“Mi fido di noi”, il progetto di microcredito contro la povertà

Un sostegno economico per chi si trova in difficoltà e un’opportunità concreta per contrastare la spirale della povertà: il microcredito torna al centro del dibattito grazie all’iniziativa della Caritas, della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), della Consulta nazionale antiusura e di cinque fondazioni impegnate nel contrasto all’usura.

Il progetto “Mi fido di noi”, lanciato recentemente, rappresenta un tentativo di offrire risposte immediate a chi si trova in situazioni di grave vulnerabilità economica, attraverso piccoli prestiti che consentano di affrontare spese essenziali come l’affitto, le cure mediche o la formazione professionale.

L’iniziativa si inserisce in un contesto drammatico: in Italia, la povertà continua a crescere e le disuguaglianze si acuiscono. Secondo i dati dell’Alleanza contro la Povertà, la sostituzione del Reddito di cittadinanza con l’Assegno di inclusione ha comportato una perdita media annua di 2.600 euro per circa 850.000 famiglie, aggravando le difficoltà economiche delle fasce più fragili della popolazione.

Se da un lato si registra un leggero miglioramento per le famiglie con componenti disabili, dall’altro il passaggio al nuovo sistema ha contribuito all’aumento delle disuguaglianze economiche, come evidenziato dall’Istat. Il quadro è ulteriormente complicato dall’inflazione persistente e dall’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, fattori che rendono insufficiente qualsiasi misura tampone, come il bonus energia.

In questo contesto, il microcredito si configura come uno strumento potenzialmente utile ma non risolutivo. Il progetto “Mi fido di noi” prevede l’erogazione di prestiti fino a 8.000 euro, con criteri di sostenibilità per evitare il rischio di indebitamento eccessivo.

Le risorse sono gestite dalla CEI, con il supporto tecnico di Banca Etica, e i finanziamenti vengono concessi attraverso le fondazioni antiusura e le Caritas diocesane. Ad oggi, hanno aderito ottanta diocesi, con l’obiettivo di ampliare ulteriormente la rete di sostegno.

Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI, ha sottolineato che il valore del progetto non risiede solo nell’aiuto economico, ma anche nella costruzione di un modello basato sulla corresponsabilità e sulla fiducia. “Non si tratta di cure palliative per singole fragilità, ma di una vera e propria cura”, ha dichiarato, evidenziando come l’iniziativa voglia promuovere un passaggio dalla “cultura dell’io” alla “cultura del noi”.

Un concetto ribadito anche dal direttore della Caritas Italiana, don Marco Pagniello, secondo cui il microcredito rappresenta “uno strumento per educare e restituire dignità” a chi si trova in difficoltà economica.

Tuttavia, sebbene il microcredito possa fornire una boccata d’ossigeno a molte persone, la sua efficacia dipende dalla capacità di inserirlo in un quadro più ampio di misure di contrasto alla povertà. L’esperienza internazionale mostra che il microcredito ha avuto successo in contesti dove esistono altre forme di sostegno sociale e dove l’accesso ai servizi è garantito.

Il caso del Bangladesh, dove il microcredito ha preso piede grazie all’intuizione di Muhammad Yunus nel 1976, dimostra che piccoli prestiti possono trasformare le vite delle persone se inseriti in un sistema che promuove l’imprenditorialità e garantisce un contesto economico favorevole.

A livello globale, il microcredito è stato riconosciuto come uno strumento efficace per la lotta alla povertà sin dal 2005, quando le Nazioni Unite proclamarono l’Anno Internazionale del Microcredito. Da allora, il settore ha conosciuto un’evoluzione significativa, attirando anche investimenti privati e istituzionali.

In Italia, il Comitato nazionale per il microcredito, poi trasformato nell’Ente Nazionale per il Microcredito (ENM), ha contribuito alla diffusione di questa pratica, con quasi 18.000 beneficiari nel solo 2023 e un ammontare complessivo di finanziamenti superiore ai 298 milioni di euro.

Nonostante questi progressi, il microcredito non può essere considerato una soluzione unica per il contrasto alla povertà. Come sottolineato ieri dall’Alleanza contro la Povertà, servono interventi strutturali per garantire un sostegno stabile alle famiglie in difficoltà. Il ripristino di un sistema di welfare universale e selettivo, la creazione di politiche attive per il lavoro e il potenziamento dei servizi essenziali sono misure imprescindibili per arginare l’impoverimento crescente della popolazione italiana.

L’iniziativa della Caritas rappresenta un segnale importante, ma rischia di rimanere un’azione isolata se non accompagnata da una strategia di lungo periodo. Il rischio è che il microcredito diventi l’ennesimo palliativo in un sistema che continua a produrre povertà anziché contrastarla.

Un vero cambiamento richiede un impegno politico chiaro e deciso, capace di superare la logica delle misure emergenziali per costruire un futuro in cui nessuno debba trovarsi costretto a chiedere un prestito per sopravvivere.