. Al contrario, alcuni interventi hanno visto un incremento dei fondi, come le politiche attive del lavoro (+1 miliardo), la telemedicina (+500 milioni) e l’assistenza domiciliare (+250 milioni).

La revisione del Governo Meloni ha portato alla cancellazione di oltre 1.300 progetti, in parte dovuta all’eliminazione delle misure di beni confiscati e infrastrutture sociali. Tuttavia, altri progetti sono stati annullati per errori o rinunce da parte dei soggetti attuatori.

Un altro punto critico evidenziato dal rapporto riguarda la mancanza di trasparenza: nonostante alcuni progressi, la piattaforma Regis, che dovrebbe garantire l’accessibilità ai dati, non è ancora disponibile per la società civile, e non è chiaro come verranno rifinanziati i progetti tagliati.

Il rapporto analizza anche la distribuzione delle risorse Pnrr a livello territoriale. La Lombardia ha ricevuto la quota maggiore, pari a circa 3 miliardi di euro, seguita da Campania e Sicilia.

Nonostante la clausola del 40% per il Sud sia stata rispettata, ci sono notevoli discrepanze tra le misure. Ad esempio, i fondi destinati al miglioramento dei servizi digitali pubblici nel Meridione si fermano al 34,3%, mentre quelli per il sostegno alle persone vulnerabili si attestano al 36,5%.

In merito alle scadenze, 16 interventi sono previsti per il 2024, di cui solo 5 sono stati già completati. Questi riguardano riforme cruciali, tra cui disabilità, anziani e appalti. Al contrario, 7 scadenze sono state posticipate al 2025 o addirittura al 2026.

Il Forum Terzo Settore esprime preoccupazione per il rallentamento nell’attuazione del Pnrr e per la possibilità di un ulteriore cambio di gestione al Ministero degli Affari europei, che potrebbe generare un affrettato utilizzo dei fondi.

In questo modo, spiega il Forum, rischiando di sacrificare lo sviluppo a lungo termine dei territori e il miglioramento delle condizioni di vita delle persone. Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum, ha ribadito la necessità di politiche strutturate che puntino a ridurre le disuguaglianze, sfruttando al meglio le risorse disponibili.