Nuovi massacri in Sudan, ma non interessa a nessuno

Negli ultimi giorni, la provincia centrale di Gezira, cuore agricolo del Sudan, è diventata teatro di atrocità indicibili, perpetrate dalle forze ribelli delle Rapid Support Forces (RSF). In una regione che fino a pochi mesi fa era un rifugio sicuro per migliaia di sfollati interni, gli attacchi delle RSF hanno devastato la popolazione civile, innescando una nuova ondata di caos in un paese già dilaniato dalla guerra.

Secondo il Sudan Doctors Network, una delle principali organizzazioni mediche indipendenti del paese, il 27 dicembre scorso le RSF hanno compiuto un brutale raid nel villaggio di al-Sariha (chiamato anche al-Suhra), uccidendo almeno 124 persone. Questo massacro non è stato un evento isolato: le RSF hanno condotto attacchi simili in altri villaggi della regione di al-Kamlin, saccheggiando strutture mediche, farmacie e mercati, e prendendo in ostaggio civili.

Lo stato di Gezira, noto come il principale centro agricolo del Sudan, era inizialmente rimasto pacifico dopo l’inizio del conflitto tra le RSF e l’esercito sudanese nell’aprile 2023, che ha scatenato violenti scontri nella capitale Khartoum. Wad Madani, la capitale di Gezira, aveva accolto centinaia di migliaia di rifugiati in fuga dalla capitale, sperando di trovare sicurezza.

Tuttavia, a dicembre 2023, la città è caduta sotto il controllo delle RSF, scatenando una nuova fase di violenze. L’occupazione di Wad Madani ha paralizzato l’agricoltura, lasciando la popolazione locale senza mezzi di sostentamento e aggravando ulteriormente la carestia che sta colpendo il paese.

La crisi agricola nel Sudan, amplificata dai combattimenti, è uno dei principali fattori che sta spingendo il paese verso una catastrofe umanitaria senza precedenti. La Famine Early Warning Systems Network (FEWS NET) ha segnalato che almeno un terzo della popolazione sudanese, circa 15 milioni di persone, soffre di grave insicurezza alimentare, con zone del Darfur e del Kordofan tra le più colpite.

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Il massacro ad al-Sariha si inserisce in una vendetta in corso da parte delle RSF contro la popolazione di Gezira, dopo la diserzione del comandante RSF Abuagla Keikal, nativo della regione, che ha scelto di unirsi all’esercito sudanese. La defezione di Keikal ha dato inizio a una feroce reazione delle RSF, che hanno intensificato le loro operazioni nella sua regione d’origine, uccidendo civili e seminando il terrore.

Le parole di Clementine Nkweta-Salami, coordinatrice umanitaria delle Nazioni Unite per il Sudan, sono inequivocabili: ha accusato le RSF di stupri, saccheggi e incendi dolosi, paragonando i massacri a Gezira a quelli visti nelle altre zone di conflitto.

Il conflitto tra RSF e l’esercito sudanese ha già costretto milioni di persone alla fuga e ha trasformato vaste aree del paese in zone di guerra. Gli osservatori internazionali temono che il Sudan possa presto essere diviso in due. L’esercito sudanese, che ha recentemente ripreso il controllo di alcune aree chiave della capitale Khartoum, sembra avanzare anche nello stato di Sennar, al confine con l’Etiopia.

Tuttavia, le RSF continuano a resistere ferocemente, soprattutto nelle loro roccaforti nel Darfur. Questa prospettiva di una divisione territoriale de facto è ora una minaccia concreta, con Gezira, Sennar e gli altri stati del Nilo centrale come probabili teatri decisivi per il futuro del paese.

Con il conflitto che infuria e il paese che si spacca, la comunità internazionale continua a lanciare allarmi sulla situazione umanitaria in Sudan. L’ONU stima che oltre 5 milioni di persone siano state costrette a lasciare le loro case dall’inizio delle ostilità. Le agenzie umanitarie faticano a fornire aiuti in molte delle aree colpite dai combattimenti, e le Nazioni Unite hanno recentemente denunciato attacchi ai convogli umanitari e ai magazzini di aiuti.

Nel frattempo, le sanzioni economiche e la pressione diplomatica non sembrano aver ottenuto alcun progresso tangibile verso la pace. Il Sudan è intrappolato in un ciclo di violenza senza fine, con il paese sull’orlo del collasso totale e il suo popolo costretto a subire le conseguenze di un conflitto alimentato dalle ambizioni di potere e dalle vendette personali.

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