Padri separati: un milione di persone in solitudine e difficoltà

Per molti uomini, la Festa del Papà è un giorno che amplifica il vuoto. Non regali, non sorrisi, non tempo da passare con i figli. Perché per migliaia di padri separati in Italia, la realtà è fatta di precarietà economica, solitudine e una battaglia quotidiana contro un sistema che li ha relegati ai margini.

Nel nostro paese si contano circa quattro milioni di padri separati, e tra questi 800.000 vivono in condizioni di povertà. Ma i numeri raccontano solo una parte del problema. Più della metà fatica ad acquistare beni di prima necessità, mentre molti si trovano impossibilitati a sostenere l’affitto e finiscono in situazioni di grave difficoltà.

Quando una separazione significa perdere tutto
Chi si separa, soprattutto se non ha redditi alti, vede la propria condizione economica crollare nel giro di pochi mesi. Le spese aumentano, il mantenimento ai figli è un obbligo, e al tempo stesso le possibilità di ricevere aiuti sono quasi nulle.

Con l’abolizione del Reddito di Cittadinanza, migliaia di padri separati che prima potevano contare su un piccolo sostegno sono rimasti senza nulla. Gli aiuti pubblici non li considerano una categoria fragile, e il nuovo sistema di welfare, tra assegni e bonus, spesso li esclude. Di conseguenza, alcuni finiscono in strada, altri cercano di arrangiarsi dormendo in auto, altri ancora sono costretti a rivolgersi alle mense solidali per avere almeno un pasto caldo.

La situazione non migliora nemmeno per chi ha ancora un lavoro. Il 72% dei padri separati vede ridursi drasticamente il proprio tenore di vita, perché a fronte di spese fisse elevate, le entrate rimangono invariate o insufficienti a coprire i costi di una nuova casa, delle bollette e della vita quotidiana.

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Un padre, ma solo sulla carta
Se la situazione economica è drammatica, quella affettiva non è da meno. Il diritto alla bigenitorialità, in Italia, resta in larga parte disatteso. Nonostante la legge stabilisca l’affido condiviso, la realtà nei tribunali è ben diversa: nel 95% dei casi i figli vengono collocati con la madre, mentre ai padri restano pochi giorni al mese, in orari rigidi e con limitazioni che rendono difficile costruire una relazione stabile.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha più volte condannato l’Italia per la sistematica violazione del diritto dei minori a mantenere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori, ma le sentenze non hanno cambiato una prassi che trasforma i padri separati in genitori di secondo piano.

A farne le spese non sono solo i padri, ma anche i figli. Crescere senza una figura paterna stabile ha conseguenze sul benessere psicologico dei minori, come dimostrano numerosi studi. In Italia, i figli di genitori separati risultano tra i meno felici d’Europa, proprio perché la gestione dell’affido è sbilanciata e non garantisce una reale continuità affettiva con entrambi i genitori.

Un’emergenza invisibile
Nonostante l’entità del problema, la questione dei padri separati in difficoltà non trova spazio nel dibattito pubblico. Eppure, le conseguenze sono evidenti: secondo la Società Italiana di Psichiatria, il rischio di suicidio per i padri separati è tre volte superiore alla media maschile. Un dato allarmante, che riflette il peso della solitudine, della disperazione economica e dell’isolamento affettivo.

Le associazioni che si occupano di tutela della genitorialità chiedono da tempo una riforma dell’affido e un sistema di sostegno economico dedicato a chi, dopo una separazione, si trova in gravi difficoltà. Alcune proposte di legge sono state presentate, ma finora nulla è cambiato concretamente.

Intanto, la Festa del Papà per molti resta un giorno di assenza e rimpianto, un simbolo di quello che è stato tolto e che non tornerà più.

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