Il Consiglio Nazionale dei Giovani (l’organo consultivo cui è demandata la rappresentanza dei giovani nella interlocuzione con le Istituzioni sulle politiche per il mondo giovanile, istituito con Legge n.145/ 2018) ha diffuso i risultati di una ricerca intitolata “Lost in transition: Motivazioni, significati ed esperienza dei giovani in condizione di NEET: un confronto tra aree metropolitane e aree interne“. La ricerca, effettuata con il supporto tecnico dell’Iref, offre uno spaccato dettagliato delle vite dei giovani NEET (Not in Education, Employment, or Training) italiani, di età compresa tra i 18 e i 29 anni, evidenziando le differenze tra chi vive in contesti urbani e chi in contesti rurali.
Uno dei dati più significativi emersi dalla ricerca riguarda l’accesso all’istruzione. Solo il 9,6% dei NEET nelle aree rurali possiede un titolo di studio superiore, contro il 65,3% dei loro coetanei nelle aree urbane. Questo evidenzia una marcata disparità nell’accesso all’istruzione tra le diverse aree del Paese.
In termini di autonomia economica, quasi il 50% dei NEET nelle aree metropolitane dichiara di essere economicamente indipendente, spesso grazie a lavori informali o temporanei. Al contrario, nelle aree interne, molti giovani NEET dipendono ancora dal supporto familiare.
La partecipazione sociale e politica varia significativamente tra aree urbane e rurali. I giovani NEET nelle aree metropolitane sono più coinvolti nell’economia informale e nelle reti sociali e politiche. Più della metà del campione mostra alti livelli di attivazione, con una presenza marcata nelle attività sociali e politiche soprattutto nelle città.

Le motivazioni che portano i giovani a essere NEET variano. Alcuni vedono questo periodo come una pausa sabbatica (29,9%), soprattutto nelle aree metropolitane (39,7%), mentre altri devono affrontare necessità familiari o la mancanza di opportunità lavorative. La sfiducia nel mercato del lavoro è prevalente nelle aree rurali, dove le opportunità sono più scarse.
La ricerca ha rilevato che il 74,8% dei NEET ha svolto lavori informali nell’ultimo mese. Questo fenomeno è più comune nelle aree metropolitane, dove l’88,9% dei giovani NEET è coinvolto in attività informali, rispetto al 53,6% nelle aree interne. Inoltre, i NEET delle aree urbane hanno maggiori interazioni sociali quotidiane e partecipano più frequentemente ad attività sportive e ricreative rispetto ai loro coetanei delle aree rurali.
Le esperienze dei giovani NEET variano significativamente tra aree metropolitane e interne. Nei contesti urbani, molti giovani sono attivamente coinvolti nell’economia informale e cercano costantemente nuove opportunità, mentre nelle aree interne, la mancanza di opportunità e di reti di supporto porta spesso a una maggiore rassegnazione.
Maria Cristina Pisani, presidente del Consiglio Nazionale dei Giovani, ha sottolineato l’importanza di riconoscere la complessità delle esperienze dei giovani NEET in Italia. “La percezione dei NEET nell’opinione pubblica non corrisponde alla realtà. Molti di loro seguono percorsi di autoformazione professionale e dichiarano una piccola autonomia reddituale grazie a lavori saltuari e irregolari o proventi da attività online.”
Pisani ha ribadito la necessità di interventi mirati per supportare efficacemente i NEET, specialmente nelle aree interne. “È cruciale promuovere politiche che riconoscano e valorizzino l’iniziativa dei giovani, offrendo loro gli strumenti e le risorse necessari per costruire un futuro stabile e all’altezza delle loro aspirazioni. È fondamentale agire adesso per garantire che nessun giovane resti ‘lost in transition'”.


