Berlino: raddoppiato il numero dei senzatetto. Politica ferma

Ogni mattina, prima che la città si svegli davvero, decine di persone si mettono in fila davanti a una piccola lavanderia a Moabit. Portano con sé grandi sacchi di vestiti sporchi. Aspettano con calma: sanno che potranno lavarli gratuitamente.

Le lavatrici della City Mission – l’organizzazione protestante che offre servizi ai più poveri tra i poveri – hanno nomi propri, come se fossero membri della comunità: Käthe, Martin, Klara. Per molti dei presenti, quel bucato è l’unico gesto di normalità in una quotidianità fatta di strada, stazioni, rifugi temporanei. Una vita senza casa.

Oggi a Berlino si contano ufficialmente oltre 55.000 senzatetto, quasi il doppio rispetto a tre anni fa, quando erano 29.000. Secondo le previsioni del Senato di Berlino, se non si interverrà in modo strutturale, entro il 2030 il numero supererà le 85.000 unità, a cui vanno aggiunti almeno 30.000 rifugiati ancora in attesa di sistemazione. In totale, si parla di una popolazione equivalente a una città di medie dimensioni completamente priva di alloggi.

Eppure, la risposta politica appare frammentata e inadeguata. Il Senato, coalizione fra conservatori e sinistra, ha fissato come obiettivo la fine della senzatettitudine entro il 2030, ma le misure adottate finora si sono rivelate largamente insufficienti. La carenza di alloggi a prezzi accessibili è il principale ostacolo, e le politiche abitative strutturali procedono con lentezza. Tra il 2016 e oggi, gli alloggi sociali sono diminuiti da oltre 115.000 a circa 93.000, con proiezioni di ulteriore calo.

Il piano “Housing First”, che prevede la concessione di appartamenti senza condizioni per chi vive in strada, copre solo una piccola parte del bisogno reale. Anche il “Segmento protetto del mercato” – con cui si cerca di offrire alloggi a famiglie sfrattate – riesce a raggiungere solo poco più di mille nuclei l’anno. Troppo poco, a fronte di una crisi che coinvolge ormai anche lavoratori poveri, pensionati, studenti, donne sole e migranti.

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Secondo Taylan Kurt, portavoce per le politiche sociali dei Verdi alla Camera dei rappresentanti, il Senato è in ritardo cronico: “Non si tratta più di un gruppo marginale, ma di un problema sistemico che cresce ogni anno. L’obiettivo 2030 è sulla carta, ma la macchina amministrativa è ferma”. Ancora più dura è la sinistra, che accusa la giunta di non avere una strategia reale per affrontare la crisi abitativa strutturale.

Intanto, sul campo, le organizzazioni umanitarie come la City Mission raccontano un cambiamento profondo. Sempre più persone arrivano per lavare i propri vestiti, cercare un paio di scarpe, chiedere cibo. Non solo senzatetto evidenti, ma anche tanti “invisibili”: persone che vivono per settimane a casa di amici, che si spostano di notte per evitare la polizia, che vendono il proprio corpo per avere un letto. Il confine tra precarietà abitativa e senzatetto è ormai sottile.

Nel 2025, Berlino non è più soltanto una capitale creativa, accogliente e multiculturale. È anche il centro di una crisi sociale che riguarda l’intero modello urbano europeo. L’aumento degli affitti, la speculazione edilizia, l’inflazione, la fine di molti contratti stabili e la scarsità di risposte politiche stanno trasformando la città in uno spazio sempre più esclusivo, da cui i più fragili vengono sistematicamente espulsi.

Anche chi lavora nei servizi lo vede ogni giorno: sempre più persone, sempre meno risorse. La fila davanti alla lavanderia si allunga, i dormitori sono saturi, le richieste superano l’offerta. Chi è ancora dentro al sistema sociale teme di scivolare fuori. Chi è fuori sa che rientrare è quasi impossibile.

Il Senato afferma di voler garantire “un futuro dignitoso a chi è colpito dalla crisi abitativa”. Ma senza un cambio di rotta immediato e drastico, Berlino rischia di diventare la prima grande capitale europea a dover amministrare ufficialmente una piccola città di senzatetto. Un fallimento collettivo che non si potrà più nascondere dietro le statistiche.

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